Le “Voci” del villaggio raccolte da Morelli 

Il libro. Stanno per essere pubblicate le 100 poesie scritte nella sua casa di Canezza durante  il lockdown. Raccontano vizi e virtù di uomini e donne di una piccola comunità nel cuore delle Alpi


ROBERTO GEROLA


Pergiine.Claudio Morelli non finisce di stupire con le sue poesie, i suoi racconti, i suoi ritratti. Riesce a percepire il mondo che lo circonda, lo assimila, lo interpreta. Lo traduce con le sue parole, le sue impressioni, i suoi sentimenti, il suo amore per la terra in cui vive. Stavolta, al pubblico di fedelissimi lettori propone “Voci”. Sono 100 poesie, sono personaggi che vivono nel mondo reale, che ci circondano, ma evidentemente sono immaginari pur nella realtà di quanto affermano, di come agiscono. Persone comuni di cui il mondo è pieno. Citarli tutti è un problema, appunto sono 100.

Gente di montagna

Solo qualche esempio: la vedova, il beone, l’avaro. Personaggi soprattutto negativi, ma anche persone con i lati buoni, i “virtuosi”, gli onesti, quelli che lavorano, quelli che mettono davanti a tutto il bene comune senza egoismi, protagonismi. Di tutto insomma, di tutto nei 100, di tutto nelle “Voci” con il sottotitolo ”Da un villaggio delle Alpi”. E qui riaffiora appunto l’amore e l’interesse per l propria terra, il villaggio alpino, fatto di orti, corsi d’acqua, relazioni con la gente, di vita quotidiana. Tutto quanto lo circonda viene tradotto in “coscienze allo specchio” dove ogni racconta le proprie storie, il proprio essere, quasi una confessione stando davanti allo “specchio”. E Claudio Morelli riesce ancora una volta a cogliere tutto questo con la sua solita enorme capacità di comunicare.

I sogni nell’emergenza

Claudio Morelli, poeta, scrittore, commediografo e novelliere particolarmente prolifico, ma senza perdere mai di vista la concretezza, la capacita di farsi comprendere, senza tediare il lettore. Vive a Canezza, circondato da quel mondo che ama tanto.

Lettore accanito di saggi, poesie, letteratura, l’idea di “raccontare” queste 100 voci nasce molto prosaicamente dalla clausura dell’emergenza sanitaria, ma evidentemente anche, o meglio, soprattutto da una preparazione interiore che lo porta ad esprimersi attraverso queste sue opere. Per l’occasione si richiama all’opera del poeta statunitense Edgard Lee Master (1868-1950) che negli anni della Grande Guerra pubblicò sul “Mirror” di St. Loius una serie di epitaffi poi raccolti nell’Antologia di Spoon River, un classico nel quale il poeta s’immagina di dialogare nel cimitero del paesino di Spoon River con i defunti, che gli raccontano le loro storie. Invece, con Claudio Morelli si assiste a una carrellata di personaggi, che, con poche eccezioni, vivono appunto nella nostra società. Sono personaggi con pseudonimi creati dalla fantasia del “sognatore” Claudio Morelli.

Il racconto di se stesso

Ma, nel finale, è lui stesso “protagonista”. Diventa poeta confessore: ha attraversato i gironi infernale e le cornici del Purgatorio, ha ascoltato appunto i personaggi che incarnano vizi e debolezze umane, ma appunto anche virtù. Claudio Morelli diventa protagonista perché si rispecchia nelle virtù e nei difetti degli interlocutori, nelle loro incoerenze contraddizioni, nelle loro complessità. Da ognuno riesce a prendere qualcosa, recependone l’essenza.

Tutto da leggere insomma, come del resto lo sono stati sempre anche i precedenti lavori. Tutti hanno lasciato qualcosa nel lettore che va ben oltre il piacere del suo stile, chiaro, semplice, comprensibile

“Voci” trova una curiosità per altro assai piacevole: i cento volti sono opera di Guido Paoli: volti inventati per altro che tuttavia esprimono proprio quei sentimenti dei quali ciascuno è animato.

La pubblicazione è in confezionamento avanzato. Uscirà quanto prima per i tipi di PubliStampa Edizioni di Pergine.

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