INTERVISTA

«La montagna e le sue comunità raccontate troppo poco dai media»

L'analisi di Marco Benedetti, esperto giornalista trentino, per trent’anni direttore del Bollettino Sat, periodico che ora ha lasciato spazio alla nuova rivista Annuario. «Il panorama delle pubblicazioni dedicate alle terre alte si è ristretto e peraltro si tratta di un fenomeno tipicamente italiano»

SENTIERI Nuovo Annuario Sat: «Luogo di dialogo per voci della montagna»
ONLINE Annuari della Sat, la montagna trentina dal 1874 al 1931
STORIA “La Casa della Sat”: testimone di settant'anni densi di vita


FABRIZIO TORCHIO


Firmando l’ultimo numero del Bollettino Sat, il giornalista trentino Marco Benedetti ha scritto la parola fine ad un’esperienza poco comune per un professionista dell’informazione. Per trent’anni è stato il direttore responsabile del periodico che ora ha lasciato spazio ad una nuova rivista, l’Annuario

Frequentatore della montagna in ogni stagione, giornalista, fotografo, autore di guide e altre pubblicazioni, Marco ha assistito in questo trentennio a molti cambiamenti, dalla nascita di siti Web specializzati al tramonto delle riviste tradizionali - di cui è stato anche a lungo collaboratore -, dall’avvento dei social alla crescita di nuove modalità di fruizione della montagna.

Prima di diventarne direttore, nel 1988 eri stato nominato nella commissione che si occupava del Bollettino: com’è stata questa esperienza di 36 anni?

«Una lunga e appagante esperienza umana e professionale, ricca di soddisfazioni. Avevo iniziato da alcuni anni a collaborare con il quotidiano Alto Adige e mi ero proposto come collaboratore della nuova rivista Alp, che è stata per diversi decenni un modello nel fare informazione sul mondo dell’alpinismo, ma anche sulle emergenze ambientali nelle terre alte.

Fu Ulisse Marzatico a chiedermi di collaborare al Bollettino, che a suo modo di vedere andava ripensato, ma soprattutto “rivitalizzato” nei suoi contenuti e anche graficamente. Abbiamo iniziato questa avventura valorizzando soprattutto l’impegno della Sat nella tutela delle terre alte, dando grande spazio alle attività delle Sezioni e ai contributi dei soci affinché il Bollettino fosse innanzitutto la loro voce. E anche dando il giusto spazio all’alpinismo locale.

L’aver ampliato, grazie a questa attività, conoscenze professionali diventate un bagaglio che mi ha accompagnato in tutta la mia esperienza di lavoro giornalistico, non è però nulla rispetto al privilegio di aver toccato con mano la complessità e la ricchezza culturale, umana e valoriale delle persone che animano un’associazione come la Sat».

Siti Web specializzati e social sono oggi importanti veicoli di informazione sul mondo della montagna: come hai vissuto queste trasformazioni?

«Se scattiamo un’istantanea dell’informazione dedicata al mondo della montagna oggi in Italia troviamo una sola pubblicazione cartacea che è La Rivista del Club alpino italiano. E poi la collana monografica Meridiani Montagne e Ski Alper, molto verticale come contenuti.

Un panorama molto risicato rispetto al passato e la prima osservazione che mi viene da fare è: è successo solo in Italia.

Perché basta fare un salto alla Biblioteca della montagna della Sat per vedere come, all’estero, le riviste di montagna non legate alle associazioni alpinistiche, continuano ad essere pubblicate. Sempre all’estero c’è un proliferare di riviste che coprono il mondo dell’outdoor in quota, dal mountain running all’hiking, fino alle e-mountain bike.

La crisi dell’editoria italiana, con lo spostamento di grossi budget pubblicitari verso altri media, è sotto gli occhi di tutti da tempo, e l’universo dei periodici di settore è stato quello più colpito.

Sul fronte dei quotidiani, e in particolare quelli locali, ho visto esperienze di valore concludersi con l’uscita di scena di chi le aveva avviate e alimentate con impegno e passione. Dal mio punto di vista una scelta sbagliata: in un’area alpina come la nostra e con la sua complessità, una pagina sulle terre alte nei quotidiani locali dovrebbe esserci.

Per contro, vi sono alcuni siti Web che si sono affermati negli anni, sono anche molto seguiti, e vi troviamo diverse firme che una volta si leggevano sulle riviste cartacee».

Che tipo di informazione viene richiesta, secondo te, dai frequentatori attuali della montagna?

«In quanto frequentatore, mi verrebbe da dire che al primo posto vengono i bollettini meteo e i bollettini valanghe e la riprova può essere nel costante miglioramento, sia dal punto di vista dei contenuti che della interpretabilità, di questi strumenti di supporto ad escursionisti ed alpinisti.

Sicuramente la percorrenza e la condizione dei sentieri in quota, anche di quelli che raggiungono i rifugi, specie dopo periodi di maltempo o fenomeni atmosferici importanti.

E tutto ciò che contribuisce a creare responsabilità e accrescere una cultura della prudenza in chi la frequenta e rispetto al tipo di esperienza che si intende fare».

Quotidiani e media tradizionali come trattano oggi, secondo te, i temi della montagna, al di là dei fatti di cronaca?

«Se un tempo gli inviati, i cronisti e le telecamere andavano incontro a Bonatti di ritorno dalle sue imprese, dopo i 14 ottomila di Messner, tutto questo è venuto meno e oggi l’alpinismo è semplicemente sparito dai media generalisti.

Aggiungo anche dalle cronache locali, perché gli stessi alpinisti si raccontano su altri media.

Oltre i fatti di cronaca e in cui dobbiamo includere il preoccupante incremento di interventi per recuperare un numero sempre maggiore di sprovveduti e di improvvisati che si avventurano in quota, la mia impressione è che il racconto delle terre alte, arriva sui media se collegato ad un fattore “emergenziale”: i cambiamenti climatici e l’impatto sui ghiacciai, i fenomeni atmosferici anomali che sconvolgono in pochi minuti un territorio, il bostrico che attacca le foreste, le invasioni di alcuni spazi alpini da parte del turismo dei selfie.

Un racconto ancora troppo riduttivo forse, mordi e fuggi anch’esso, che sembra voler ignorare le storie e le vite straordinarie che la montagna e la gente che in montagna vive ci può raccontare».













Ambiente&Percorsi

INTERVISTA

«La montagna e le sue comunità raccontate troppo poco dai media»

L'analisi di Marco Benedetti, esperto giornalista trentino, per trent’anni direttore del Bollettino Sat, periodico che ora ha lasciato spazio alla nuova rivista Annuario. «Il panorama delle pubblicazioni dedicate alle terre alte si è ristretto e peraltro si tratta di un fenomeno tipicamente italiano»

SENTIERI Nuovo Annuario Sat: «Luogo di dialogo per voci della montagna»
ONLINE Annuari della Sat, la montagna trentina dal 1874 al 1931
STORIA “La Casa della Sat”: testimone di settant'anni densi di vita


FABRIZIO TORCHIO

Primo piano

MERCATI

Guerra nel Golfo, sul Garda si temono disdette e calo del ricco turismo arabo

L'anno scorso un incremento, ma ora le tensioni dopo l'attacco israelo-americano all'Iran potrebbero influire sulle scelte. Andrea Maggioni di Confesercenti: «L’incertezza geopolitica, la maggiore cautela nei viaggi internazionali, potrebbero incidere sulle scelte di viaggio e anche il segmento luxury sensibile alle dinamiche macroeconomiche globali»

2025 Vola il turismo sul Garda, Trentino «locomotiva»
TRASPORTI Verona-Garda: passo avanti del progetto di ferrovia

 


DANIELE PERETTI
Memoria

Resistenza, il ricordo di Mario Pasi "Montagna" e delle altre vittime dei nazisti

A Belluno, ieri, anche una delegazione dell'Anpi trentina alla cerimonia per i dieci impiccati del Bosco delle Castagne, fra i quali il medico ravennate che lavorava all'ospedale Santa Chiara di Trento prima di spostarsi nella vicina provincia dolomitica a rinforzare le brigate garibaldine nella vicina provincia dolomitica su iniziativa del partito comunista

TESINO Ora uccisa dai nazisti a 18 anni, il sentiero della partigiana
LIBRO 
"Sentieri partigiani" fra monte Grappa, Bassano e dintorni


ZENONE SOVILLA