«Teatro, il sindaco ci ostacola» 

Cavalese, il consigliere Corso attacca: «Dispotico e tutt’altro che democratico»



CAVALESE. Non sono piaciute al consigliere comunale d’opposizione Franco Corso le dichiarazioni del sindaco di Cavalese Silvano Welponer sul referendum sul teatro in programma domenica 23 settembre. E così Corso, che è anche membro del Comitato pro referendum, replica piccato. «Il sindaco Welponer vuole farsi ricordare per l'allegra disinvoltura con la quale accompagna le sue prese di posizione ufficiali che sono affidabili quanto la lettura della mano - scrive in una nota Corso -. Nel l 2014 dichiarava che il teatro sarebbe stato ricostruito secondo il progetto preliminare che ricalcava l'originale, così come presentato e dettagliato in un progetto che era servito per il risarcimento dovuto dall'assicurazione. Ma pochi giorni fa dichiarava che il quesito referendario è poco chiaro e perciò invitava i suoi concittadini a non andare a votare». Ma per il consigliere Corso il quesito invece è molto chiaro e ribadisce la domanda fondamentale contenuta nel sondaggio a cui più di 200 famiglie di Cavalese hanno dato risposta, e che al 90% lo volevano come prima, salvo gli adeguamenti alla normativa. «Ed è per questa sua indubbia chiarezza - sottolinea ancora Corso - che il difensore civico ha deciso l'ammissibilità del referendum».

Per Corso insomma il referendum è la massima espressione della democrazia perché permette ai cittadini di decidere e scegliere. «Un sindaco che non rispetta tale concetto ma lo ostacola - ribatte - è sicuramente dispotico e tutt’altro che democratico. Il sindaco dovrebbe invitare la popolazione a votare secondo la propria opinione, semmai chiedendo di scegliere fra il progetto preliminare del 2014 da lui con entusiasmo patrocinato (e pagato) o il nuovo presentato al Palafiemme senza nemmeno averlo mai presentato al consiglio comunale. Di poco chiaro, semmai, c'è il motivo che anima sindaco e maggioranza nello svendere ad altri il come e quando rifare il teatro, con l'unica certezza di escludere i cavalesani da ogni decisione in proposito». (l.ch.)













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