Schläfer, crisi irreversibile il fallimento è a settembre 

Storo. L’azienda che produceva pannelli solari e rubinetteria già un anno fa aveva accusato  perdite per 1,7 milioni e ora ha avviato l’istanza in tribunale. Senza lavoro una trentina di persone

Storo. Già nel 2019 la Schläfer di Storo aveva chiuso con una perdita di 1 milione e 766 mila euro. L'azienda, che produceva panelli solari e rubinetteria, ha intrapreso la strada del fallimento le cui procedure si andranno a concludere a settembre. I destini della realtà produttiva sono di fatto segnati come anche quelli della Waris i cui referenti risultano sempre gli stessi mentre il fabbricato dei produttori di panelli appartiene a Trentino Sviluppo

L'amministratore unico, Ermanno Pizzini è ancora fiducioso e non più tardi di ieri sera faceva sapere «che i progetti alternativi proposti non sono stati presi in considerazione dalla Provincia e che i destini del gruppo potrebbero avere dimensioni assai ristrette, in altre sedi e sotto altre insegne ma destinate ancora a continuare«.

La Schläfer (che ora ha sede in un fabbricato di un immobiliarista bresciano) un tempo dava lavoro a più persone. Attualmente i dipendenti di Waris prima e Schläfer (aziende strettamente imparentate tra loro e con destini identici) hanno preso in rapida successione altre destinazioni. Molti di loro si erano dimessi, altri lo avevano fatto dopo visto che gli stipendi tardavano ad arrivare e le inadempienze crescevano a vista d'occhio. «Dalla Waris - aggiungono alcuni di loro - c'è chi ancora aspetta qualcosa che va dai 6 ai 10 mila euro». Del contenzioso legale si sta occupando l' avvocatessa Sonia Guglielmetti. «Noi dipendenti siamo delusi per questa situazione e sembrava che tutti ci aiutassero e invece in sostanza non ha fatto niente nessuno. Però siamo profondamente grati ad Alex Marini per l’interessamento. Comunque noi di Schläefer siamo 18 - 20. Poi ci sono quelli che sono usciti prima di noi con Waris che erano 7 -8. Le nostre spettanze si aggirano tutte dai 6 -7 mila anche perché l’azienda non ha più versato il Laborfonds da fine 2017. A noi di Schlaefer hanno pagato 400 euro di aprile e poi non ci hanno più dato tutto il resto di aprile, tutto maggio, tutto giugno e luglio. A luglio siamo entrati in sciopero e ad agosto ci siamo licenziati. Quando siamo entrati in sciopero il signor Pizzini ha chiesto un incontro con noi dove ci ha espressamente detto che in questo momento le priorità erano ben altre».

La preoccupazione dei sindacati non è di ieri tant'è che i rappresentanti delle tre confederazioni già l'avevano manifestate e ribadite a più livelli anche se su parte di quell'area avrebbe già ingolosito altri imprenditori del vicinato che da mesi stanno facendo programmi su tutti quattro i lati.