Valfloriana, malga Sass: esplorazioni nella terra dei cavezai
Percorsi fra natura e storia umana nella selvaggia e ardua valle che si diparte da quella di Cembra, insinuandosi tra due selvose dorsali per terminare ai piedi di una corolla di cime: per secoli questi luoghi hanno visto stagioni ben più animate e ed erano crocevia di strade, vie e vicende di territori contesi
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La selvaggia e ardua valle che si diparte da quella di Cembra, insinuandosi tra due selvose dorsali per terminare ai piedi di una corolla di cime formate dal Cimon del Tres (m 2292), dalle Pale delle Buse (m 2412), dal Monte Cogne (m 2171) e dal Monte Frattoni (m 2073) – seguendo un ipotetico segnatempo astronomico da est a ovest – è oggi poco nota agli escursionisti.
Eppure, per secoli, forse per millenni, questi luoghi hanno visto stagioni ben più animate e l’isolata malga del Sass (o Sas) acquista allora tutto il sapore di un rifugio sicuro, crocevia di strade, vie e storie di territori contesi.
Il vicino Monte Alto, proprietà del Capitolo del Duomo di Trento, fu terra di duri contrasti. Il Capitolo, con un famoso processo celebrato ad Egna nel 1336, rivendicò la proprietà di questo monte al comune di Sovèr, contro i tentativi di usurpazione messi in atto dalle genti della sottostante Valfloriana e di Albiano, a cui era stato affittato.
Erano i tempi in cui anche un piccolo lembo di terra poteva far la differenza tra il mangiare e la fame, il restare nel proprio luogo natio o l'emigrazione. Sovèr, piccolo villaggio ancor oggi appeso sulla costiera che sprofonda verso l'Avisio, era considerato un caposaldo della politica vescovile di Trento contro le autonomie delle valli vicine.
La Valfloriana, denominata negli antichi documenti con il termine di Welschflorian, cioè "Floriana italiana", guardava alla Magnifica Comunità di Fiemme più che a Trento: con lei spartiva la ricchezza del bosco e delle acque, in primis quelle dell'Avisio ma anche quelle del rio delle Seghe o il rio Longo, che ci accompagna con il suo rumoreggiare per l'intera salita alla malga, e nei quali un tempo si fluitava il legname.
Così come si fluitava il legname nel parallelo Rio de le Bòrre, che dalla vicina Malga Vernera alta lo trascinava fino a valle, nei pressi della frazione di Pianazzi (Piscine), dove il Rio si immetteva nell'Avisio.
La Valfloriana, un tempo, faceva parte di una più estesa zona chiamata Caverlana, che comprendeva anche le località di Stramentizzo e Capriana: così viene citata nell'anno 1242 in un documento riguardante l'Elenco dei redditi del signor Conte in Caverlana, recensendo 28 mansi, inoltrato ad Alberto III di Tirolo.
Questi boschi erano frequentatissimi – e non solo per ricavarne il legname –, quindi si dovevano controllare. Oggi la malga Sass – un tempo chiamata malga Buse del Sasso – è stata completamente ristrutturata dopo l'incendio del 31 maggio 1981 che bruciò completamente le due casere.
Un tempo era fatta di pietra e legno, e svolse la funzione di un utile quanto indispensabile ricovero – oltre che per pastori, malgari e casari – anche per gli innumerevoli viandanti che dalla Valsugana o dalla valle di Piné si recavano nelle terre della Magnifica Comunità di Fiemme o in quella di Fassa (quest'ultima un tempo appartenente al principato vescovile di Bressanone). Da qui passavano anche i contrabbandieri che portavano il vino della Valsugana per venderlo nei mercati austriaci, evitando i dazi imposti dalla città di Trento sulle vie di comunicazione del fiume Adige o sulle strade che portavano al nord.
Questi sentieri sanno raccontare storie antichissime. Furono calpestati fin dall'età mesolitica, come dimostrano i ritrovamenti legati all'industria litica di quel periodo, localizzati nei pressi della malga Sass a quota 1906 m e nel soprastante Passo Vasoni (o Passo Mirafiori, 2047 m).
I cacciatori mesolitici hanno infatti segnato le terre e i laghi del Lagorai alla ricerca estiva di animali da cacciare. Una folta frequentazione che ha portato con sé storie che sconfinano nella leggenda e nella fiaba.
Oltre alle voci sussurrate dagli alberi e dal vento che fischia sulle dirupate pareti delle cime e che parlano di nani minatori e giganti buoni, non bisogna dimenticare che qui si aggirano i cavezai, uomini altissimi senza volto con zoccoli di cavallo al posto dei piedi. Si fermavano spesso al Bait dal Manz prima di disperdersi nella foresta.
Si narra che riuscissero a insinuarsi nelle case per ascoltare i segreti degli abitanti. Accompagnavano quelle anime inquiete che, dopo aver spostato i confini per tutta la vita, sono condannate a girare di notte nei boschi con i termini (cippi confinari) in spalla. Le loro urla si sentivano rimbombare fin nei primi masi di Sicina e di Montalbiano: "El pesa!", ricordando il pesante fardello e il grave misfatto compiuto.
E se non erano loro, ci pensavano i Lovegàti, gatti con zampe di mulo che camminano alla rovescia, a spaventare le notti di chi dormiva nel bosco. E non ultime le streghe, che si aggiravano in una sorta di viavai continuo, attizzando temporali e tempeste. Forse per tenerle lontane si è voluto dare alla parte alta della valle il nome di Madonna, affinché le malefiche presenze stessero lontane. O la presenza mariana nasconde la più ben antica presenza, in queste cristalline acque, delle anguane, delle ninfe acquatiche?
Di sicuro c'è che il ricordo di queste figure si è concentrato nel grido che si alza potente: "Bona sera signori". È la consueta frase che qui dà inizio al famoso carnevale della Valfloriana, dove le maschere intagliate nel legno, i Matoci, aggirandosi per i masi e le strette vie dei paesi, preceduti dalla figura dell'Arlecchino, danno vita al contrasto con i matoel, ovvero alle fermate presso i centri abitati, dove, tra lazzi e risate, si dà il via a un contraddittorio di battute in cui si fa ampio ricorso ai doppi sensi, riallacciando così antichi rapporti in attesa dell'auspicata primavera.
L'occasione per salire alla malga Sass è anche quella di riscoprire questa parte del Trentino, dove le tradizioni storiche locali sono mantenute ancora oggi durante tutto l'arco dell'anno e ci aiutano a ricordare che una volta il tempo era quello agricolo-forestale e non quello meccanico e artificiale. Si può così assistere al taglio e alla condotta a valle del legname, alla settembrina desmontegata dalle malghe Coston e Busa del Sass, al carnevale dei Matoci e alle feste votive dei santi patroni, in particolare alla devozione, assai antica, per san Filippo Neri, che si tiene nella frazione di Sicina.
Welschflorian, Florian, Caverlana, Valfloriana sono tutti toponimi utilizzati nel corso dei secoli per indicare questa parte della Val di Cembra che, storicamente, rientra nella Valle di Fiemme. Il termine Floriana, il più utilizzato, deriva dal latino Flos, Floris (fiore), o da una formazione prediale con il suffisso -anus, dal gentilizio, sempre latino, Florius. Come dire: siamo nella valle dei fiori.
ITINERARIO
Accesso stradale
Casatta (860 m), piccola frazione della Valfloriana, è raggiungibile risalendo la sponda sinistra della Val di Cembra oppure, dalla Val di Fiemme, scendendo lungo l’Avisio.
Punto di partenza/arrivo
Bait dal Manz, 1296 m. Da Casatta si seguono le indicazioni per Malga Sass, risalendo la valle e toccando le vecchie frazioni di Barcatta, Casanova, Valle, Montalbiano (chiamato dai locali "Maganza") e Sicina (1190 m) fino al Bait dal Manz, dove consigliamo di lasciare l’auto, anche se è possibile raggiungere la malga tramite una stradina asfaltata.
Percorso
Dal Bait dal Manz si risale lungamente la stradina (ora asfaltata) fino alla malga (1950 m), camminando in un ambiente suggestivo e affascinante.
Tempi
Andata: 1 ora e 45 minuti – Ritorno: 1 ora e 15 minuti
Dislivello: 610 m
[Questo testo è tratto dal secondo volume di Fiorenzo Degasperi "Andar per malghe in Trentino", edizioni Curcu&Genovese, 2015]