ITINERARI

Il fascino della chiesa di San Lugano: sul cammino a protezione dei viandanti

Sulll'antico collegamento tra valle dell'Adige, Fiemme/Cembra e territorio ladino, svetta il campanile romanico del luogo di culto dedicato al santo evangelizzatore di popolazioni pagane che poi si ritirò in eremitaggio sulle Dolomiti del Bellunese. Una leggenda narra che fu cacciato da Bressanone dagli ariani e si rifugiò, fino alla morte, a Taibon Agordino
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FIORENZO DEGASPERI


Chi transita dal passo di San Lugano, antichissimo collegamento tra la valle dell'Adige, la val di Fiemme/Cembra e le valli ladine, non può fare a meno di notare, adagiata in un grande prato, una chiesa.

Ancor prima di scorgere il vetusto edificio è il campanile romanico che cattura il nostro sguardo e che ci offre un punto di orientamento, oggi come mille anni fa.

La chiesa, cimiteriale a partire dal 1411 – si consiglia di chiudere il cimitero, è scritto negli Atti Visitali del 1580 –, circondata da un muro in pietra, un peribolos, che separa la parte sacra da quella profana, ha tutto il fascino delle chiese medioevali, fascino accentuato dall'essere isolata rispetto alla piccola frazione che porta il suo nome, un tempo selvaggia e luogo di frequentazione di fantasmi e di streghe.

Lì, nella chiesa, trovavano rifugio anche molti briganti, come ricordano le cronache del 1700.

Quando imperversava la bufera o la nebbia autunnale calava tra i boschi invadendo il passo, rendendo tutto sfumato e lattiginoso, allora era la campana che richiamava l'attenzione del pellegrino, impedendogli di perdersi in questi luoghi selvosi e al contempo rassicurandolo che di lì a poco avrebbe trovato ospitalità nell'ospizio, gestito a turno alle Regole di Fiemme.

Della cappella originaria non sappiamo nulla, le tracce si perdono nella notte dei tempi.

Di quella attuale abbiamo un documento che dice che il Vescovo Gerardo Oscasali benedisse la cappella Sancti Lucani in Silva l'ultima domenica di maggio del 1225. La devozione a questo Santo dalle oscure origini – si pensava fosse un vescovo di Sabiona ma non c'è traccia del suo nome negli annali – è circoscritta all'area dolomitica.

In Sudtirolo troviamo una scultura lignea del XVIII secolo nella cappella Drase a Campo Tures (Val Aurina) e nel Duomo di Bressanone sono conservate alcune reliquie.

Le dediche a questo santo sono rare e, oltre a questa, le altre si reperiscono tutte nell'area bellunese dove si ritirò in eremitaggio: a Taibon, a Villapiccola di Auronzo e a Paderno (frazione di San Gregorio Bellunese); nella cattedrale di Belluno poi San Lucano è rappresentato nel vetro che chiude il rosone centrale.

Ricerche storiche confermano che Lucano fu un evangelizzatore di popolazioni pagane.

Visse come eremita ai tempi di Celestino II (422-432), quando nella Rezia – così si chiamava la terra che comprendeva grosso modo il Trentino, il Sudtirolo, il Tirolo occidentale, il vicino Veneto alpino e parte del Canton dei Grigioni – imperversava l'arianesimo. L'arianesimo è un'eresia gota, propugnata da Ario, il quale sosteneva la tesi che Cristo, essendo generato, non è eterno come lo è il Padre, per cui la sua natura non può essere uguale a quella del Padre. Nega quindi la divinità di Cristo.

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Una leggenda narra che San Lugano fu scacciato da Bressanone dagli ariani e si rifugiò, fino alla morte, a Taibon Agordino, sulle Dolomiti, nel Bellunese.

Furono le immigrazioni di genti provenienti dal Bellunese a portare nella nostra terra il culto ad un Santo preposto alla protezione dei viandanti che dovevano affrontare luoghi impervi e pericolosi, sia per i banditi sia per le bestie feroci.

Questa devozione crebbe anno dopo anno soprattutto tra le genti della val di Fiemme – la Magnifica Comunità è la patrona, la protettrice della chiesa – le quali, il 20 luglio di ogni anno, partivano dai paesi per convergere in processione alla chiesa eretta sul passo, accolte dal grande San Cristoforo affrescato sul lato della strada (XVI sec.).

Altre processioni avvenivano in primavera, come quelle dell'ultima domenica di maggio e del martedì delle Rogazioni.

Processioni brevi queste, tese ad impetrare un aiuto non soltanto per chi doveva mettersi in viaggio, ma anche per un buon raccolto oppure per far smettere la pioggia, il freddo e allontanare le frequenti malattie del bestiame.

L'importanza e l'autorevolezza dell'intervento del Santo erano state stabilite in un documento dell'11 agosto 1411: «A tutti coloro che veramente pentiti confessati e contriti che avranno visitato devotamente la detta cappella nell'anniversario dello stesso giorno della dedicazione che del resto deve essere celebrato ogni anno sempre l'ultima domenica del mese di maggio e nella sua ottava misericordiosamente condoniamo riguardo alle penitenze ad esse congiunte 40 giorni dei peccati gravi e parimenti per le colpe veniali».

Inoltre, da non dimenticare, San Lugano è da annoverare tra i santi con l'orso, come San Romedio, San Valentino della Rezia, San Corbiniano di Frisinga, San Fiorenzo, ecc.

Le processioni seguivano l'attuale strada della val di Fiemme.

Noi abbiamo scelto di ripercorrere le orme dei fedeli di Molina e Stramentizzo: il sentiero è rimasto quasi inalterato e offre la possibilità di effettuare un'idilliaca passeggiata con splendido panorama sulla catena del Lagorai, transitando da alcuni masi che hanno mantenuto immutato l'assetto architettonico. Inoltre la stessa strada è percorsa dai pellegrini mocheni e cembrani che si recano annualmente al Santuario di Pietralba.

ITINERARIO

Accesso stradale

Molina di Fiemme (m 857), raggiungibile percorrendo lungamente la strada provinciale che da Trento risale il corso dell'Avisio nella valle di Cembra oppure da Ora/Auer prendendo la strada per la Val di Fiemme e di Fassa.

Punto di partenza

Molina di Fiemme (m 857).

Percorso

Da Molina di Fiemme (m 857), esattamente in via Cipriano, inizia il sentiero. Si seguono le indicazioni per Aguai (sentiero A o, a tratti, segnavia bianco e rosso n. 50), costeggiando il rio Predaia, un tempo disseminato di molini.

Al Maso Ziglio si univano i fedeli provenienti da Stramentizzo, dalla val Floriana e dalle due sponde della val di Cembra.

Quindi si tocca il Maso la Valle con l'antico capitello di S. Antonio, poi Aguai (derivante da agguati visto il pericolo ricorrente dei banditi; qualcun altro vuole che derivi invece da agua, da cui aguane, le donne selvagge diventate poi nel corso dei secoli le familiari streghe) e infine San Lugano (m 1100).

Rientro: dalla stessa.

Tempi

4 ore andata e ritorno.

Dislivello

243 m.

[testo tratto dal secondo volume di Fiorenzo Degasperi "Passeggiare, Trentino-Alto Adige. 35 semplici itinerari per grandi e piccoli", edizioni Curcu&Genovese, 2016]













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