Sat, Ferrari critica il turismo in quota: «Il vero problema è il consumo di risorse, non il pollo fritto»
Nel mirino non soltanto l'arrivo delle multinazionali del fast food a Madonna di Campiglio, ma soprattutto i progetti di piscine e centri benessere a duemila metri, che rischiano di aumentare il consumo di acqua ed energia in un contesto già segnato dalle difficoltà di approvvigionamento dei rifugi
Il presidente Cristian Ferrari interviene nel dibattito sulle nuove proposte turistiche in quota: "Dopo un’estate segnata dalle difficoltà di approvvigionamento idrico dei rifugi, dovremmo interrogarci soprattutto sulla sostenibilità di piscine e centri benessere a duemila metri".
Il dibattito sull'arrivo delle multinazionali del fast food sulle piste da sci di Madonna di Campiglio riporta l'attenzione sul modello di turismo che vogliamo per le nostre montagne. Ma siamo sicuri che sia questa la questione sulla quale concentrare le nostre preoccupazioni? La Sat – Società degli Alpinisti Tridentini, attraverso il presidente Cristian Ferrari, invita ad allargare la riflessione, guardando soprattutto al consumo di risorse naturali legato alle nuove infrastrutture turistiche in alta quota.
"L'arrivo delle multinazionali del fast food sulle piste da sci può certamente rappresentare un ulteriore passo verso un appiattimento culturale dell'offerta turistica. Nulla contro il pollo fritto, naturalmente, ma siamo sicuri che sia questo il problema di cui dovremmo maggiormente preoccuparci? A lasciarci molto più perplessi è la prospettiva di realizzare centri benessere e piscine a duemila metri di quota, all'interno di strutture nate per l'accoglienza degli escursionisti. Dopo un'estate in cui abbiamo discusso ripetutamente delle difficoltà di approvvigionamento idrico dei rifugi, ci sembra quantomeno contraddittorio immaginare nuovi servizi che richiedono un ulteriore consumo di acqua, energia e altre risorse. Forse dovremmo indignarci maggiormente per questo, anziché concentrare tutta la nostra attenzione su ciò che viene servito sulle piste da sci".
"Non si tratta di mettere in discussione l'attività turistica o la libertà d'impresa, ma di chiederci quale modello di sviluppo vogliamo sostenere. Queste proposte non nascono dal nulla: rispondono a una domanda turistica, incontrano un'offerta imprenditoriale e sono rese possibili da scelte amministrative. Un meccanismo che finisce per alimentare sé stesso, trasformando progressivamente la montagna in un luogo dove riproporre modelli di consumo già disponibili altrove".
"Siamo ancora capaci di proporre un'esperienza diversa della montagna? È davvero necessario portare piscine e centri benessere a duemila metri per rendere attrattivo un territorio che possiede già un patrimonio naturale straordinario? E soprattutto, siamo convinti che questo modello sia sostenibile nel tempo?", conclude Cristian Ferrari, presidente della Sat.