«Rifugiati ospiti in classe, polemica in malafede» 

Durissima replica del dirigente Caproni ai candidati leghisti Malfer e Grazioli «Educazione all’accoglienza prevista dai piani scolastici e dalla Costituzione»


di Gianfranco Piccoli


ARCO. La risposta agli appelli di Luca Balota Grazioli («Invitiamo tutti i genitori dei bambini a stare a casa con i propri figli») e della segretaria della Lega arcense («Voglio farmi interprete del dissenso dei genitori») è arrivata puntuale ieri mattina. Nel senso che tutti i bambini delle classi quinte della scuola elementare Segantini di Arco erano regolarmente presenti in aula, pronti ad ascoltare le testimonianze di due rifugiati in attesa di permesso di soggiorno, invitati nell’ambito della Settimana dell’accoglienza: un cittadino liberiano e una donna siriana, madre di tre bambini. Ad introdurre l’incontro lo storico Romano Turrini, presidente di (ci si passi l’ironia, viste le premesse dei due esponenti leghisti) di una pericolosa organizzazione di Arco: la Caritas.

Nei giorni scorsi la segretaria della Lega di Arco ha bollato come politicamente schierata l’iniziativa dell’istituto guidato da Maurizio Caproni, iniziativa che avrà un seguito venerdì alle 14.30 al Giardino della pace, con la presenza degli scolari e di alcune famiglie di migranti: «I bambini, si sa, sono spugne, e assorbono gli input che vengono loro proposti. Che messaggio passa in questa serie di iniziative? Le famiglie quanto sono d'accordo con questo progetto che porta a conoscenza una sola campana? Cosa c'è dietro a tutto questo se non far passare per "buono" ciò che Ong, cooperative varie, ed una ben determinata parte politica vogliono inculcare ai nostri figli? La famiglia deve essere l'artefice (e non questa "scuola") nel fornire ai propri ragazzi una panoramica completa dei fatti e delle situazioni che, guarda caso, sono gli stessi che animano il dibattito politico e sociale di questi ultimi tempi», parte del messaggio postato da Malfer su Facebook. Troppo ghiotta l’occasione per non infilarsi nel piatto. E così il Balota ha alzato la posta invitando i genitori al boicottaggio, annunciando che la scuola trentina verrà rifondata dopo il 21 ottobre e ipotizzando che quelli che si sono infilati a scuola potrebbero essere finti rifugiati.

Maurizio Caproni è palesemente amareggiato per una polemica che non esita a definire “in malafede”, ma che ha spinto il corpo docente (e molti genitori) a fare quadrato attorno al dirigente scolastico, che ha ricevuto numerosi attestati di solidarietà: «Da tre anni questo istituto aderisce alla proposta del Coordinamento nazionale comunità d’accoglienza del Trentino Alto Adige, un momento di conoscenza e sensibilizzazione sul tema dei richiedenti asilo in attesa di permesso. L’educazione alla cittadinanza – spiega Caproni - è prevista dalla Costituzione e dal piano di studi nazionale e provinciale. L’accoglienza non è una scelta politica (o lo è nel senso più alto) ma nasce dai diritti sanciti dai nostri costituenti. Siamo quindi pienamente legittimati a portare avanti iniziative come queste: è opportuno che qualcuno lo sappia prima di attaccare i docenti. In questo caso – tuona ancora il dirigente – si è fatto un uso in malafede di un’iniziativa scolastica». «Ci spieghino piuttosto, quelli che ci attaccano – conclude Caproni - cosa intendono fare per la scuola nei prossimi cinque anni».













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