Borgonovo si muove, parte il congresso

Sabato incontro pubblico con l’ex assessora, Civico, Plotegher e Nicoletti. La maggioranza (divisa) non trova un candidato


di Chiara Bert


TRENTO. Comincia il congresso in casa Pd. Così almeno viene letta l’iniziativa di sabato prossimo a Piedicastello, alla quale parteciperanno i consiglieri provinciali Donata Borgonovo Re, Mattia Civico e Violetta Plotegher e il deputato Michele Nicoletti. La vecchia “area kessleriana” del partito, l’unica rimasta in piedi come area organizzata (posto che naturalmente nessuno dei suoi rappresentanti pronuncerebbe mai la parola “corrente”). A promuovere l’incontro (ore 9.15, sala della circoscrizione di via Verruca) è l’associazione Demo, che fa riferimento a Mattia Civico, e l’invito è già una presa di posizione rispetto all’attuale linea politica del partito: «Il nostro Pd, la casa politica che abbiamo contribuito a far nascere e nella quale continuiamo ad agire, mostra fragilità e distrazione rispetto alle molte urgenze di oggi».

In pochi pensano che l’uscita di Piedicastello possa già essere l’occasione per annunciare la candidatura alla segreteria dell’ex assessora alla sanità Donata Borgonovo Re. I tempi appaiono prematuri rispetto a un congresso che - viste le regole che dal nazionale difficilmente arriveranno prima di marzo - si svolgerà la prossima primavera. E comunque dopo i congressi degli alleati di Upt (23 gennaio) e Patt (13 marzo).

Ma è un dato di fatto che l’area Borgonovo-Civico-Plotegher è in campo. Lo si è visto chiaramente nelle ultime settimane, in cui i toni del confronto sulla legge finanziaria e sulla delicata partita della sanità (ora gestita dall’assessore Pd Luca Zeni) si sono drammaticamente alzati.

Borgonovo Re, defenestrata a fine luglio dalla giunta per la sua posizione sui punti nascita di valle e contro la conferma di Flor all’Azienda sanitaria, da mesi si muove attivamente sul territorio, incontrando quella base che nel 2013 la mandò in consiglio forte di 10 mila preferenze. Se candidatura alla segreteria sarà, tutti scommettono, sarà la sua. Anche perché Borgonovo non è una da tirarsi indietro e lo dimostra la linea dura tenuta nelle ultime settimane contro il suo «ex amico» Zeni: in commissione ha votato con le minoranze contro una norma sulle Rsa, e ha bollato come «demenziale e pericolosa» la riorganizzazione dei servizi ospedalieri messa in campo dall’assessore e dall’Azienda. Tanto che il segretario del Pd Sergio Barbacovi e il capogruppo Alessio Manica hanno richiamato ufficialmente i consiglieri del gruppo a una linea di chiarezza. E per oggi è convocata una riunione ad hoc del coordinamento.

Ancora una volta il gruppo provinciale si ritrova profondamente diviso sulle scelte della giunta Rossi, una spaccatura che inevitabilmente si rifletterà sul congresso. Dove quella che, sul piano dei numeri, è la minoranza interna del partito, appare più compatta e pronta ad uscire allo scoperto. Mentre la maggioranza filo-governativa, quella parte di Pd che vede come fumo negli occhi l’ipotesi di ritrovarsi con Borgonovo Re segretaria del partito, si presenta spaccata al suo interno, bloccata da rapporti personali mai recuperati (come quello tra il vicepresidente Alessandro Olivi e Zeni), sfiducia e veti contrapposti. Senza più una figura capace di unire come è stato per anni Alberto Pacher, incapace fin qui di mettere in campo una proposta unitaria e di individuare un candidato segretario. Ha messo timidamente fuori la faccia la consigliera provinciale Lucia Maestri, ma la reazione non è stata calorosa. Torna ciclicamente a circolare il nome dell’assessore comunale di Trento Italo Gilmozzi, già traghettatore dopo le dimissioni di Nicoletti. Si cerca un profilo istituzionale, meglio un amministratore sufficientemente noto che sappia dialogare con i circoli e la base.

Tenendo conto che le nuove regole che il Pd sta elaborando a livello nazionale, annunciate lo scorso ottobre a Trento dal vicesegretario Lorenzo Guerini, cambieranno lo scenario rispetto a due anni fa: basta primarie aperte come fu al congresso di Robol-Scalfi-Filippi, a votare il segretario saranno gli iscritti. Sono loro che andranno convinti.

Ma i big per ora non si parlano. Olivi, che dai tempi della Leopoldina sembrava voler guidare il partito, è bloccato dallo Statuto nazionale che vieta agli assessori provinciali di fare il segretario, e in molti gli imputano oggi un tergiversare che tiene in stallo il Pd. Un ruolo lo giocherà anche il senatore Giorgio Tonini, il leader dei renziani che all’ultimo congresso si saldarono con l’area di Civico e Nicoletti a sostegno di Elisa Filippi.

Un dato è certo: la tregua della segreteria Barbacovi, se mai c’è stata, è durata lo sprazzo delle vacanze estive e oggi è morta e sepolta. Il congresso - che decreterà un Pd trentino più di lotta o più di governo - è cominciato. Resta da capire chi saranno i protagonisti.

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