IL TEMA

Valanghe di neve e terremoti: la fisica alla base è molto simile

La scoperta di un gruppo di ricerca fu pubblicata già tre anni fa sulla rivista Nature Physics: permette una migliore valutazione dei rischi connessi a questi eventi. Intanto nell'area dolomitica si prevede un weekend segnato dal ritorno delle nevicate

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Valanghe di neve e grandi terremoti hanno più cose in comune di quanto si pensi: la fisica alla base dei due eventi è molto simile.

La scoperta fu pubblicata già tre anni fa sulla rivista Nature Physics, è nata dalla collaborazione fra Politecnico di Losanna (Epfl) e Istituto svizzero Wsl per lo studio della neve e delle valanghe (Slf).

Il risultato della ricerca permette una migliore valutazione dei rischi connessi a questi eventi castrofici, che ogni anno causano più incidenti e vittime rispetto a tutte le altre tipologie di valanga.

Le valanghe di neve si formano quando una lastra più densa di neve si trova sopra ad uno strato più debole: quando la valanga viene innescata, ad esempio da uno sciatore, lo strato debole crolla e la lastra perde quindi il suo supporto, inclinandosi e facendo espandere la linea di frattura.

Almeno questo era il meccanismo suggerito da esperimenti e modelli numerici fino ad ora, basati su simulazioni di lastre lunghe meno di 2 metri.

Ma aumentando le dimensioni delle lastre, i ricercatori guidati da Bertil Trottet hanno scoperto che, quando la frattura si espande oltre i 3-5 metri, la velocità con cui si allarga supera addirittura i 100 metri al secondo: molto oltre i 30 metri al secondo mostrati dagli esperimenti precedenti, tant’è che i ricercatori ritenevano inizialmente di aver commesso un errore.

Il fenomeno in gioco è quindi molto simile a quello osservato nei rari terremoti ad alta magnitudo osservati finora.

Gli autori dello studio hanno poi potuto confermare i risultati ottenuti analizzando quattro valanghe di neve avvenute nel mondo reale, che hanno mostrato come il meccanismo di propagazione della frattura si trasforma man mano che aumentano le sue dimensioni.

La ricerca aiuterà anche a semplificare i modelli computerizzati di valanghe, riducendo notevolmente i tempi di calcolo da diversi giorni a pochi minuti.

A proposito di pericolo valanghe, nella zona dolomitica, dopo un inverno fin qui avaro di neve, sono attese precipitazioni nel prossimo weekend, mentre sul versante settentrionale delle Alpi le ultime due settimane hanno registrato numerosi eventi gravi. In Austria, Svizzera e Francia si sono av ute numerose vittime. 

Va sempre ricordato che le uscite sulla neve in aree con presenza di pendii richiedono innanzitutto una preparazione basata sulla attenta lettura e interpretazione dei bollettini sul pericolo valanghe, (nella zona trentina c'è fra l'altro il servizio Euregio valanghe.report).

Essenziale dunque adeguarsi alle previsioni di pericolo ed eventualmente rinunciare o cambiare il percorso. Ma è fondamentale e in molte situazioni anche un obbligo di legge essere non solo allenati ma anche adeguatamente attrezzati con i dispositivi di sicurezza: il ricetrasmittente Artva, la pala e la sonda.

E non dimentichiamo che l'Artva (che si trova in commercio a prezzi da meno di duecento euro in su, a seconda delle prestazioni) oltre a essere uno strumento per la propria sicurezza in caso di incidente valanghivo, ci può consentire di trasformarci in soccorritori in caso di intervento per estrarre altre persone sepolte dalla neve, sempre tenendo presente che i primi minuti di soccorso sono fondamentali per salvare le vite.

Quanto all'obbligo di avere con sé i tre strumenti, va tenuto in conto che dal 1° gennaio 2022 è stato ribadito e rinforzato dalle norme sulla sicurezza nelle discipline sportive invernali, previste dal decreto legislativo 28 febbraio 2021, n. 40.

«La disposizione che interessa sicuramente le sezioni Cai e i singoli soci - ricordava già quattro anni fa il Cai - è quella contenuta al secondo comma dell’articolo 26 sul pericolo di valanghe nelle attività al di fuori delle aree sciabili attrezzate.

Nello specifico, l’art. 26 stabilisce che “i soggetti che praticano lo scialpinismo o lo sci fuoripista o le attività escursionistiche in particolari ambien-ti innevati, anche mediante le racchette da neve, laddove, per le condizioni nivometeorologiche, sussistano rischi di valanghe, devono munirsi di appositi sistemi elettronici di segnalazione e ricerca, pala e sonda da neve, per garantire un idoneo intervento di soccorso”.

La precedente normativa contenuta all’art. 17 della legge n. 363 del 2003 stabiliva che “i soggetti che praticano lo scialpinismo devono munirsi, laddove, per le condizioni climatiche e della neve, sussistano evidenti rischi di valanghe, di appositi sistemi elettronici per garantire un idoneo inter-vento di soccorso”.

Che cambia con la nuova disciplina?

COSA: non più solo ARTVA, ma anche pala e sonda da neve.

CHI: non solo scialpinisti, ma anche sciatori fuo-ri pista ed escursionisti. La norma fa espresso ri-chiamo alle escursioni con racchette da neve, ma devono intendersi tutte le attività escursionistiche, compreso anche lo sciescursionismo.

DOVE: la formulazione della legge 363 del 2003 faceva riferimento a quelle zone (laddove) sussistano evidenti rischi (pericoli) di valanghe in conseguenza delle condizioni climatiche e della neve. Il nuovo testo indica particolari ambienti innevati dove, per le condizioni nivometeorologiche, sussistano rischi di valanghe.

Salvo qualche variazione lessicale, a prima vista le due formulazioni potrebbero sembrare sostanzialmente identiche: tuttavia la legge 363 richiama l’evidente rischio (pericolo) di valanghe, mentre nel nuovo testo l’evidenza del pericolo di valanghe non è più presente: è stato utilizzato l’aggettivo “particolari”, ma si tratta di un termine sin troppo generico. Che ci sia un pericolo evidente di valanga può essere collegato a un grado/livello 3 (arancione, marcato) della scala del pericolo di valanghe. Con la nuova normativa non facendosi più riferimento all’evidenza del pericolo valanghe, si rischierebbe di dover applicare la norma anche al grado/livello al 2 (giallo, moderato), se non anche all’1 (verde, debole).

Il problema tuttavia non sta solo nel grado/livello di pericolo di valanga che si può indicare, in quanto esso viene utilizzato quale riferimento per un terri-torio assai ampio, se non addirittura per tutta l’area sciistica.

Considerando che l’art. 29 attribuisce alla Polizia di Stato, all’Arma dei Carabinieri, alla Guardia di finanza, nonché alla polizia locale le attività di controllo e di irrogazione delle sanzioni, appare evidente che potrebbero generarsi sgradevoli con-tenziosi interpretativi.

Una riflessione va fatta sulle capacità di utilizzo di ARTVA, pala e sonda: si tratta delle attività di primissimo soccorso (il c.d. autosoccorso), da effettuare in attesa dell’arrivo del personale del CNSAS. È fondamentale che l’utente, oltre ad averli in dotazione, sia capace di utilizzarli. Non si fa “cultura della sicurezza in montagna” attraverso la previsione di una sanzione amministrativa pecuniaria, peraltro di non semplice contestazione, ma formando e informando gli utenti».

[Nella foto sopra, dall'archivio del Soccorso alpino trentino, intervento pe runa valanga al passo Rolle, un anno fa].













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