segnali di crisi

Adozioni, le coppie si allontanano

A preoccupare è soprattutto il calo delle dichiarazioni di disponibilità: dalle 81 del 2007 alle 48 del 2013


di Luca Marognoli


TRENTO. Calano le adozioni negli ultimi due anni in Trentino, seppure in un contesto che dal 2000 in poi è stato altalenante. Ma il dato più preoccupante, in chiave futura, è la diminuita disponibilità delle coppie ad adottare: 48 nel 2013 contro le 81 del 2007. Un segnale che è possibile ascrivere in parte alla crisi (le adozioni internazionali costano dai 12 ai 15 mila euro) e in parte all’aumento della domanda di adozioni interna ai Paesi di origine, che “lasciano” a quelli stranieri bambini più grandi, con maggiori problemi di salute e i gruppi di fratelli (più onerosi da allevare). Con un’incognita che pesa molto sui prossimi anni: l’aumento delle coppie che si affidano alla procreazione assistita e, ora, l’“apertura” all’eterologa, che farà senz’altro concorrenza alle adozioni. Ma partiamo dai dati, fornitici da Maria Grazia Pensabene, funzionaria referente per le adozioni in provincia di Trento e componente dell’Ufficio Centro per l’infanzia di via Coni Zugna.

Stranieri e italiani. Va subito chiarito che le adozioni nazionali hanno numeri bassi, ma questo fenomeno «non va inteso in maniera negativa», dice la funzionaria, essendo legato ai «numerosissimi interventi di supporto alle genitorialità fragili, tra i quali l’affidamento familiare», che preserva il rapporto del minore con la famiglia di origine. Dal novembre 2000 (a far data quindi dalla nuova normativa) al dicembre 2013 (i dati del 2014 non sono ancora disponibili) i nuovi entrati in Trentino sono stati 473, dei quali 297 sono giunti dal 2007 in poi. Il peso delle adozioni internazionali è preponderante: 254 bambini, contro i 43 italiani. La fonte sono i servizi socioassistenziali, i cui dati sostanzialmente coincidono con quelli della Cai, la Commissione per le adozioni internazionali.

Il trend. L’andamento negli anni è stato il seguente: 42 nel 2007, 40 nel 2008, 37 nel 2009, 42 nel 2010, 65 nel 2011, 35 nel 2012 e 36 nel 2013. Gli italiani sono stati 7 nelle annate 2007, 2008, 2009 e 2011, 4 nel 2010, 5 nel 2012 e 6 nel 2013. «La crisi economica ha sicuramente il suo peso», spiega Pensabene, e ciò si nota soprattutto su scala nazionale, dove le adozioni internazionali, che nel 2010 avevano raggiunto il picco di 4.130, sono scese nel 2011 a 4.022, nel 2012 a 3.106 e nel 2013 a 2.825.

Età e salute. Merita una riflessione anche il fattore età. «Contrariamente al livello nazionale - commenta la funzionaria - in Trentino la fascia dei bimbi piccoli è aumentata»: dal 2007 al 2013 gli under 5 sono stati 200 (28 nel 2013 e 26 nel 2012), quelli tra i 6 e gli 11 anni 92 e quelli tra i 12 e i 17 solo 5. «Alcuni di loro però sono a rischio sanitario, il che non vuol dire che la malattia sussista ma che esistono delle possibilità che si manifesti». C’è poi un aumento delle fratrie adottate contemporaneamente, che si concentrano nella fascia 12-17. Anche questo dato è la conseguenza dello sviluppo delle politiche di contrasto alla povertà, di sostegno alla genitorialità fragile (con gli affidi familiari) e delle azioni per favorire le adozioni nazionali in quei Paesi. Anche se non va a favore dei potenziali genitori adottivi italiani (siamo il secondo Paese come numeri assoluti dopo gli Stati Uniti e questo ci fa senz’altro onore), questa situazione è auspicabile perché testimonia «il realizzarsi del principio della sussidiarietà dell’adozione internazionale sancito dalla Convenzione dell’Aja del 1993».

Provenienza. Anche sull’origine dei bambini il Trentino si distingue dal resto d’Italia. Da noi prevalgono gli asiatici (33,5%), davanti a europei (28,7%), latino-americani (27,1%) e africani (10,6%, anche se nel 2014 sono giunti molti bambini etiopi); in ambito nazionale gli europei (48%) spiccano su africani (20%), americani (19%) e asiatici (13%).

Distribuzione territoriale. Le adozioni si concentrano in Valle dell’Adige (117) e Vallagarina (62), davanti alla Valsugana (46) dove c’è una solida tradizione legata agli “Amici Trentini onlus”, primo ente specializzato nato in provincia.













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