ITINERARI

Le vedute dal monte Roen che affascinarono Brentari

Il celebre geografo, nella sua storica Guida del Trentino, definì «uno dei più bei punti di vista dell'intera provincia» questa cima in val di Non sul confine con l'Alto Adige (quota 2.116). Ma elogiò anche i 1.737 metri del Penegal: «La vista è stupenda: valle dell'Adige, Bolzano e Gries, Caldaro, Ora, Egna, ingresso della valle di Fiemme, catene dei Lagorai...»

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FABRIZIO TORCHIO


Geografo, insegnante e politico, nell'ultimo volume della sua notevole Guida del Trentino, frutto di 12 anni di lavoro, Ottone Brentari definì il monte Roen, con i suoi 2.116 metri di altezza, «uno dei più bei punti di vista» dell'intera provincia.

Raccomandò di salirvi dalla malga di Romeno, «La via più bella, preferita e consigliabile anche a ragazzi o signore», non senza elencare valli e cime visibili durante l'ascesa: «Latemar e Rosengarten, passo del Karersee, Corno Bianco e Corno Nero, Vezzana, Marmolada, monti fra Fiemme e Valsugana, e verso O monti e paeselli della valle di Rumo, gruppo del Cevedale, con tutte le sue cime...».

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Mezzo Trentino, insomma, si abbraccia con lo sguardo dalla cima sulla quale la Sat, non a caso, nel 1895 aveva eretto un rifugio, poi abbandonato «per i troppi atti vandalici di cui fu fatto oggetto dai montanari che arrivarono perfino a gettare dalle rupi il fornello economico della cucina» (Colò, Strobele, Sui monti trentini).

Forse, vi allignava ancora il timore delle streghe, che sul Roen avevano per tradizione il loro ritrovo «per trescare con i diavoli».

E dal Roen, secondo la leggenda popolare, cavalcando i loro manici di scopa passavano per la val d'Adige e si trasferivano sul Fausior.

Nel 1634, ricorda Brentari, tre donne ritenute streghe erano state bruciate vive dopo un processo nel castello di Nanno.

Ma se il Roen è il punto più alto della «corda di rupi calcaree che separano la valle dell'Adige da quella della Novella», anche per i 1.737 metri del Penegal Brentari «elencava» il panorama estesissimo: «La vista è stupenda: valle dell'Adige, Bolzano e Gries, S. Michele, S. Paolo, Girlan, Caldaro, Ora, Egna, laghi di Montiggel, Rosengarten, Schlern, ingresso della Valle di Fiemme, catene dei Lagorai, ingresso di Val di Sole col castello di Samoclevo, ecc.».

Un «casotto di legno» vi era stato costruito nel 1894, divenuto tre anni più tardi un albergo «foderato di legno entro e fuori, pulito, ad un minuto dalla piramide che indica la cima».

La piramide esiste ancora e, salendo a piedi dalla Mendola, è riconoscibile il capanno dove Ferdinando d'Asburgo contemplava il panorama.

Al rifugio malga di Romeno, 1.768 metri, si arriva in pochi minuti dal parcheggio sottostante, al termine di una strada in gran parte asfaltata che sale da Amblar in val di Non.

Dalla malga, lasciando a sinistra la stradina per malga Mezzavia e di fronte quella per il rifugio Oltradige, si segue il sentiero 500 nel bosco, alzandosi su fondo sassoso. Il sentiero guadagna quota sul versante settentrionale, esce dalla vegetazione d'alto fusto e infine conduce sui prati e fra i mughi alla cima del monte Roen, 2.116 metri (1 ora e 15 circa).

Costruito nel 1913 dalla sezione Überetsch del Deutscher und Österreichischer Alpenverein, il rifugio Oltradige si trova in una bella conca di abeti e larici sovrastata dalle pareti del Roen, a 1.773 metri.

L'accesso dalla malga di Romeno è facile e rapido: seguendo il segnavia 560 si impiegano circa 20 minuti.

Di fronte all'hotel Caldaro/Kaltererhof, al passo della Mendola, 1.363 metri, si imbocca il sentiero 500. Questo conduce in breve al bivio con la passeggiata Principe Ferdinando che, a destra, permette di raggiungere il belvedere dove l'Asburgo avrebbe sostato ammirando il panorama.

Già da qui la vista abbraccia Bolzano e le Dolomiti. Proseguendo sul sentiero 500, che verso destra si inoltra nel bosco, si guadagna quota raggiungendo la strada asfaltata che da passo Mendola sale al Penegal (45 minuti circa fino qui).

Il sentiero prosegue al di là del nastro di asfalto e, seguendolo, si rientra nel bosco per tornare una seconda volta sulla strada, riattraversarla e proseguire lungo il crinale che si apre verso la città di Bolzano e la valle dell'Adige.

Il sentiero conduce infine al Penegal, dove si trova il grand hotel. Poco a monte di questo, la torretta belvedere e un masso erratico che i ghiacciai hanno trasportato fin qui dalla Ötztal (ore 1.30 circa in tutto).

Al Penegal si arriva anche dalle Regole di Malosco (ristoranti, vi si giunge per strada asfaltata da Ronzone) lungo il segnavia 508. Dapprima si percorre una strada carrozzabile, che conduce alla malga di Malosco, 1.546 metri (45 minuti), quindi si sale per stradina e infine sui prati fino al Penegal (altri 45 minuti, in tutto ore 1.30 circa).













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