Cristofolini: «Il sole fa male, tutti lo sanno ma se ne fregano»
L’ex primario e presidente della Lilt. Tutto cominciò dal caso senza speranza di una giovane paziente trentina «Negli anni Settanta siamo stati i primi in Italia a fare prevenzione. Ecco come accorgersi se un neo è sospetto»
Trento. «ormai lo sanno tutti che il sole fa male, solo che purtroppo se ne fregano. un po’ come avviene per il fumo». il dottor mario cristofolini, presidente della lilt, l’appello a fare attenzione al sole l’aveva lanciato già a metà degli anni settanta quando - giovane primario - prese la guida del reparto di dermatologia all’ospedale santa chiara di trento: «in quel periodo venne a farsi visitare una ragazza diciottenne che aveva un piccolo nodulo nero sulla pelle: un mese dopo era morta e decisi che il melanoma era una patologia a cui bisognava dedicare grande attenzione».
La pelle dei trentini
Spiega Cristofolini che a livello mondiale i problemi maggiori ce li hanno gli australiani e i neozelandesi, “pallidi” discendenti del popolo inglese (in larga parte gallesi) che emigrarono in un luogo poco adatto per la loro pelle: «Non era un popolo “selezionato” per sopportare il sole» spiega l’ex primario. Problema analogo per certi americani, per i nordeuropei, ma anche per i trentini che - come abbiamo scritto nel servizio pubblicato sul Trentino in edicola ieri - appartengono in maggioranza a un fototipo debole di fronte ai raggi solari, tanto che l’incidenza del melanoma è superiore rispetto al meridione italiano.
I primi studi
Partendo dalla pelle debole dei trentini, Cristofolini studiò i tumori della pelle assieme alla dottoressa Silvia Franceschi (che ora è al centro di riferimento oncologico di Aviano) e portò in Trentino (prima provincia in Italia) le tecniche di analisi e riconoscimento dei melanomi secondo il metodo “abcde”, che si basa sulla forma, il colore, la dimensione e l’evoluzione nel tempo dei nei.
La necessità di prevenire
Nel caso dei melanomi - spiega Cristofolini - uno screening a tappeto non avrebbe utilità, ma i soggetti a rischio dovrebbero sottoporsi a controlli periodici. Di chi si tratta? «Persone che hanno avuto altri malati in famiglia, che hanno la carnagione molto chiara, che si scottano e non si abbronzano e che hanno tanti nei (la soglia di attenzione è un centinaio) e che hanno avuto scottature con la presenza di bolle da bambini. Questi soggetti se trovano una lesione dovrebbero farsi visitare da un dermatologo. Il primo allarme - racconta il presidente della Lilt - nella maggior parte dei casi arriva dal paziente che vede qualcosa di sospetto. Ma (come spieghiamo nel pezzo qui accanto, ndr) la Lilt ha chiesto aiuto anche a estetiste e parrucchiere che, con la loro attività a diretto contatto con il corpo delle persone, sono davvero in grado di salvare una vita. Già nei primi anni in cui abbiamo fatto in prevenzione in Trentino si sono visti i risultati rispetto alle regioni limitrofe».
L’eccesso di sole
Che l’esposizione al sole faccia male è un dato assodato, come anche la ricerca di sole aggiuntivo con viaggi ai Tropici fuori stagione. In realtà anche il sole di montagna può essere dannoso, in particolare quando è amplificato dai riflessi della neve, ma a differenza di quanto avviene in spiaggia è un sole che si affronta protetti dai vestiti. E oltre al sole naturale bisogna mettere in conto anche le radiazioni artificiali perché - sottolinea Cristofolini - l’arrivo dei lettini abbronzanti ha fatto aumentare del 20 per cento il numero dei melanomi.
Le buone notizie
Per chi è facile all’ansia e all’allarmismo, il dermatologo trentino ricorda che i nei sono milioni e i melanomi (sebbene in aumento) sono pochi. Altro mito da sfatare è quello che toccare un neo fa male: «Non è vero - spiega Cristofolini - togliere un neo (e nemmeno toccarlo) non porta conseguenze. Tanto che nell’attività normale su dieci nei asportati da un dermatologo, solamente uno risulta effettivamente un tumore all’esame istologico». Oltre a forma e colore conta anche la dimensione: il sospetto può sorgere quando il neo ha un diametro superiore a 5 millimetri, cioè quello di una matita. «Se sentite la necessità di un controllo - aggiunge il dottor Cristofolini - potete anche rivolgervi alle sedi provinciali della Lilt, ma si tratta di un servizio che è rivolto alle persone effettivamente a rischio, per evitare di sottrarre attenzione e risorse preziose a chi davvero ne ha bisogno». Un’altra buona notizia è che la mortalità è in diminuzione, non solo per i nuovi farmaci ma anche per la diagnosi più precoci di un tempo: «Maggiore è la conoscenza del problema, maggiore è la possibilità di prevenzione - conclude Cristofolini .