UNIVERSITA’

In Trentino solo un ragazzo su tre va all’università. La Uil: “E la Provincia ha tagliato le borse di studio”

Veneto e Friuli sono oltre il 45%. Il segretario Alotti chiede all’assessore Bisesti cosa intenda fare per evitare di compromettere il sistema universitario trentino



TRENTO. Pochi gli studenti trentini che proseguono gli studi. E la Provincia cosa fa? Lo chiede Walter Alotti, segretario della Uil del Trentino.

“Se si accompagna l’equazione “Meno figli, meno giovani, meno studenti, meno università” in una spirale di ulteriori “minus” come “meno soldi” e “meno coraggio” (ad esempio di lasciare la propria città per studio in piena emergenza sanitaria) si capisce perché anche il Trentino – stando agli organizzatori del Salone dello Studente – si piazza molto male in termini di percentuale di studenti che proseguono gli studi dopo il diploma”, scrive Alotti.

Poi cita i dati: “Solo il 34,2% degli studenti trentini, infatti, frequenta l’università, contro il 46,1% del Friuli Venezia Giulia, il 45,6% del Veneto e così via. Il calo quindi, seppur generale, si può considerare endemico laddove tutti questi “meno” non fanno risultare, come in matematica, un “più”, precisamente un maggiore sostegno”.

“I tagli degli ultimi anni alle borse di studio, perciò, a meno che non si trasformino – come vorrebbe l’ex giunta Rossi – nel lungimirante strumento del Piano di accumulo, che però sembra soffrire di seri problemi di adesione, o almeno di trasparenza, visto che non ci pervengono ancora dati rassicuranti sulla sua funzionalità dopo i primi scoraggianti segnali. Questi tagli, dicevamo, rischiano di compromettere ulteriormente il tanto apprezzato sistema universitario trentino”.

“Come abbiamo spesso affermato, per la Uil il Piano di accumulo lascia intravedere il rischio di tagliare fuori chi, comprensibilmente, non ha ancora le idee chiare sul proprio futuro e, ancor più, le famiglie meno benestanti, costrette oggi a mettere mano al portafogli per tante altre politiche pubbliche, dalla sanità ai servizi sociali (è rivolto, infatti, a chi versa almeno 50 euro al mese dall’inizio delle scuole superiori)”.

“Ci sbagliamo? Ne saremmo lieti, ma andrà dimostrato”, riflette Alotti. “Quante famiglie vi hanno aderito? Quanto è costato e a quanto ammonta il montante dell’accumulo? E l’assessore Bisesti ha sott’occhio la situazione o pensa a qualche piano alternativo? A quanto ammontano le risorse investite nell’istruzione accademica dei nostri giovani?”













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