Cosbi, la ricerca Microsoft per salute e farmaceutica

Il Centro, che oggi accoglie 25 giovani ricercatori provenienti da dieci paesi, festeggia oggi dieci anni di vita con un workshop scientifico sulla farmacologia



ROVERETO. Alzi la mano chi sa che a Rovereto, per la precisione a Sacco, opera un pezzo della Microsoft di Bill Gates. É la Cosbi, il centro di ricerca che interseca scienze della vita e informatica per servire la farmaceutica e meglio affrontare malattie come Alzheimer, diabete, morbo di Parkinson e altro ancora. Il centro di ricerca festeggia in questi giorni dieci anni di vita, ieri con un incontro con i testimoni di questa realtà e oggi con un workshop scientifico sulla farmacologia. Il centro di ricerca nacque nel 2005 in seguito ad un accordo tra Provincia, Università di Trento, Microsoft Research e Ministero dell'Istruzione e della ricerca; inizialmente con sede a Trento, nel luglio 2011 si è stabilito definitivamente al polo della Manifattura, dove si trova tuttora. La "squadra" di Cosbi è costituita attualmente da 29 persone: quattro amministrativi e 25 ricercatori di diverse discipline (biologia, informatica, matematica, ecologia, ingegneria, statistica, bioingegneria e bioinformatica) provenienti da dieci paesi diversi (Italia compresa) e di età media 32, quasi la metà sono donne. anni; presidente ne è Corrado Priami. All'avvio del centro di ricerca molte risorse venivano dal pubblico, e sono inevitabilmente calate, anche per colpa della crisi. Ora l'85% delle risorse proviene da contratti di ricerca per aziende private (il 95% estere) o progetti di ricerca. I maggiori clienti di Cosbi spiccano i nomi di Nestlé e Glaxo. «Nel complesso abbiamo movimentato 16 milioni e mezzo di euro di fondi non locali», spiega Priami. «Nei primi cinque anni di Cosbi - prosegue il presidente - abbiamo lavorato per creare nuovi metodi, linguaggi e algoritmi nel settore delle scienze della vita e dell'informatica. Complice la crisi, nei cinque anni successivi abbiamo valorizzato quanto avevamo prodotto, acquisendo fondi con contratti di ricerca per aziende farmaceutiche e alimentari». Ci sono pienamente riusciti: «Dimostra la capacità di Cosbi di aderire alla realtà, cioè al mercato, che è frutto dei bisogni che si manifestano. Si dimostra che l'Università non è chiusa nelle aule, ma connessa con la realtà», è stato il commento di Innocenzo Cipolletta, presidente dell'Ateneo. Dagli uffici, prima a Trento e poi alla Manifattura, sono usciti 450 paper scientifici, sono stati organizzati 289 seminari, 70 tesi di laurea, dottorato o master (anche internazionali). «Andiamo verso un'attenzione alla salute sempre più personalizzata - prosegue Priami - e dobbiamo fare i conti con malattie neurodegenerative, ma anche metaboliche legate all'alimentazione, ad esempio il diabete. Vogliamo mettere assieme sempre di più le tecnologie informatiche con la farmacologia e la biologia, per massimizzarne gli effetti in ambito medico e nella nutrizione, con lo scopo di aumentare la qualità della vita». A salutare i dieci anni di Cosbi ieri a Rovereto c'erano anche l'assessora provinciale alla ricerca Sara Ferrari, il direttore dell'area ricerca di Confindustria Andrea Bairati, Daron Green di Microsoft Research («Create nuova scienza, e nuovo businness», ha detto l'americano). C'era anche il rettore dell'ateneo Paolo Collini: «Cosbi è un caso straordinario, un esempio che dimostra quanto tali centri di ricerca non possono essere sostenute in eterno da fondi pubblici, ma devono acquisire autonomia trovando risorse nel privato». Hanno evidenziato la virtuosità della collaborazione pubblico privato anche Paolo Mazzalai, presidente di Confindustria, e il sindaco Andrea Miorandi. Sono arrivati un messaggio dal Ministero, e persino un telegramma di complimenti dal Presidente della Repubblica Mattarella. ©RIPRODUZIONE RISERVATA













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