ITINERARI

Valle dei Laghi, lungo il sentiero dove il vino si fa Santo

Quattro tappe attraverso le zone di produzione, le cantine e gli amabili paesaggi di un territorio vocato alla viticoltura: lungo il sentiero della Nosiola si snoda un percorso escursionistico segnalato dell’Ecomuseo, fra il lago di Cavedine e Vezzano

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FABRIZIO TORCHIO


Quattro tappe attraverso le zone di produzione, le cantine e gli amabili paesaggi di un territorio vocato alla viticoltura, quello della Valle dei Laghi. Parliamo del Sentiero della Nosiola, «dove il vino si fa Santo», un percorso escursionistico segnalato dell’Ecomuseo della Valle dei Laghi fra il Lago di Cavedine e Vezzano. 

Un percorso (le foto di questa pagina sono tratte dalla brochure ufficiale) che permette di scoprire alcuni degli angoli più suggestivi del «paesaggio coltivato» fra boschi, coltivazioni di viti e olivi, abitati caratteristici, corsi d’acqua e laghi. È, appunto, il «cuore» del (o della) Nosiola, varietà a bacca bianca che, grazie a processo di appassimento delle uve che si protrae fino al periodo di Pasqua, si trasforma il Vino Santo.

«Il Nosiola è la varietà autoctona bianca più diffusa nel Trentino - ci spiega l’enologo Luciano Groff - e, fino agli anni Ottanta, rappresentava anche una delle varietà bianche più coltivate. Due sono le zone caratteristiche di produzione: quella delle colline di Pressano e Sorni e la zona della Valle dei Laghi, in particolare quella piccola catena di colline che separa la Valle del Sarca dalla Valle di Cavedine. È un ambiente particolarmente favorevole alla vite, sia per il clima, sia soprattutto per le caratteristiche dei terreni di origine calcareo-marnosa.

L’origine della varietà è incerta, due decenni fa attraverso l’analisi del genoma si è capito essere parente del Groppello di Revò ma anche del Petite Arvine coltivato nel Vallese. Oltre che per vino fermo, è sempre stata utilizzata per produrre Vino Santo. Si presta al lungo appassimento e riesce a sopportare fino alla primavera la fase di disidratazione nei fruttai dove, grazie all’azione dell’Ora del Garda ma anche dei venti di monte come il Pelèr, si creano le condizioni di cambio di umidità che favoriscono lo sviluppo della Botrytis infavata, elemento che caratterizza la qualità del Vino Santo».

La prima delle quattro tappe del Sentiero della Nosiola è un percorso ad anello che si sviluppa con partenza e arrivo dal Lago di Cavedine (casa sociale) lungo la strada che porta a Pietramurata (10,5 km).

Il secondo anello inizia e si conclude in via San Siro a Pergolese: per il sentiero della Madonnina, tra carpini, lecci e pini si sale a monte dell’abitato e si giunge alla palestra di roccia di San Siro (poco più di 5 km).

La falesia frequentata dagli arrampicatori è anche il punto di partenza e di arrivo della terza tappa ad anello. Fra i vitigni, dalla Cros del Mont in vista di Lasino, si percorre il crinale montuoso che divide la Valle di Cavedine dal corso del fiume Sarca arrivando alla chiesa dei Santi Mauro, Grato e Giocondo, sul valico chiamato Frassenè presso Calavino. La data 1599 incisa sul rosone segna la ricostruzione della chiesetta, con l’aggiunta dell’abside, voluta da Ludovico e Carlo Gaudenzio Madruzzo. Per la strada del Polio si torna alla croce di Lasino (poco più di 6 km).

La quarta tappa conduce invece dalla chiesetta di San Mauro alla località Due Laghi attraverso i monti di Calavino e i vigneti. Si costeggia poi il Lago di Santa Massenza per arrivare alla località Sottovi e quindi, proseguendo fra i lecci, a Nosioi e a Santa Massenza, da dove si può continuare la camminata fino a Castel Toblino (8,5 km).

Lungo le quattro tappe del percorso si incontrano le cantine e le aziende agricole dove nasce il Vino Santo. «Il tentativo dei produttori in loco - spiega Luciano Groff - è quello di valorizzare il Nosiola e consentire che rioccupi, nel panorama dell’enologia trentina, un suo spazio».

Come avviene la produzione di Vino Santo? «Il primo passaggio - spiega Groff - è la raccolta in vigneto delle uve più spargole; la raccolta può essere anticipata di qualche giorno in modo da avere uve integre, sane e con una buccia che abbia una certa resistenza meccanica.

Posta sui graticci o raccolta nelle cassettine in vigneto, l’uva viene posizionata sui fruttai in modo tale che la ventilazione possa garantire l’appassimento senza sviluppo di muffe o marciumi.

L’appassimento è molto lento, caratteristica della buccia della Nosiola è di permettere una traspirazione limitata nel tempo e dar modo di formare quei precursori aromatici che andranno a caratterizzare il vino. Poi si procede alla pigiatura e alla raccolta del mosto che è molto concentrato in zuccheri e viene fatto fermentare lentamente. Il disciplinare prevede tre anni di invecchiamento ma i vini santi posti in commercio ne hanno almeno il triplo». Sul sito web dell’Ecomuseo si trovano le informazioni e le descrizioni del percorso. 













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