Personaggi / Il ricordo

Bruno Lunz, il genio di un artista contadino

Dieci anni fa ci lasciava lo scultore. Ha lasciato a San Vito il grande Cristo



PERGINE. Dieci anni orsono veniva a mancare Bruno Lunz, il grande artista scultore del legno, e custode della storia e delle tradizioni del Trentino dei nostri piccoli paesi, dei pregi e difetti, che aveva saputo immortalare magistralmente con i suoi moltissimi pannelli e statue scolpiti nel legno nell’arco dei 30 anni della sua molto proficua attività di scultore.

Era nato in un maso di Castagnè San Vito di Pergine, “Mas dei Lunzi”, nel 1924, e lì ha vissuto per oltre 40 anni. Un maso che nei mesi invernali non era raggiungibile con nessuna macchina, ma solo a piedi.

“Uno scultore contadino” come lui amava definirsi e non a caso, in quanto fin agli anni sessanta sosteneva la sua famiglia con i prodotti della terra: prima le castagne e poi i lamponi.

Aveva una bella famiglia: la moglie Erina, una grande donna, e 4 figli da allevare. La miseria era nera, e aveva trovato - fra i primi nel perginese – nella coltivazione dei lamponi una interessante fonte di reddito per integrare le misere entrate della campagna. La vendita avveniva lungo il lago di Caldonazzo, nei bei cestini artigianali in legno fatti da Bruno durante i lunghi inverni. Ad un certo punto si accorse che i turisti acquistavano il cestino di lamponi più per l’involucro che per i frutti contenuti, scoprendo così la possibilità di sviluppare la sua vena artistica.

D’altro canto, fin da bambino, la sua passione era quella di intagliare il legno. Bruno cominciò a scolpire oggetti di legno sempre più raffinati: uscivano dalle sue mani ma ancor prima dalla sua fertile immaginazione. Le prime sgorbie se le era ricavate dalle vecchie falci, e poi Emanuele “Lele” Zamboni di Vigolo Vattaro, gli regalò le prime sgorbie vere. Ma ciò che colpiva del Lunz, era la genuinità dell’ispirazione, spesso non senza arguzia e goliardia, come hanno ricordato in occasione della cerimonia della ricorrenza e della presentazione della mostra il prof. Pietro Marsilli e Carlo Bridi, che fu il primo a scoprire il genio di questo grande scultore che poi divenne famoso a livello nazionale.

La sua vena poetica e critica dei costumi della seconda metà del secolo scorso la sprigionava prima nello scolpire e poi nel presentare le sue opere.

Partito dalla realizzazione di porta vasi di ogni dimensione per arrivare con la sua vena artistica a scolpire delle “dalmedre”, gli zoccoli interamente di legno, di ogni dimensione come porta fiori. Negli anni settanta non c’era evento agricolo di un certo rilievo che non vedesse la presenza del grande artista, che per l’occasione scolpiva un’opera a tema. Egli, meglio di ogni altro, sapeva interpretare i fatti e le tradizioni di un tempo, da quelle di famiglia con i filò, a quelli della campagna, a quelli delle professioni. La sua grande fede lo portò a sviluppare la sua sensibilità artistica nel filone religioso. Come non ricordare il grande Cristo nella piazza di San Vito, del quale si celebra il trentennale. Una statua nata da un tronco di castagno e alta 12,25 metri, che Bruno donò al gruppo alpini di Castagnè. Ora l’opera è stata restaurata e protetta per il trentennale dalla sua inaugurazione. Ma anche tanti crocifissi di piccole dimensioni con finiture che lasciano veramente senza fiato, per non parlare dei numerosi presepi scolpiti nei tronchi. Anche la sua nuova casa a San Vito, è una vera opera d’arte, dove le imposte, le porte, e il mobilio sono tutti dei pezzi unici usciti dal suo genio artistico.

















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