Cristofolini: «Il sole fa male, tutti lo sanno ma se ne fregano» 

L’ex primario e presidente della Lilt. Tutto cominciò dal caso senza speranza di una giovane paziente trentina «Negli anni Settanta siamo stati i primi in Italia a fare prevenzione. Ecco come accorgersi se un neo è sospetto»


Andrea Selva


Trento. «ormai lo sanno tutti che il sole fa male, solo che purtroppo se ne fregano. un po’ come avviene per il fumo». il dottor mario cristofolini, presidente della lilt, l’appello a fare attenzione al sole l’aveva lanciato già a metà degli anni settanta quando - giovane primario - prese la guida del reparto di dermatologia all’ospedale santa chiara di trento: «in quel periodo venne a farsi visitare una ragazza diciottenne che aveva un piccolo nodulo nero sulla pelle: un mese dopo era morta e decisi che il melanoma era una patologia a cui bisognava dedicare grande attenzione».

La pelle dei trentini

Spiega Cristofolini che a livello mondiale i problemi maggiori ce li hanno gli australiani e i neozelandesi, “pallidi” discendenti del popolo inglese (in larga parte gallesi) che emigrarono in un luogo poco adatto per la loro pelle: «Non era un popolo “selezionato” per sopportare il sole» spiega l’ex primario. Problema analogo per certi americani, per i nordeuropei, ma anche per i trentini che - come abbiamo scritto nel servizio pubblicato sul Trentino in edicola ieri - appartengono in maggioranza a un fototipo debole di fronte ai raggi solari, tanto che l’incidenza del melanoma è superiore rispetto al meridione italiano.

I primi studi

Partendo dalla pelle debole dei trentini, Cristofolini studiò i tumori della pelle assieme alla dottoressa Silvia Franceschi (che ora è al centro di riferimento oncologico di Aviano) e portò in Trentino (prima provincia in Italia) le tecniche di analisi e riconoscimento dei melanomi secondo il metodo “abcde”, che si basa sulla forma, il colore, la dimensione e l’evoluzione nel tempo dei nei.

La necessità di prevenire

Nel caso dei melanomi - spiega Cristofolini - uno screening a tappeto non avrebbe utilità, ma i soggetti a rischio dovrebbero sottoporsi a controlli periodici. Di chi si tratta? «Persone che hanno avuto altri malati in famiglia, che hanno la carnagione molto chiara, che si scottano e non si abbronzano e che hanno tanti nei (la soglia di attenzione è un centinaio) e che hanno avuto scottature con la presenza di bolle da bambini. Questi soggetti se trovano una lesione dovrebbero farsi visitare da un dermatologo. Il primo allarme - racconta il presidente della Lilt - nella maggior parte dei casi arriva dal paziente che vede qualcosa di sospetto. Ma (come spieghiamo nel pezzo qui accanto, ndr) la Lilt ha chiesto aiuto anche a estetiste e parrucchiere che, con la loro attività a diretto contatto con il corpo delle persone, sono davvero in grado di salvare una vita. Già nei primi anni in cui abbiamo fatto in prevenzione in Trentino si sono visti i risultati rispetto alle regioni limitrofe».

L’eccesso di sole

Che l’esposizione al sole faccia male è un dato assodato, come anche la ricerca di sole aggiuntivo con viaggi ai Tropici fuori stagione. In realtà anche il sole di montagna può essere dannoso, in particolare quando è amplificato dai riflessi della neve, ma a differenza di quanto avviene in spiaggia è un sole che si affronta protetti dai vestiti. E oltre al sole naturale bisogna mettere in conto anche le radiazioni artificiali perché - sottolinea Cristofolini - l’arrivo dei lettini abbronzanti ha fatto aumentare del 20 per cento il numero dei melanomi.

Le buone notizie

Per chi è facile all’ansia e all’allarmismo, il dermatologo trentino ricorda che i nei sono milioni e i melanomi (sebbene in aumento) sono pochi. Altro mito da sfatare è quello che toccare un neo fa male: «Non è vero - spiega Cristofolini - togliere un neo (e nemmeno toccarlo) non porta conseguenze. Tanto che nell’attività normale su dieci nei asportati da un dermatologo, solamente uno risulta effettivamente un tumore all’esame istologico». Oltre a forma e colore conta anche la dimensione: il sospetto può sorgere quando il neo ha un diametro superiore a 5 millimetri, cioè quello di una matita. «Se sentite la necessità di un controllo - aggiunge il dottor Cristofolini - potete anche rivolgervi alle sedi provinciali della Lilt, ma si tratta di un servizio che è rivolto alle persone effettivamente a rischio, per evitare di sottrarre attenzione e risorse preziose a chi davvero ne ha bisogno». Un’altra buona notizia è che la mortalità è in diminuzione, non solo per i nuovi farmaci ma anche per la diagnosi più precoci di un tempo: «Maggiore è la conoscenza del problema, maggiore è la possibilità di prevenzione - conclude Cristofolini .















Ambiente&Percorsi

Primo piano

Meteo

In arrivo una nuova fase di maltempo sull'Italia

Due impulsi perturbati sono attesi sull'Italia tra il 2 e il 5 novembre. Il primo porterà piogge fino a 60 mm, un calo delle temperature di 4-6 gradi e nevicate sull'Appennino dai 1.200 metri (Foto di repertorio)