IL TEMA

Scialpinismo, appello alla Provincia: regole uniformi sulla pratica nelle skiarea

Lettera dell'albergatore Gianni Andreis del Consorzio turistico Dimaro Folgarida sull'uso delle piste fuori orario d'apertura degli impianti: ci sono comprensori dove è consentito a certe condizioni e altri dove è vietato. Si propone un tavolo tecnico per valutare come regolare percorsi controllati, orari e giornate per i praticanti di una disciplina sportiva in forte crescita

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La questione di una coerenza territoria le delle regole per chi pratica lo scialpinismo nelle ski-area torna con grande risonanza all'ordine del giorno, grazie a una lettera aperta inviata ai vertici della Provincia. 

Un appello che arriva a pochi giorni da un grave incidente avvenuto a Folgarida, dove una scialpinista si è scontrata con una motoslitta, all'alba.

La questione centrale è la possibilità di utilizzare le piste da sci fuori dell’orario di apertura degli impianti.

A rivolgersi a piazza Dante è stato nei giorni scorsi Gianni Andreis, fratello della scialpinista coinvolta nell'incidente, albergatore di Folgarida e consigliere del Consorzio turistico Dimaro Folgarida. Andreis definisce la questione come una «problematica che nel nostro territorio sta assumendo dimensioni sempre più rilevanti».

Nella lettera inviata al presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, e all’assessore al turismo, Roberto Failoni, l'albergatore, che a sua volta è scialpinista, chiede di riaprire il confronto su questo tema, per arrivare a un intervento chiarificatorio sulle norme.

Si propone un tavolo tecnico che permetta di valutare soluzioni legali praticabili, tenendo presente che in Trentino esistono comprensori sciistici che sulla materia possono rappresentare un modello.

Come noto, l’accesso alle piste fuori orario è vietato, ma in alcuni comprensori (come Andalo, Fai della Paganella e Madonna di Campiglio) si attuano aperture settimanali per gli scialpinisti, su percorsi ben definiti e regolamentati.

Ma nella skiarea di Folgarida Marilleva queste aperture, invece, non sono previste. Questa difformità di approccio, sottolinea Andreis genera confusione tra gli utenti, complica la gestione per operatori e amministrazioni e rischia di spingere il fenomeno verso pratiche non autorizzate.

In questo scenario si innesta il nodo della responsabilità, indicato come principale ostacolo alla regolamentazione, soprattutto per i gestori degli impianti di risalita.

Andreis si chiede «se non sia possibile intervenire sulla normativa al fine di attribuire in modo più esplicito la responsabilità al singolo sciatore che sceglie consapevolmente di praticare lo scialpinismo su piste dedicate e in fasce orarie definite», introducendo strumenti di responsabilizzazione analoghi a quelli già previsti in altre attività outdoor.

Un modello di responsabilizzazione, scrive, che troverebbe analogie in altre attività outdoor, come il trekking estivo, «dove il rischio ricade sull’individuo che intraprende l’escursione nel rispetto delle regole generali e con adeguata consapevolezza».

L’obiettivo di una regolamentazione uniforme, aggiunge Andreis, non sta nel consentire un accesso indiscriminato alle piste, ma nel permettere l’individuazione di percorsi, orari e giornate dedicate, con il coinvolgimento del Soccorso alpino e degli enti preposti alla sicurezza e garantire così la tutela tanto degli utenti quanto dei gestori, riducendo ambiguità e zone grigie.

«Riteniamo - conclude Andreis - che la montagna, patrimonio collettivo e bene di tutti i cittadini, sul quale le società impiantistiche operano in regime di concessione, debba poter essere fruita in modo equilibrato e regolamentato anche da chi pratica discipline diverse dallo sci alpino, pur nel pieno rispetto della sicurezza e dell’importanza economica del comparto impiantistico».

Si tratta anche di uno sguardo sul futuro della montagna trentina e sulla necessità di governare, con regole chiare e condivise, una pratica sportiva sempre più diffusa e ora anche disciplina olimpica (nella foto le recenti gare di Milano Cortina).

Nella stagione in corso si contano circa 190 mila praticanti in Italia, con un incremento del 15,2% rispetto all’inverno precedente.













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