Val di Fiemme: a malga Cazzorga, nel territorio del dispettoso Salvanèl
Camminata tranquilla dal ponte delle Stue, raggiungibile da Molina verso la strada per il passo Manghen, lungo la Val Cadino, oppure dalla Valsugana attraverso la val Calamento e il valico. La struttura montana è di proprietà della Magnifica Comunità di Fiemme, in una conca idilliaca nel Lagorai, fra natura e storia delle attività del bosco e dell'alpeggio, con il sapore dei formaggi tipici della zona
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Agli inizi del che della Novecento le malghe che segnavano il territorio della valle di Fiemme erano più di 60. La Magnifica Comunità, all’allevamento e alla monticazione estiva, ha sempre privilegiato la coltivazione delle ampie distese boscose da cui si ricava ancor oggi il prezioso legname utilizzato nei più svariati settori, non ultimo – grazie al legno di risonanza ricavato dall’abete rosso della foresta di Paneveggio – quello della costruzione di strumenti musicali come il violino.
La famosa foresta demaniale di Paneveggio è chiamata infatti la “foresta dei violini”.
Una scelta economica che ha portato oggi ad avere, sia sui versanti settentrionali del Lagorai che in quelli meridionali del Corno Nero-Latemar, soltanto una quindicina di malghe attive per il pascolo.
Tra queste soltanto cinque svolgono anche la funzione di agritur (malga Sadole, malga Salanzada, malga Valmaggiore) o di semplice posto di ristoro (malga Nuova e malga Cazzorga).
In queste malghe si monticano soprattutto bovini anche se, grazie a diversi giovani pastori, è in aumento l’allevamento degli ovini e dei caprini.
Dal latte ricavato nascono formaggi famosi come il “puzzone” di Moena (prodotto dal caseificio di Predazzo e Moena), che prende nome dal forte odore che lo caratterizza, il formaggio tenero “Dolomiti” e il “Nostrano della valle di Fiemme”, riconoscibile dalla crosta umida ricoperta da una patina untuosa.
È questo il formaggio che troviamo in quasi tutte le cucine delle malghe, dal forte sapore ricco e gustoso, accompagnato di solito con il “Fontal”, reintrodotto recentemente per via del suo gusto profumato e saporito.
Abbiamo poi il “Lavazè” (stagionato 4-5 mesi, prodotto dall’omonima malga) e il “Caprino”, dal sapore forte e molto consistente, con la pasta che al taglio si presenta compatta, di colore bianco o paglierino con occhiatura sparsa e rada. Infine il latte della valle viene utilizzato per il famoso “Grana Trentino” (prodotto anche a Cavalese dal caseificio sociale), un formaggio senza conservanti con una stagionatura superiore ai 15 mesi.
La malga Cazzorga, di proprietà della Magnifica Comunità di Fiemme, sita sul terreno comunale di Castello di Fiemme, è una delle maggiori produttrici di latte dell’intera valle. Situata in una conca boscosa tra le più idilliache di questa parte del Lagorai, la malga prende il nome dal termine dialettale Cazzorghe, un diminutivo utilizzato per indicare il termine “caccia”.
Un tempo in questi boschi e sui declivi erbosi delle vette si svolgeva una quotidiana caccia, talvolta legata alla sussistenza, a camosci, cervi e caprioli.
La tranquilla camminata che ci conduce alla malga Cazzorga ci introduce nel silenzioso ed incontaminato mondo alpestre, probabilmente molto più vissuto in passato che nel presente.
Il nome Stue, da cui il toponimo della valle e del rivo, Rio delle Stue, proviene dal lavoro dei boscaioli. Stue viene denominato lo sbarramento artificiale che un tempo veniva eretto lungo un torrente, per creare piccoli bacini dove si radunava il legname abbattuto dai boscaioli che veniva poi trascinato a valle dall’impeto dell’acqua una volta rimosse le stue.
Una delle prime testimonianze della creazione di queste stue è datata 1777, quando la Magnifica Comunità di Fiemme dà ordini di costruire una stua o chiusa in Val Cadino. Ciò fu dovuto al fatto che l’alluvione del 1776 aveva cagionato tanti danni a Fiemme e ai depositi del legname della Comunità ai Vodi di Lavis.
Tra l’altro, l’acqua aveva distrutto proprio la strada carreggiabile della Val Cadino, costruita nel 1624, sotto lo scariato di Antonio Gabrielli di Predazzo. Il luogo ove la stua fu edificata era situato alla confluenza dei due rivi, che scendono rispettivamente dall’Agnelezza e dalle Stellune, e porta ancor oggi il nome di Le Stue.
Un tempo i boscaioli, così come i malgari e i pastori, non trascorrevano le giornate nella quiete e nella tranquillità più assoluta.
C’era un personaggio che si aggirava per le foreste della Val Cadino, un essere di cui si raccontavano le cose più incredibili. Era il Salvanèl dispettoso. Se ne accorsero per primi gli operai incaricati dalla Magnifica di aprire una nuova strada tra la valle di Fiemme e la Valsugana tramite il Passo del Manghen, per favorire e velocizzare i commerci tra le due valli, ma anche per garantire ai valligiani una possibile via di fuga. Così i boscaioli si dettero da fare, tagliando alberi a più non posso.
Il Salvanèl stette a guardare finché, stufo delle urla, dei canti e delle distruzioni dei boschi per mano umana, decise di giocargli un brutto scherzo. Prese un secchio pieno di resina e la stese sulle code e sulle criniere dei cavalli custoditi in un recinto.
Quando i fiemmesi tornarono dal lavoro e videro i cavalli tutti impiastricciati non gli rimase altro che tentare di lavarli. Erano ben consapevoli di chi fosse la colpa. Lo scherzo si ripeté per diverse notti facendo andar su tutte le furie i boscaioli. Nonostante questo i lavori proseguirono.
A strada completata il Salvanèl non poté far altro che arrabbiarsi ma ormai era tutto inutile. Non gli rimase che fuggire nella foresta più profonda, nella valle più solitaria, la Valle delle Stue, appunto. E lì, ogni tanto, si aggira, cercando di spaventare qualche cercatore di funghi o qualche escursionista: non si riesce a vederlo bene, soltanto un’ombra che corre da un albero all’altro.
La risalita di questa valle, ben lungi dall’essere monotona, permette di osservare da vicino come la vegetazione muti gradualmente al variare dell’altitudine: dai boschi di abete bianco, diffusi sul fondovalle fresco e umido, a quelli di abete rosso, per concludere con le formazioni di larice e pino cembro, veri e propri pionieri delle quote estreme.
Il consiglio dell’escursionista
Dalla malga Cazorga in nemmeno trenta minuti e con un dislivello di m 136 si arriva alla Malga delle Stellune (o Cazzorga Alta, m 1980) con un ripido sentiero che ci conduce fuori dal bosco.
Chi avesse ancora fiato e gambe allenate in poco tempo può raggiungere lo splendido lago delle Stellune (m 2099, ore 1.30 dalla malga Cazzorga), vero e proprio paradiso in terra. L’inverno il percorso fino alla malga è assai remunerativo, sia per lo scialpinismo che per chi ama le ciaspole.
ITINERARIO
Accesso stradale
Ponte delle Stue (m 1240) si raggiunge partendo da Molina di Fiemme, nell’omonima valle, proseguendo per il passo Manghen (m 2047) lungo la Val Cadino, fino ad arrivare al parcheggio del Ponte delle Stue.
Oppure dalla Valsugana attraverso la Val Calamento e il passo Manghen; quindi si scende per alcuni chilometri fino ad incontrare, sulla destra, il Ponte delle Stue e il parcheggio.
In questo secondo caso, nella stagione invernale, conviene verificare la percorribilità del Passo telefonando al numero 0462 341332 (Bar Ristorante Pineta).
Punto di partenza/arrivo
Ponte delle Stue (m 1240)
Percorso
Dal ponte si segue lungamente la strada forestale seguendo il segnavia n. 318 “Malga Cazorga – Lago delle Stellune”, transitando per la Malga Stue Bassa (m 1470), la Malga Stue Alta (m 1560) ed infine l’alpeggio e la Malga Cazorga (m 1845).
Rientro: dalla stessa
Tempi
Ore 2 l’andata; per il ritorno si calcolano circa ore 1.30.
Dislivello: m 605
[Questo testo è tratto dal secondo volume di Fiorenzo Degasperi "Andar per malghe in Trentino", edizioni Curcu&Genovese, 2015]
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