IL TEMA

Montagna, da Legambiente al Trentino tre bandiere verdi e una nera

Annunciati nel Summit nazionale di Rovereto i 19 riconoscimenti a realtà dove le comunità montane generano valore territoriale puntando su sostenibilità e relazioni. Fra i premiati, il progetto Bollait che dà nuova vita alla lana del Lagorai. Fra i bocciati, il Comune di San Giovanni di Fassa per il progetto di ricostruzione del caso del rifugio Buffaure

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Legambiente comunica che sono state attribuite a realtà trentine tre delle 19 le bandiere verdi destinate a realtà dove le comunità montane generano “valore territoriale” puntando su sostenibilità e relazioni. 

Associazioni, comuni, cooperative, enti universitari e cittadini sono stati  premiati a Rovereto, l’Urban Center, nel corso del decimo summit nazionale delle bandiere verdi con la presentazione del report

Realtà - scrive l'associazione - che sono in prima linea nella cura dei beni comuni, nella rigenerazione dei territori, nel puntare su economie locali, turismo dolce, territorio, studio e conoscenza.

Per il Trentino i riconoscimenti vanno all'Università per il corso in antropologia culturale dei domini collettivi per la governance sostenibile; al progetto Bollait (gente della lana) di Barbara Pisetta e Giovanna Zanghellini, che dà nuova vita alla lana del Lagorai creando una filiera etica e locale, unendo donne, pastori e artigiane, fra cura il territorio, tradizioni e futuro sostenibile; ad Apival per l'apicoltura biologica e la tutela degli impollinatori.

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La regione che svetta nell'edizione 2026 è il Friuli-Venezia Giulia con cinque  bandiere verdi, seguita dal Trentino-Alto Adige (che ne ha ottenuta una anche con l'associazione Unser Wald – Il nostro Bosco (Caldaro) per la protezione del faggeto da bacini per innevamento artificiale. Seguiono Piemonte (3), Lombardia (3), Valle D’Aosta (2) e Veneto (2).

«Tutte, con i loro premiati, ben raccontano - scrive Legambiente - un nuovo modo di vivere e fruire la montagna che cerca, così, di rispondere anche al problema della crisi climatica e dello spopolamento abitativo montano.

Entrando nello specifico, sono cinque le categorie scelte quest’anno da Legambiente per l’assegnazione delle Bandiere Verdi 2026 (alcuni vessilli green per le loro caratteristiche sono stati premiati in più categorie). “Comunità e rigenerazione dei territori” e “Conoscenza e ricerca” sono le due categorie con più bandiere verdi premiate, ben sei a testa, seguite da quelle su “Cura dell’acqua e degli ecosistemi” ed “Economie e filiere locali”, con cinque bandiere verdi a testa, e “turismo e abitare” con quattro vessilli green. 

Dal collettivo Robida che, in Friuli Venezia Giulia, ha saputo trasformare il villaggio di Topolò-Grimacco (Udine) in un laboratorio permanete di rigenerazione montana con tutta una serie di attività al Comitato Dora Baltea Viva che, in Piemonte, tutela il fiume come bene comune attraverso processi partecipativi alla cooperativa sociale iLvb- “I Love Val Brembana” - che, in provincia di Bergamo,unisce inclusione lavorativa e sviluppo locale  promuovendo l’inserimento lavorativo di persone con fragilità e mantenendo un legame profondo con l’ambiente montano.

Dal Sentiero delle Dolomiti in miniatura e il Centro Orti Rupestri promosso dal comune San Tomaso Agordino (Belluno) a quello di Chiuro (Sondrio) impegnato nel proteggere la stagione degli amori dei cervi riducendo il disturbo umano».

Tra le storie premiate, due ben si legano anche all’anno internazionale dei pascoli e dei pastori proclamato per questo 2026 dall’Onu, oltre al menzionato progetto Bollait, c'è, in valle D’Aosta, a Valgrisenche, la cooperativa femminile artigianale Les Tisserands, che rinnova da oltre 55 anni la tessitura del Drap, valorizzando la lana locale, ossia quella della pecora Rosset, razza autoctonia valdostana, la cui salvaguardia è sostenuta in collaborazione con allevatori locali, rafforzando tradizione, innovazione e sostenibilità.

«Tra le premiate anche due Università: quella di Torino e Trento, rispettivamente impegnate nello studio dell’ermellino come indicatore della crisi climatica e nella governance del territorio con un corso, primo in Italia, di “Antropologia culturale dei domini collettivi e dei territori” promosso insieme a Slow Food Trentino-Alto-Adige e aperto a tutti gli studenti e le studentesse dell’Ateneo.

 

Resta alta l’attenzione anche sulle Bandiere Nere, sette quelle assegnate nel 2026 da Legambiente per ribadire che ancora troppo spesso si usufruisce della montagna in un modo poco sostenibile. Tre i vessilli neri che sventolano in Trentino-Alto-Adige, due in Friuli-Venezia-Giulia, uno in Piemonte e uno in Veneto».

In Trentino-Alto Adige, bandiera nera per il caso del rifugio Buffaure, assegnata al Comune di San Giovanni di Fassa (Sen Jan). «È stata approvata in deroga - spiega Legambiente - la demolizione e ricostruzione del rifugio con un aumento volumetrico del 450%: un edificio di 4 piani con ristorante da 120 posti, terrazza da 150 posti, spa, 5 suite. Verrà demolita una baita storica in blockbau. L'iniziativa è in contrasto con il principio di "sobria ospitalità in zone di montagna».

Bocciato anche il bacino artificiale di Anterselva (Bolzano), con bandiera nera alla Provincia di Bolzano e al Comune della valle. Il bacino da 31.500 m³, creato per le gare olimpiche di biathlon è definito «l'emblema dei limiti di sostenibilità dei Giochi 2026». Secondo Legambiente, ha comportato consumo di suolo, occupazione di superficie forestale e interventi di sicurezza (paravalanghe) in un'area a rischio, tradendo la promessa di "non consumare suolo".

Bandiera nera anche al Comune altoatesino di Martello per un hotel di lusso. «Il progetto prevede un hotel a 4 stelle (60 camere, oltre 15.000 m³) all'interno del Parco nazionale dello Stelvio, in area a elevato rischio valanghivo. Comporterebbe consumo di suolo, disboscamento e una struttura paravalanghe alta 12 metri», scrive Legambiente.

Sulle Dolomiti, bandiera nera anche al Comune di Cortina (Belluno) per la nuova pista da Bob e la cabinovia Apollonio–Socrepes, opere legate alle Olimpiadi invernali, ciò, scrive l'associazione, perché «sono state ignorate alternative sostenibili e i rischi di dissesto idrogeologico».

 

Novità di quest’anno, l’indagine sperimentale sul valore aggiunto comunitario delle attività di accoglienza, frutto dell’analisi di un questionario somministrato ad un campione di 25 bandiere verdi dell’arco alpino premiate in questi anni da Legambiente.

Il Vac prende in considerazione come indicatori: relazioni; comunità; restanza; impatto sociale; qualità territoriale.

In sintesi, dall’indagine, realizzata per Legambiente da Luca Rota e Maurizio Dematteis, emerge che l’81% delle attività delle 25 bandiere verdi prese in esame sono basate sul volontariato; il 57,2% delle realtà supera le 161 ore mensili di lavoro; quasi 1 realtà su 3 arriva fino a 320 ore mensili; 2 realtà su 3 sostengono costi superiori a 20 mila euro annui; il 28,6% supera i 50 mila euro annui.

Dati che ben raccontano come le comunità montane generino relazioni e valore territoriale e come stia crescendo il cosiddetto turismo della “montagna di mezzo”.

Di fronte a questa doppia fotografia scattata dal Summit tra bandiere verdi e valore aggiunto comunitario, Legambiente torna a rilanciare le 10 proposte del Manifesto della Carovana dell’accoglienza montana, frutto del confronto con le 300 Bandiere Verdi dell’arco alpino e a chiedere più interventi e investimenti per le comunità montane.

 

«Se da un lato le Bandiere Verdi di Legambiente raccontano il grande fermento e la voglia di fare di tante realtà montane – osserva Vanessa Pallucchi, vicepresidente nazionale di Legambiente – dall’altro lato va ricordato che questi territori non devono essere lasciati soli ma devono essere sostenuti e incoraggiati.

Servono più politiche mirate e più investimenti per ridurre da un lato la vulnerabilità dei territori, sempre più fragili a causa della crisi climatica lavorando su interventi di mitigazione e adattamento, dall’altra parte occorre dare sostegno alle comunità ma anche ai tanti giovani che decidono di tornare a vivere nei piccoli comuni montani e che con il loro fare quotidiano contribuiscono a quel valore comunitario, sociale, culturale e ambientale, oltre che economico.

Per altro i dati dell’indagine sul valore aggiunto comunitario ben sintetizzano quanto il volontariato e la rete territoriale siano una leva strategica per queste realtà». 

 

Aggiunge Vanda Bonardo, responsabile Alpi di Legambiente: «Le Bandiere verdi e nere 2026 raccontano una montagna attraversata da due visioni opposte di sviluppo. Da una parte ci sono comunità che costruiscono valore territoriale attraverso cura dei luoghi, economie locali, relazioni sociali, tutela degli ecosistemi e nuove forme di abitare.

Dall’altra persistono modelli intensivi fondati su grandi opere, consumo di suolo e sfruttamento delle risorse. Con questo evento vogliamo affermare che lo sviluppo della montagna non può più essere misurato soltanto attraverso il pil.

La vera ricchezza si misura anche nella capacità di generare coesione sociale, qualità ambientale e resilienza.

Le oltre 300 esperienze premiate in questi anni dimostrano che esiste già una montagna che costruisce futuro e rafforza il legame di metromontagna tra territori alpini e città. È questa la montagna che, spesso controvento, vogliamo rendere visibile e rafforzare».

 

Il Summit nazionale bandiere verdi organizzato da Legambiente - in collaborazione con Dislivelli, con il contributo di Patagonia, il Comune di Rovereto, La Foresta, Cassa Rurale VallaGarina - ha visto esperti, realtà territoriali e associazioni confrontarsi sui grandi temi legati alla montagna,  dagli effetti della crisi climatica in quota e a valle allo spopolamento abitativo alla coesistenza tra uomo e animali selvatici alle sfide legate al turismo sostenibile.

Ma il dibattito ha riguardato anche la capacità della montagna di generare benessere durevole attraverso comunità coese, economie territoriali, biodiversità, cultura e cura dei paesaggi, trasformando i territori fragili in laboratori di futuro.

«Negli ultimi 10 anni, dal 2017 al 2026, il Summit ha visto la premiazione di ben 177 bandiere verdi, che vanno ad aggiungersi alle 145 premiate dal 2004 al 2016 da Legambiente. Dopo il Summit di oggi, prevista domani domenica 16 maggio dalle 9.30 alle 12.30 la visita guidata alla Malga Riondera con un percorso rurale e musicale tra gli alberi monumentali, a seguire degustazione dei prodotti tipici», conclude Legambiente.

In alto, foto di gruppo dopo la consegna delle bandiere ieri pomeriggio a Rovereto (📷 Gianni Cavagna)

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