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Con i Trento Thunders anche in Trentino è “Ogni maledetta domenica”

La sola squadra trentina di football milita nella serie A a 9 giocatori. Con il presidente (e giocatore) Francesco Ciaghi una rosa di 50 elementi. Grandi soddisfazioni e qualche problema con le strutture: «Ne servirebbe una più adeguata alla massima serie nazionale». Le lezioni nelle scuole trentine

di Fabio Peterlongo

TRENTO. Contusioni, lussazioni, ginocchia scricchiolanti, colpi alla testa. Caschi protettivi, spalliere, impatti granitici. Ma anche amicizia, fiducia reciproca, coraggio e solidarietà. Andare alla scoperta del mondo del football americano riserva sorprese. Influenzati dai film che raccontano la “palla ovale” (“Ogni maledetta domenica”, “Il sapore della vittoria”, “Concussion”), è facile immaginare uno sport di pura violenza. Rappresentazioni che catturano aspetti innegabili del football, ma non ne rivelano la complessità. Eppure, gli stessi giocatori dei Trento Thunders non usano giri di parole per ammorbidire la realtà: «Immagina di farti investire da una macchina che va ai sessanta all’ora. Ecco, questo è un placcaggio», ha spiegato Francesco Ciaghi, 28 anni, giocatore e presidente della società, che rappresenta l’unica squadra di football in Trentino e milita nella serie A a nove giocatori, con una rosa di circa cinquanta sportivi guidati dall’allenatore capo Vittorio Munerol. A ricoprire il duplice ruolo di giocatore e di allenatore della linea di difesa è il veterano Luca Boscia, 48 anni, purista del football senza compromessi: «È uno sport in cui se non “le dai”, le prendi. Ogni giocatore in campo deve metterci grinta, cattiveria, perché dalla sua intensità dipende la salute del compagno». E a fare questo lavoro ci pensa Alessandro Tognotti, 26 anni, studente di archeologia: «Il mio compito principale è spostare gli avversari per aprire la strada ai nostri giocatori più veloci. La mia ricompensa è la soddisfazione della squadra». Andiamo allora alla scoperta dei Trento Thunders, che dal 2011 portano il football nel capoluogo.

 

I Trento Thunders sul campo: ogni azione è puro divertimento sportivo: ecco le immagini

I giocatori della squadra di football dei Trento Thunders impegnati nelle azioni di gioco: i volti dei giocatori mentre cercano la vittoria

 

La parola ai protagonisti

Francesco Ciaghi per la squadra non si risparmia. Oltre a scendere in campo insieme ai compagni, interviene nel momento degli infortuni, essendo lui un fisioterapista professionista: «Da appena ventenne vidi una partita di football e da laureato mi presentai alla squadra dicendo: “Sono un fisioterapista, sono qui per aiutare”». Il football è uno sport esplosivo, in cui ogni azione dura cinque-dieci secondi, brevi istanti in cui attacco e difesa si fronteggiano con intensità: «Gli infortuni sono frequenti, ma non si può rimanere a terra, bisogna reagire - sottolinea Francesco - Gli infortuni capitano anche negli allenamenti ed avere un fisioterapista in campo dà serenità». Fortunatamente gli infortuni sono per lo più di modesta entità: «È capitato che un giocatore temesse di essersi rotto un pollice, ma era una lussazione, risolta con una semplice manovra - racconta Francesco - In un’altra occasione avevamo temuto una rottura del ginocchio, ma anche lì si trattò di una lussazione della rotula. Quella di prendermi cura dei miei compagni è una responsabilità che sento molto».

Luca Boscia porta in campo tenacia ed esperienza ed un’indubbia affinità con il mondo dei giovani, visto anche il lavoro che fa: «Faccio l’insegnante di matematica alle scuole medie. Il football è uno sport molto geometrico, come d’altronde molti sport americani» evidenzia Luca, precisando però che gli schemi provati in allenamento e gridati nella mischia il più delle volte restano su carta: «Sul campo conta molto l’improvvisazione e l’esperienza. Un bravo giocatore di football è come un musicista che partendo dallo spartito è poi in grado di improvvisare». Luca è un “duro e puro”, dalla filosofia di gioco poco incline ai compromessi: «Negli ultimi anni si è sviluppato presso alcuni allenatori un atteggiamento più “soft” verso questo sport - spiega Luca - Ma se devi fare un placcaggio, lo devi fare come va fatto, altrimenti rischi che il placcaggio non funzioni e che il compagno finisca per farsi male a causa della tua difesa carente. È come chiedere ad un motociclista di andare “piano” perché se cade mentre va a 300 km all’ora si fa male».

A spingere, letteralmente, la linea d’attacco dall’alto dei suoi 195 centimetri è Alessandro Tognotti: «Gioco a football dall’età di 17 anni dopo aver fatto per anni pallacanestro, poi ho provato la “palla ovale” ed ho trovato un grande gruppo ed uno sport appassionante». Alessandro sposa a pieno lo spirito della palla ovale, sottolineandone le differenze con altri sport di squadra: «Nel basket e nel calcio, tutti i giocatori hanno l’occasione per avere il loro momento di gloria, ma nel football alcuni ruoli sono di puro sacrificio in favore della squadra, un po’ come capita ai gregari nel ciclismo». E quello di Alessandro è uno di questi ruoli: «Non posso toccare la palla e non posso segnare il punto. Ma la mia soddisfazione è la pacca sulla spalla da parte del mio compagno che mi dice: “Ottimo lavoro”. Si gioca in funzione l’uno dell’altro».

 

  • Leonardo Cattoi
  • Luca Boscia
  • Bruno Boscia
  • Samuele Cristofoletti
  • Matteo Bazzanella
  • Mattheus Dambros
  • Daniele De Rigo
  • Francesco Ciaghi
  • Martin Frioli
  • Davide Lissandrini
  • Mattia Granello
  • Michele Giuliani
  • Mattia Detone
  • Alessandro Faoro
  • Sonny Margon
  • Massimo Maffezzoli
  • Massimo Micheli
  • Vittorio Munerol
  • Marco Mosaner
  • Dario Paternoster
  • Andrea Paolazzi
  • Marco Rosi
  • Mihail Pratola Sandrea
  • Davide Silvestri
  • Davide Todeschi
  • Alessandro Tognotti
  • Enrico Boschetti
  • Kevin Caicedo
  • Christian Opris
  • Simone Centonze
  • Federico Pilara
  • Davide Boscia
  • Matteo Bazzoni
  • Vincenzo Galliani
  • Miguel Hoyo
  • Cristian Solai
  • Roberto Scardia
  • Jalil Idba Abdel
  • Umberto Vaiana
  • Alessandro Tognotti
  • Francesco Perri

I giocatori e il tecnico dei Trento Thunders: "Ogni maledetta domenica"

La squadra dei Trento Thunders che milita nel massimo campionato nazionale di football a nove giocatori: è l'unica realtà presente in Trentino

 

Il campionato di serie A 

I Trento Thunders militano nella serie A a nove giocatori, anziché undici come avviene nel football “maggiore”. Francesco Ciaghi spiega come il numero ridotto consenta di trovare i giocatori con più facilità: «È un elemento che agevola le realtà minori come quella trentina. Bisogna pensare che servono nove giocatori in linea d’attacco, altri nove nella linea di difesa ed altrettante riserve».

 

I problemi di spazio da risolvere

Poi c’è il limite delle strutture a disposizione. I Thunders giocano nel campo in erba sintetica di via Ghiaie, in origine pensato per i “cugini” del rugby: «È un campo che va benissimo, ma mancano le linee che indicano le iarde e questo compromette in parte la lettura tattica del campo - evidenzia Francesco - eppure militiamo in un campionato nazionale, servirebbe una struttura adeguata».

 

Alla ricerca di nuovi sponsor

Esigenza di spazi, ma non solo. A prima vista quei caschi sembrano costosi, come suggeriscono gli ammortizzatori iper-tecnologici interni alla calotta, necessari per proteggere la scatola cranica dagli urti. L’impressione viene confermata dalle cifre snocciolate da Francesco: «Per equipaggiare un giocatore, un buon casco e una buona spalliera costano almeno 300 euro, se poi aggiungiamo le scarpe da football si arriva fino a 500 euro. Ma la nostra società riesce a garantire a tutti i giocatori l’adeguata attrezzatura. Certo, qualche sponsor in più non guasterebbe, ma il nostro è uno sport ignorato».

 

Nelle scuole trentine

Anche la scuola trentina sembra aver compreso il potenziale persino didattico di questo sport, visto che sono gli stessi Thunders a portarne nelle classi una versione più morbida: «Nelle scuole superiori portiamo il flag-football, il football senza contatto che per quanto sia diverso dal “nostro” football consente di apprendere i movimenti essenziali del gioco, senza nemmeno una spesa cospicua per l’attrezzatura», ha sottolineato Francesco, che lancia un nuovo obiettivo: «Vogliamo rilanciare la nostra collaborazione con le scuole interrotta a causa covid e magari arrivare così a creare una giovanile». Insomma, ridurre il football ad una disciplina di pura forza sarebbe una grossolana semplificazione, come precisa Alessandro Tognotti: «Quando i coetanei vengono a sapere che faccio football, la reazione spesso è: “Grandioso, allora spacchi tutto!”. Ma è una risposta dovuta all’ignoranza di questo sport. È vero, c’è la violenza, ma è incanalata. E molti non sospettano quanto si debba studiare a casa, ci sono gli schemi da memorizzare per arrivare pronti ad allenamento».

 

Una scuola di vita

«È lo sport di squadra più completo che c’è - conferma Francesco - Coinvolge sia le gambe che la parte alta del corpo, è uno dei pochi sport che fa lavorare tutto il corpo. Inoltre richiede testa e cuore. È uno sport aperto a tutti perché a seconda delle caratteristiche fisiche ci sono i vari ruoli, per forza, massa e agilità». E più di ogni cosa è una scuola di vita, come sottolinea il decano Luca Boscia: «Negli anni ho allenato molti giovani ed è vero che alcuni vengono a provare perché sono attirati solo da caschi e spalliere, ma poi mollano». Ma se questi abbandonano, c’è anche chi se ne innamora: «Lo considero una scuola di vita - riflette Luca - È uno sport di squadra in cui dipendi totalmente dal tuo compagno perché se lui è capace di proteggerti eviti di farti anche molto male. Ti devi fidare del tuo compagno. Il football ti insegna a vivere, ti fa resistere e reagire alle spallate che dà la vita».