L'intervista

«Il mio ospite indesiderato? Lotto per tenerlo ai margini» 

La testimonianza di Michele Bolognini. «Quando smetterà di passeggiare per il mio corpo festeggerò i 45 anni. Ho alle spalle due operazioni e chemioterapia. Ho imparato ad accettare il mio nuovo corpo ma anche a piangere»


Massimiliano Bona


BOLZANO. «Leggere la testimonianza di Gianluca Vialli sul suo “ospite indesiderato“ mi ha ispirato: anch’io lo combatto da due anni. È qualcosa che hai dentro di te, non sai se andrà via ma lotti ogni singolo giorno per tenerlo il più possibile ai margini della tua vita»: a parlare è Michele Bolognini, giornalista di lungo corso in Provincia, voce e penna dell’hockey azzurro e biancorosso. La sua esistenza, da quando gli hanno scoperto un sarcoma agli inizi del 2020 è cambiata, al pari del suo corpo ma ha scelto di non mollare. Mai. Per i due figli, Simon e Nicolò, per la moglie Daniela, per sua mamma e sua sorella.

Partiamo dal presente, come si sente?

Deciso a combattere ma non mi sento un eroe. A giorni finirò il nono ciclo di chemioterapia (più due di radioterapia e due operazioni a Firenze ndr) e non riesco a saltare i fossi per lungo o a giocare a hockey come un tempo ma ci sono. Voglio esserci.

Quando ha scoperto di avere un tumore era vice caporedattore in Provincia e conduceva un programma in Tv. Cosa è cambiato?

All’epoca mi sentivo quasi invincibile. Andava tutto al meglio. Dopo la prima operazione ci tenevo a dimostrare che ero tornato quello di prima e al lavoro spingevo al 110%, mentre oggi sono consapevole che tornerò ma in modo diverso. Quando faccio una cosa che mi piace ho imparato ad assaporarla e a capirne il valore”.

Ha imparato altro?

A piangere quando serve. Non mi vergogno più. Se una persona non mi va a genio glielo dico o agisco di conseguenza.

È successo?

Si, ho perso per strada alcuni amici No Vax. Sono persone che per difendere una loro scelta individuale non capiscono che danno fanno al resto della collettività. E in particolare a chi ha problemi di salute. Ai più fragili. Se tutti fossimo vaccinati i rischi diminuirebbero e non bisognerebbe far slittare le operazioni chirurgiche per curare chi mette in dubbio i progressi della scienza.

E ci sono partiti che cavalcano questa assurda situazione...

Ecco, per queste persone provo ribrezzo.

Il suo corpo è cambiato durante la malattia. È dura accettarlo?

È stato scioccante, dopo l’operazione, uscire dalla doccia e osservarmi. Trovarmi senza barba, dopo la chemio, è stato come essere nudo. Mi sono detto: questo non sono io. Per fortuna adesso è ricresciuta.

Qual è la sua più grande paura?

Lasciare i miei due figli senza papà. Ci ho messo un po’ anche a metabolizzare il fatto di non poter più fare sport assieme a loro. Oggi il più grande, Simon, ha preso il mio borsone da hockey e gioca coi miei ex compagni di squadra che se lo coccolano. Io ne sono fiero.

Sua moglie è stata una roccia in questo lungo percorso?

I vicini la chiamano wonder woman. Durante il primo lockdown siamo stati 50 giorni senza vederci ed è stata durissima. Oggi lottiamo assieme, tra alti e bassi. A volte scende anche qualche lacrima ma ci godiamo fino in fondo anche i momenti belli.

Ha una sua strategia per andare avanti ogni giorno?

Si, mi pongo piccoli obiettivi per il breve e il medio periodo.

Tipo?

La passeggiata domenicale di venti minuti è sempre stata un toccasana.

Anche le telecronache sono un aiuto?

Si a febbraio commenterò short track e hockey in occasione delle Olimpiadi invernali. Cerco di fare ciò che mi fa stare bene. Avevo iniziato a scrivere per raccontare la malattia da dentro: è un modo per esorcizzare la paura.

Si è fatto aiutare da un terapeuta?

Sì e lo consiglio a tutti. Per combattere quest’ospite indesiderato bisogna essere forti anche mentalmente.

E lei lo è diventato..

Guardi, prima della malattia mi riconoscevano tutti carisma e capacità di lavorare e stimolare un gruppo. Oggi so che non tornerò quello di prima ma so che voglio continuare a vivere con uno slancio se possibile ancora maggiore. Diciamo che ho cambiato punto di osservazione e...navigo a vista.

E, scaramanticamente, ha rinviato anche la festa per i suoi 45 anni..

Quando ho scoperto cosa mi aspettava, di anni ne avevo 44. E da questo punto di vista, le cose non sono cambiate di una virgola. I 45, infatti, li compirò quando tutto questo sarà finito, quando lo “stronzo” si sarà stufato di passeggiare nel mio corpo. Di conseguenza, il 19 dicembre 2020 ho festeggiato i 44 bis e il 19 dicembre 2021, i 44 ter. “Mollare" è spesso la scelta più semplice ma non potete sapere che gusto possa dare quella sensazione di continuare a lottare».













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