l’ordinanza

In Trentino nidi e asili aperti per i figli degli operatori sanitari

La decisione di Fugatti: per loro gruppi stabili di massimo 4 bambini

TRENTO. Asili nido e scuole materne aperte per i figli degli operatori sanitari in servizio in strutture pubbliche e private e anche nelle Rsa. E questo anche in “zona rossa”. Così è stato deciso dal presidente Fugatti nell’ordinanza che ha firmato oggi sabato 13 marzo

E quindi “esclusivamente per i servizi socio educativi della prima infanzia, servizi di conciliazione per la prima infanzia in fascia zero - tre anni e attività delle scuole dell’infanzia è possibile svolgere attività in presenza anche in favore dei figli/minori in affido di operatori sanitari in servizio in strutture sanitarie pubbliche e private, nonché nelle Rsa, come comprovato dagli interessati circa la loro qualifica di operatori sanitari in dette strutture da apposita autocertificazione. Per questi bambini e per quelli con bisogni educativi speciali le attività in presenza possono essere organizzate in gruppi stabili di massimo quattro bambini di gruppi/sezione anche diversi, laddove necessario per garantire l’inclusione scolastica/educativa.

Una decisione destinata a provocare reazioni come quella di Andrea Cipolla che interviene sul tema con una lettera. “Caro Presidente Fugatti e Ass.re Bisesti, leggevo la vostra ultima ordinanza del 13 Marzo 2021, Prot. n. A001/2021/ 178151 Ordinanza n. 67 dove, nel punto 4 e 5, è prevista l’apertura della scuola per l’infanzia per figli dei lavoratori (tutti) che svolgono l’attività come Socio Sanitario.

È vero, quest’ultimo anno è stato un anno devastante per loro e vorrei ringraziarli per il duro lavoro che stanno svolgendo e mi lasci anche dire personalmente, che sono davvero contento del Servizio Sanitario Provinciale. Ma torniamo ai punti 4 e 5 della sua Ordinanza del 13 Marzo 2021.

Come dicevo, questa pandemia ha fatto vivere un anno particolare a tutta la popolazione italiana, ma questa sua nuova Ordinanza proprio non ci voleva e non perché non rispetto il lavoro Socio Sanitario, ma proprio perché lei sta denigrando tutte le altre categorie di lavoratori.

Chi lavora in un supermercato non ha figli? I lavoratori di tutte le attività essenziali che resteranno aperte, non hanno figli? Tutti i lavori sono importanti, anche quello delle insegnanti e forse anche loro, le insegnanti delle scuole materne, hanno dei bambini da dover accudire in questo periodo di grande crisi con le scuole chiuse.

Ma non vengono meno gli altri lavoratori, tutti, che ad oggi si stanno organizzando su come potrebbero gestire la Dad e come poter organizzare i propri figli che saranno lasciati a casa (forse soli) per poter effettuare le video lezioni. Si perché quei genitori, forse operai, forse proprietari di attività che possono restare aperte nel periodo del lockdown, dovranno organizzarsi lo sa?

Anche io sono un genitore, ma non sono un genitore di serie B, cosa che lei è la sua Giunta state facendo passare agli occhi di tutti. Cosa pensate che per tutte le altre categorie di lavoratori, non ci siamo momenti pesanti o stressanti?

Lo sport per i nostri figli è praticamente vietato, se non alcune ma poche categorie, bisogna avere mille attenzioni con i propri figli, gli è stata tolta praticamente la socializzazione quasi in tutto, non possono toccarsi, stare vicino, quando c’è un compleanno tanti genitori non sanno se festeggiare il compleanno del proprio figlio per paura dei contagi, altri genitori che non mandano i ragazzi al compleanno del loro compagno di classe e tutto quello che già conosciamo, di questo cosa ne pensa?

Non è un sacrificio enorme per i nostri figli e per noi genitori? Voglio essere molto diretto con lei e chiederle: Perché denigrate le altre categorie di lavoratori? Cosa pensate di dimostrare? Con le vostre dirette tv state dimostrando di dire e fare tutto il contrario di tutto, mentre poi alla fine chi sta mettendo le regole chiare nella nostra Provincia Autonoma di Trento, è il Governo centrale. Sicuramente non sarà la mia lettera a farle cambiare idea, ma sono convinto che i lavoratori tanti e non tutti, vorrebbero ringraziarla e ricordarle che non siamo lavoratori di serie B", conclude Cipolla nella lettera.