IL FATTO

Insegnante di Cavalese trova vasi etruschi nel maso

La docente ha avvisato i carabinieri. Il materiale proveniva dal nord del Lazio: sequestrato



CAVALESE. Un importante quantitativo di frammenti archeologici, costituito prevalentemente da vasellame in bucchero e di tipo etrusco-corinzio cronologicamente compreso tra la metà del VII e la metà del VI sec. a.C., pertinente a contesti funerari dell’area etrusca compresa tra le zone laziali centro-settentrionali di Vulci, Vejo e Cerveteri, è stato recentemente sequestrato dal Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Udine.

I reperti sono stati recuperati grazie alla segnalazione di un’insegnante di Cavalese che li aveva fortuitamente rinvenuti all’interno di un maso di sua proprietà, utilizzato anche dagli abitanti del luogo come deposito di materiale agricolo e, negli anni, dai villeggianti della zona. Ritenendo di potersi trattare di materiale di interesse storico-culturale, la docente, appassionata del settore, ha contattato, tramite i Carabinieri locali, il Nucleo TPC di Udine che, dall’aprile del 2016, opera in Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige nella prevenzione e nel contrasto dei reati ai danni del patrimonio culturale delle due Regioni. Condotta assolutamente ineccepibile, sia eticamente che giuridicamente, perché aderente alle specifiche previsioni normative previste dal “Codice dei beni culturali e del paesaggio” in caso di scoperte fortuite di beni culturali.

I militari del Reparto specializzato dell’Arma si sono, pertanto, recati sul luogo del rinvenimento, dove sono stati eseguiti i primi accertamenti sul materiale che appariva di evidente di natura archeologica e, quindi, veniva sequestrato d’iniziativa. L’attività svolta è stata immediatamente condivisa con la Procura della Repubblica di Trento, che ha convalidato il provvedimento cautelare adottato dai militari. I successivi approfondimenti di natura tecnica effettuati sui beni archeologici sequestrati, grazie alla preziosa collaborazione dei funzionari archeologi della Soprintendenza per i Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento, hanno consentito di appurare l’assoluta genuinità dei manufatti e il loro elevato interesse storico culturale.

I risultati ottenuti sono stati comunicati all’autorità giudiziaria procedente, che ha emesso un decreto di archiviazione del procedimento penale instaurato contro ignoti, stabilendo la confisca del materiale archeologico e la contestuale definitiva assegnazione all’Ufficio Beni Culturali della Soprintendenza trentina che provvederà alla sua conservazione e valorizzazione.













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