«Amnu mi fa pagare i rifiuti per i giorni del lockdown» 

Il caso. Marco Libardi, gestore del Bar Al Parco di Levico Terme: «Devo versare 1.200 euro di tariffa fissa per 7 mesi, ma per 2 sono stato obbligato a tenere chiuso il mio locale»


Franco Zadra


Pergine. «L'ordinanza provinciale del 3 aprile 2020 ha sospeso l'emissione delle fatture per la tariffa rifiuti fino al 31 luglio 2020. Per tale motivo la fattura che ha ricevuto è stata calcolata per il periodo dal 1° gennaio al 31 luglio 2020 (7 mesi), anziché, come di consuetudine, per un periodo di 4 mesi; questo il motivo per cui gli importi della fattura risultano diversi dai valori consueti». Questa la comunicazione di Amnu giunta da poco alle attività commerciali fornita dall’azienda, a corredo della fattura che non tiene conto del periodo, dal 11 marzo al 18 maggio, di “chiusura forzata” durante i quali bar e ristoranti, non hanno potuto produrre immondizia.

«Una richiesta indecente – dice Marco Libardi, titolare del Bar ristorante Al Parco di Levico Terme -. Pazienza che mi facciano pagare i periodi che ho tenuto chiuso per mia scelta, ma dover pagare due mesi di tassa fissa dove neppure Amnu ha potuto di fatto svolgere il servizio, mi pare incomprensibile e ingiusto».

Calcolatrice alla mano, tra tassa fissa e spazzamento strade per i 7 mesi conteggiati, Libardi deve ad Amnu 1.200 euro circa, Iva compresa, in teoria sono quindi 350 euro che Libardi pensa di dover pagare “ingiustamente”, anche riportando casi noti di amministrazioni comunali, come Frassilongo, che, applicando il Decreto legge del 17 marzo 2020 che prevede «Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da Covid-19», hanno potuto decurtare dalla tariffa fissa il periodo di chiusura forzata, applicata in quel caso al ristorante di proprietà comunale. «Dipende molto – dice Bruno Groff, sindaco di Frassilongo – dalla sensibilità delle amministrazioni».

«La parte fissa della tariffa – dice il presidente di Amnu, Alessandro Dolfi - è dovuta (per legge) anche per il periodo di chiusura conseguente al lockdown. Essa è, infatti, legata a costi fissi quali ammortamenti, spese generali e amministrative che non hanno a che fare con le quantità di rifiuto prodotta. La parte variabile della tariffa invece è direttamente legata alla quantità dei rifiuti prodotti e, sul nostro territorio, viene misurata all’atto dello svuotamento dei contenitori del secco residuo. Quindi le attività chiuse, non avendo prodotto rifiuti, non dovranno pagare nulla. Per quanto riguarda i litri di rifiuto che vengono comunque fatturati (litri minimi), si ricorda che tale quantità è irrisoria per le attività economiche e che corrisponde a 12 svuotamenti del contenitore in dotazione scelto autonomamente dalla singola utenza che può optare tra volumetrie che vanno dai 15 ai 1.100 litri. In ogni caso, il numero degli svuotamenti minimi verrà ridotto, nel conguaglio di fine anno, in misura proporzionale al periodo di chiusura obbligatoria».













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