DIBATTITO

Sci alpinismo finalmente alle Olimpiadi ma i format (sprint e mixed relay) deludono

I critici sostengono che la scelta di gare basate solo su rapidità ed esplosività snatura questa disciplina: sono lontane dalla vera storia delle prove sci alpinistiche. Ai prossimi Giochi, in Francia nel 2030, ci saranno però anche le sfide vertical e individual, per restituire l'essenza di questo sport

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UGO MERLO


Lo sci alpinismo olimpico era atteso da anni, ma il format della sprint e della mixed relay ha suscitato molte critiche. Si contrappongono visioni diverse.

La prima è quella di chi non concepisce il formato di una gara breve di 2-3 minuti su un tracciato costruito in cui l’atleta deve essere esplosivo, velocissimo nei cambi e performante subito in salita con e senza sci e in una discesa fra le porte larghe.

La seconda è quella di chi è felice perché lo sci alpinismo ora è sport olimpico e ha fatto il pieno di un pubblico internazionale sulle tribune della Stelvio con visibilità mondiale.

Una terza visione sostiene che questo è stato il prezzo da pagare anche se lo scialpinismo è stato snaturato. 

Un dibattito acceso. Noi ci permettiamo di osservare come questi format olimpici siano lontani dalla storia delle gare sci alpinistiche dove il valore degli atleti non è quello di essere esplosivi, ma tecnicamente e fisicamente preparati per affrontare ascese su terreno di montagna con dislivelli dai 1500 ai 2000 e più metri e discese in neve fresca.

Nell’evoluzione dello sci alpinismo c’è da sottolineare come oggi le gare, non solo quelle olimpiche, siano prevalentemente individuali anche se alcune - trofeo Mezzalama, Patrouille de Glacier, Pierra Menta, Adamello Ski Raid - si corrono ancora a coppie o con tre atleti.

Anche la terminologia è cambiata chiamando questo sport Ski Alp o come fa l’Ismf, la Federazione internazionale dello sci alpinismo, SkiMo.

L’evoluzione senza dubbio è un aspetto che deve essere considerata, basti pensare a quella dei materiali: sci, attacchi, scarponi, abbigliamento, zaini.

Le voci critiche sul format della gare olimpiche non sono solo dei nostalgici, ma hanno un fondamento e parlano di uno sport snaturato.

Noi usiamo un termine diverso: addomesticato per le Olimpiadi per lo spettacolo. L’essere diventato sport olimpico ha aspetti positivi, per esempio ha fatto crescere i gruppi militari: Esercito, che ha vanta da sempre squadre di sci alpinismo, Carabinieri, Finanza, Polizia. Tutti hanno squadre che permettendo agli atleti di prepararsi in modo professionale alle competizioni.

Alle prossime Olimpiadi che si terranno in Francia nel 2030, i transalpini hanno già fatto sapere di voler organizzare tutte le gare: sprint, mixed relay, vertical e individual, facendo così emergere l’essenza di questa disciplina dello sci.

E magari riusciremo vedere anche nei vertical e nelle individual gli atleti italiani, compresi i trentini, salire su quei podi sui quali eravamo abituati a vederli fino a che le gare si disputavano sulle montagne vere.













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