storia

Annuari della Sat, la montagna trentina dal 1874 al 1932 sfogliabile online

Furono pubblicati in un arco temporale di circa mezzo secolo e già nel 1973 una voce autorevole come Gino Tomasi li aveva definiti la più importante fonte di illustrazione dell’ambiente naturale locale. I 26 volumi, conservati alla Biblioteca della montagna del sodalizio alpinistico, sono stati tutti digitalizzati e resi disponibili liberamente al pubblico

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FABRIZIO TORCHIO


«È doveroso però tornare a sottolineare, con la semplicità delle cose certe, che gli Annuari della Sat vanno considerati come la sede bibliografica, prima in ordine di tempo e la più valida e genuina per valore contenutistico, che abbia accolto scritti di ogni mole, vòlti alla illustrazione dell’ambiente naturale trentino».

Riportiamo le parole di Gino Tomasi attingendole dal suo capitolo «Gli studi geografici e naturalistici», nel volume commemorativo «La Sat cento anni 1872-1972» (Trento, 1973), per parlare di quello che lo studioso riteneva a ragione per la Sat, nel campo della ricerca, «il suo maggiore indiscusso vanto»: i ventisei volumi degli Annuari, pubblicati dal sodalizio in un arco temporale che va dal 1874 al 1932.

Direttore del Museo tridentino di scienze naturali (oggi Muse) dal 1965 al 1992, Tomasi dimostrò, in poco più di una ventina di pagine, «quale, quanta e di che natura ed epoca sia la massa, davvero sbalorditiva, di guide, singoli contributi, studi, monografie, note, impressioni, che compongono la gloriosa collana dei preziosi Annuari».

Fra le speranze da lui espresse vi era anche quella di trovare la via «per riporgere ai lettori, magari in dignitoso “reprint”, questi testi ormai divenuti irraggiungibili rarità bibliografiche».

L’auspicio è divenuto realtà: con la scansione completa di tutti gli Annuari conservati alla Biblioteca della Montagna-Sat, con una scheda ciascuno contenente indice e riassunto, si può sfogliare online ogni numero di questa pubblicazione unica che, per prima, rispose agli scopi dello statuto della Società Alpina del Trentino: «La visita, lo studio e la illustrazione delle Alpi Tridentine».

Con una certa dose di preveggenza, Tomasi aggiunse un ulteriore apprezzamento: «Quello costituito dall’insostituibile valore rappresentato dalle testimonianze, scritte e spesso raffigurate, del nostro paesaggio alpino, colto in una fase che siamo autorizzati a giudicare (se teniamo presente le attuali lesioni) ancora indenne da turbamenti distruttivi.

Di fronte all’attuale, e certamente futuro, sbranamento del nostro ambiente fisico e biologico, avremo così modo di ricordare, col sentimento e con la ragione, la veste che esso rappresentava ai nostri padri. E se, tanto per indulgere a un sogno - proseguiva Tomasi - ci fosse dato domani di operare per un’azione di ripristino, potremmo disporre, con le descrizioni dei vecchi satini, di documenti inoppugnabili per un tentativo di restauro paesaggistico, floristico e faunistico».

A partire dalla descrizione del territorio, gli Annuari Sat sono una fonte ricchissima di informazioni, come risulta evidente scorrendo i saggi in forma di guida delle valli e delle montagne trentine. Contributi monografici preziosi, al punto che cinque Annuari sono occupati dalla Guida del Trentino e dalla Guida di Monte Baldo di Ottone Brentari.

Accanto alle descrizioni di ascensioni compaiono contributi sulle materie più varie come glaciologia, meteorologia, ipsometria, idrologia, botanica, toponomastica.

E vi compaiono i nomi delle guide di montagna che operano nel Trentino e l’elenco dei soci (153 quelli iscritti alla data del 1° gennaio 1874).

Ricchi di dati, finemente illustrati, gli Annuari recano le firme di alcuni degli studiosi più noti dell’epoca - dall’abate Antonio Stoppani al meteorologo Francesco Denza - e varcarono confini e mari finendo nella biblioteche dei club alpini europei e persino in quella oltreoceano dell’Appalachian Mountain Club, fondato nel 1876.

Cessata la pubblicazione con l’Annuario del 1904, la Sat riprese la serie nel 1925, dando alle stampe nel 24° volume la Monografia del Gruppo di Sella. Gli ultimi due Annuari, editi a cura del Comitato scientifico della Sat, recano la data del 1929-30 e del 1930-31, divisi in una parte alpinistica e in una scientifica.

La visione «sportiva» dell’alpinismo, però, aveva soppiantato già da tempo la connotazione scientifica, comune un po’ a tutti i club alpini nati nell’Ottocento: nel 1904 era uscito il primo numero del Bollettino dell’Alpinista, bimensile, «un periodico accessibile a tutti i soci che continuavano ad aumentare e che erano dislocati in ogni angolo del Trentino ed anche fuori di esso», come ha sottolineato Riccardo Decarli nell’Indice generale dei periodici Sat.













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