ITINERARI

Vezzena, malga Marcai di sopra: nella terra dei cimbri

Alla scoperta di un luogo che in uno scenario incantevole custodisce una lunga storia segnata dalle fondamentali pozze, dai pascoli, dai mercati e dalle dispute di confine tra Impero e Venezia, fra trentini e vicentini

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FIORENZO DEGASPERI


Come nel terreno calcareo dei monti Lessini, anche qui sull’altopiano delle Vezzene un tempo la sopravvivenza estiva del bestiame era affidata alle pozze, dei piccoli laghetti costruiti artificialmente o che sfruttavano depressioni naturali, le doline, rese impermeabili da uno strato di tèra créa battuta, creato per trattenere le acque piovane.

Le pozze segnano il territorio alpestre di questo lembo estremo del Trentino, al confine con le genti cimbre dei Sette Comuni dell'altopiano di Asiago.

Ogni malga ne possiede almeno una e sono talmente importanti che ad ognuna di esse è stato assegnato un nome, come Pozza della Portera e la Pozzona.

La malga Marcai – di sopra e di sotto – di pozze ne possiede ben cinque. Due di esse, Pozza Gioconda e la vicina Pozza del Prato, sono adiacenti la malga Marcai di Sopra. Altre tre sono collocate ad una quota superiore e sono la Pozza dello Spiz, del Camin e della Bocca di Forno.

Se pensiamo che nei primi anni del Novecento quassù c'erano circa 80 malghe, possiamo ben immaginare il paesaggio naturale e il paesaggio culturale che si presentava sull'Altopiano.

Molte di queste pozze sono state abbandonate, oppure si confondono con le profonde buche causate dagli incessanti cannoneggiamenti durante la Prima guerra mondiale, che quassù ha lasciato profonde cicatrici nella terra e nell'anima.

Da tempi immemorabili le grandi distese dell'altopiano furono sfruttate dai pastori come alpeggi.

Le prime testimonianze scritte fanno risalire alla fine del XII secolo lo sfruttamento dell'altopiano – sebbene la sua frequentazione sia ben più antica –, sfruttamento alimentato dalla progressiva colonizzazione delle migrazioni di genti di origine germanica.

Infatti il termine Vezzene deriva dal cimbro prati, praterie, ad indicare uno dei maggiori introiti per la difficile vita delle genti di montagna.

La malga Marcai, trovandosi al confine con il territorio vicentino – possedimenti della Serenissima –, come tante altre malghe e pascoli della zona fu al centro di infinite controversie tra i domini asburgici e quelli veneziani.

I signori di Beseno e di Ivano, il vescovo di Trento e il conte del Tirolo, da un lato, l'aristocrazia veneziana e vicentina, la Magnifica Reggenza dei Sette Comuni dall'altro, oltre naturalmente alle comunità frontaliere di entrambe le parti, alimentarono per secoli uno stillicidio di provocazioni, rappresaglie, minacce e ricomposizioni, al cui centro stava sempre lo sfruttamento del bosco e dei pascoli.

Un'infinità di termini scandisce ancor oggi lo spazio tra i pascoli trentini e quelli liminari dei Sette Comuni. Verso la fine dell'Ottocento quassù pascolavano più di 7.000 capi di bovini, per non parlare degli innumerevoli greggi di ovini provenienti dalla pianura Padana, con tutte le storie legate alla transumanza che aleggiano su questi pascoli.

Da qui, inoltre, transitava un'antica strada di collegamento tra l'Altopiano e il fondovalle della Valsugana, sfruttato, tra le tante cose, anche per la transumanza e la monticazione.

Il tracciato passava da malga Costesin (per chi proveniva da Luserna o dalla val d'Astico), malga Basson di sopra, passo Vezzena, malga Marcai, malga Giau – dove giau significa valico in un antico linguaggio prelatino e, ancor oggi, viene utilizzato per indicare la malga Marcai di sopra –, malga di Porta Manazzo, Porta Manazzo, valle di Sella, Borgo Valsugana.

"Manazzo" significa maneggio. Una via importantissima questa, oggi dimenticata completamente ad eccezione di qualche escursionista solitario.

Era anche la via utilizzata dai contrabbandieri del sale. "Porta Manazzo" viene citata già nella Carta di Regola di Caldonazzo nel 1260, dove si reclama il possesso ab antico della Costa – Cima Manderiolo è chiamata dai locali Costa – qua confinat cum Mazo, sfruttata indebitamente dai Vicentini.

Il toponimo riappare negli atti della Commissione per i confini, istituita nel 1605 tra Austriaci, Trentini e Veneti, quando si decise che le montagne di Costa e di Vezzena, coi loro pascoli, boschi e pertinenze, spettavano alla comunità di Levico, nonché in carte successive.

Il termine stesso di "Marcai" deriva da mercati, fiere. Un tempo, sui prati antistanti la malga, si teneva il mercato del bestiame con annessa fiera.

Luogo ideale per scambiare le merci, a pochi passi dal confine con la Serenissima. Ancor oggi la malga viene cargata rispettando le antiche scadenze, il giorno di Sant'Antonio, il 13 giugno e, per il descargo, il 21 settembre, ricorrenza di San Matteo.

Ogni anno, il 24 giugno, sul piazzale antistante la malga si ritrovano quasi 200 persone per ricordare un episodio avvenuto durante la Prima guerra mondiale. Dalla Valsugana, Levico, Caldonazzo, dal vicentino e in particolare della zona di Asiago, arrivano amici e parenti dei protagonisti di quell'episodio, ricordato con un cippo sul quale si leggono 22 nomi.

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Per conoscere quella storia occorre risalire al lontano 24 giugno del 1915, quando l'allora giovane alpino Marco Ambrosini, classe 1895, del 6° reggimento del battaglione Bassano, si salvò dalla mitraglia grazie a un grosso abete che gli fece da scudo e sul quale si conficcarono più di venti colpi sparati contro di lui dal nemico.

Di quell'abete non resta ora che un ceppo ma, a guerra finita, l'Ambrosini fece erigere un cippo con due lapidi, lì vicino.

Una riporta scolpiti i nomi di 22 commilitoni, su 800 circa partecipanti a quella battaglia, tra i quali anche quello di un cappellano militare.

L'altra lapide ha incise le parole che Marco Ambrosini stesso ha scritto: «Sotto le fronde di un ombroso abete in questo luogo montai più volte di vedetta. Il suo tronco mi fece scudo dal piombo nemico ed ebbi salva la vita».

ITINERARIO

Accesso stradale

Passo Vezzena è raggiungibile da Trento percorrendo la strada che transita per Vigolo Vattaro, Vattaro, Carbonare, Lavarone, oppure la più ardue salita che si diparte da Levico, località Locchere – ricalcando l'antica strada militare austroungarica –, Passo di Monterovere, quindi proseguendo fino al nostro Passo. Da Rovereto invece si sale a Serrada-Folgaria-Carbonare-Lavarone, Passo di Monterovere o da Besenello via Folgaria-Carbonare.

Punto di partenza/arrivo

Passo Vezzena (m 1402)

Percorso

Raggiunto il Passo Vezzena si svolta a sinistra, passando accanto all'albergo Vezzena. Proseguendo si arriva al vicino ristorante "Al Verle" dove c'è possibilità di parcheggio.

Avviandosi a piedi, si raggiunge un vicino gruppo di case ed un bivio con una strada asfaltata, a destra, chiusa al traffico.

La strada passa accanto alla Colonia, costeggia i ruderi del Forte austroungarico di Busa Verle (m 1505), quindi si svolta a destra per strada forestale fino alla Malga Marcai di sopra (m 1657), sfiorando la Pozza Gioconda, un laghetto artificiale che, come tanti altri creati per abbeverare il bestiame, segna il panorama dell'altopiano.

Rientro: dalla stessa oppure, per evidente sentiero, alla sottostante Malga Marcai di sotto (m 1527) quindi, in leggera salita, ci immettiamo sulla strada dell'andata.

Tempi: 1 ora e 30 minuti l'andata, altrettanto per il ritorno.

Dislivello: nemmeno 300 m.

[Questo testo è tratto dal secondo volume di Fiorenzo Degasperi "Andar per malghe in Trentino", edizioni Curcu&Genovese, 2015]













Ambiente&Percorsi

CONVEGNO

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