Stasera a Ragoli “prima” dell’inno di Iron

RAGOLI. Il villaggio abbandonato di Iron, posto tra la Busa di Tione e le Giudicarie Esteriori all’imbocco della val d’Algone, ha ora il suo inno. Parole di Ennio Lappi, studioso di lungo corso delle...



RAGOLI. Il villaggio abbandonato di Iron, posto tra la Busa di Tione e le Giudicarie Esteriori all’imbocco della val d’Algone, ha ora il suo inno. Parole di Ennio Lappi, studioso di lungo corso delle cose locali, musica scritta dal maestro Michele Cont, docente di clarinetto alla Scuola di Musica “I Minipolifonici” di Trento nonché direttore del Corpo musicale Città di Trento. Dalla collaborazione tra Lappi e Cont è uscito il primo inno scritto appositamente per il coro Monte Iron di Ragoli, che nella sua melodia rappresenta la bellezza e l’unicità dell’antico borgo (ora disabitato) posto sulle altezze dei monti sopra Ragoli e contrassegnato dalla tragedia della peste secentesca che lo spopolò creandone nel contempo un villaggio fantasma, cantato da Gorfer e Folgheraiter nei loro studi sui camini spenti e i villaggi abbandonati. L’inno “Iron” sarà eseguito per la prima volta in pubblico stasera nella chiesa di Ragoli, alle 20,30.

Iron è un villaggio isolato, nascosto da un fitta vegetazione, e desta in chi lo visita grandi emozioni; le case che lo compongono sono compatte e si affollano silenziose in una breve spianata tra l'anfiteatro dei campi terrazzati e la dolce conca prativa dove c’è il pozzo, alle sue spalle il bosco ascende verso il Monte Iron (1.874 metri). Il luogo è mitigato da un clima particolarmente propizio che in passato favorì l'agricoltura e la coltivazione degli alberi da frutto. Attestato nelle fonti sin dall'età medievale, Iron ha conservato nel tempo l'antico impianto urbanistico-architettonico (è noto che il minuscolo centro iniziò a spopolarsi già sin dalla fine del Quattrocento). E infatti, ancora oggi, quando si passeggia tra le silenziose stradine di Iron si ha la sensazione che il tempo si sia davvero fermato. Pare che il borgo, dopo la terribile peste del 1630, rimase quasi completamente disabitato. (g.ri.)















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