«Ricomporre i conflitti, anche in città» 

Il sindaco Valduga si appella al voto a Maria Ausiliatrice: siamo luogo di accoglienza ma serve rispetto dei bisogni di tutti



ROVERETO. Per la prima volta in 315 anni, è stata una donna, suor Caterina, a leggere il rinnovo del voto fatto dalla città a Maria Ausiliatrice, perché la risparmiasse dalle truppe napoleoniche ormai prossime. Le truppe si fermarono (non entrarono in città, ma curiosamente sull’Arc de Triomphe a Parigi Rovereto risulta tra le città conquistate) e da allora, ogni 5 agosto la città festeggia l’evento con una grande processione che reca la statua della Madonna nelle vie del centro per poi riportarla all’arcipretale di San Marco. Malgrado le temperature africane (ieri i termometri sono andati oltre i 34 gradi, con un’umidità notevole) fossero tutt’altro che favorevoli, la partecipazione è stata numerosissima e sentita. In testa, la banda musicale seguita dagli Schützen in costume, poi i sacerdoti e gli scout dell’Agesci con la statua di Maria Ausiliatrice in spalla, il sindaco Franceswco Valduga e la giunta, buona parte dei consiglieri comunali e centinaia di cittadini, che hanno partecipato alla cerimonia accompagnandola fino in chiesa, mentre lungo via della Terra operai del comune e volontari di varie associazioni, come i sardi del circolo culturale Maria Carta, si davano da fare per allestire una gigantesca tavolata per la cena comunitaria post cerimonia religiosa. Dopo suoer caterina ha preso la parola il sindaco Valduga, il quale ha osservato come malgrado l’intercessione di Maria Ausiliatrice di315 anni fa, «Rovereto ha comunque vissuto orrori delle due guerre mondiali» e ha citato Ungaretti: la guerra è strazio di cuori prima che strazio di muri. Tuttavia la città ha saputo creare luoghi simbolo per la pace, come la Campana dei Caduti. Rovereto, ha aggiunto Valduga, «è anche città dell'accoglienza, ma prima di aprirsi all'altro dobbiamo ricomporre i conflitti all’interno della nostra comunità». Serve dunque «rispetto dei bisogni e delle necessità di ognuno, dobbiamo costruire una vita sociale sana» e ha elogiato la comunità cattolica per essere a fianco di quella civile in questo cammino. Da rtituale, Valduga ha consegnato al decano don Sergio Nicolli il cero votivo, che il sindaco ha poi acceso.

Quella del 5 agosto, ha spiegato don Nicolli, è «l’occasione in cui la comunità civile ed ecclesiale si incontrano. La fiamma del cero è esile ma viva, e ci ricorda che il nostro impegno non è solo da pregare per la comunità cristiana ma per chi si impegna nel bene comune, a qualsiasi fede politica o religiosa si appartenga».

Dopo la cerimonia religiosa è stato il momento della sobria cena comunitaria, con un piatto di minestra per tutti al lunghissimo tavolo allestito lungo le vie della Terra e Rialto.

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