dipendenti pubblici

Buoni pasto, il valore sarà riaccreditato in busta paga

Soluzione transitoria per il personale in difficoltà a trovare esercizi convenzionati dopo l’entrata in vigore di Day Ristoservice: sarà in vigore fino al 31 ottobre



TRENTO. C’è un primo accordo per venire incontro alle difficoltà dei dipendenti pubblici trentini dopo lo stop al sistema di buoni pasto EasyLunch e l’attivazione del servizio gestito da Day Ristoservice: è stato sottoscritto ieri mattina (19 giugno) in Apran, l’Agenzia provinciale per la rappresentanza negoziale, e permetterà ai dipendenti di vedersi riconosciuto in busta paga il valore del buono non usufruito.

«A seguito della richiesta unitaria di affrontare con urgenza il problema del buono pasto per i dipendenti pubblici trentini che stanno facendo pervenire al Sindacato il grido d’allarme per le enormi difficoltà nel trovare esercizi convenzionati a causa delle alte commissioni attualmente previste (7,73%) a fronte di zero commissioni con il precedente sistema in house, abbiamo sottoscritto questa mattina in Apran un accordo per una soluzione transitoria» spiegano i segretari di Cgil fp Cisl fp e Uil fpl Luigi Diaspro, Giuseppe Pallanch e Andrea Bassetti.

«Quanto sottoscritto permetterà di vedersi riconosciuto il valore di euro 5,29 in busta paga nel momento in cui il buono pasto non potrà essere utilizzato secondo tempi e modalità compatibili (fasce temporali pausa pranzo) come previste contrattualmente presso i singoli enti, moltiplicati per il numero di giornate di prestazione in sede o nel luogo di missione».

La soluzione transitoria è in vigore dal 5 giugno al 31 ottobre 2023, nella prospettiva del rafforzamento del circuito degli esercizi convenzionati nei prossimi mesi, ad oggi in numero insufficiente rispetto alle reali esigenze del personale.

«Si inzia a vedere la “luce in fondo al tunnel” per il risultato ottenuto, data l’azione di sollecito messo in atto dalle organizzazioni sindacali confederali nelle scorse settimane - hanno aggiunto le sigle - si tratta evidentemente di una misura tampone per dare risposta ad un diritto dei lavoratori messo in discussione dall’attuale condizione determinata dall’avvio del nuovo appalto, con esercizi commerciali che disdettano le convenzioni per le alte commissioni e spesso ne scaricano gli effetti sul consumatore finale, a fronte di un potere d’acquisto delle retribuzioni già falcidiato dall’inflazione».

I sindacati sono poi tornati a richiedere di ristrutturare il sistema dei buoni pasto: rafforzando il valore, introducendo cumulabilità, pasti convenzionati, allargando il perimetro per la consumabilità e adeguandolo al costo della vita e potenziando la capillarità delle mense aziendali. «È una vertenza che unitariamente abbiamo posto da tempo e che continuerà vista l’imminente discussione della legge di assestamento di bilancio» concludono Diaspro , Pallanch e Bassetti. 













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