San Romedio, i molti sentieri che portano alla magia del santuario
Allo storico luogo di culto abbarbicato fra le rocce in val di Non si può arrivare a piedi per svariati percorsi. Uno dei più frequentati è lungo l’acquedotto storico di Sanzeno, il più lungo è il Romedius Pilgerweg che parte non lontano da Innsbruck e si sviluppa per 180 chilometri con 9.800 metri di dislivello
«Fra le alte pareti le quali scendono a picco non c’è più spazio che per la strada e per il torrente; e dalla roccia a destra, alta e pittoresca, vestita di muschio e cespugli, da piccole grotte zampilla l’acqua e scende a cascatelle; ed altre cascatelle scendono a velo a salti e a sinistra, specialmente quando sovrabbonda e sormonta l’acqua che scorre nell’acquedotto di Sanzeno tagliato su alto nella roccia».
Così Ottone Brentari, giornalista e geografo originario di Strigno, descriveva oltre un secolo fa il principale accesso al santuario di San Romedio nella sua «Guida del Trentino», opera impegnativa commissionatagli dalla Sat e pubblicata in 4 volumi, dopo dodici anni di lavoro, fra il 1890 e il 1902.
Brentari accompagnava il lettore verso lo straordinario luogo di preghiera della Val di Non - un complesso di cinque chiese abbarbicate su una rupe aguzza - con una descrizione che potrebbe quasi essere stata scritta oggi: «A sinistra resta il sentiero che sale a Salter, di là a destra quello per Tavon; ed a 20 minuti dal secondo ponte si giunge in vista del santuario, che sorge isolato sull’alto picco che s’innalza come un panno di zucchero alla confluenza del Verdes col rio di San Romedio, che continuano poi uniti con questo secondo nome, fuori per il burrone per il quale siamo entrati.
In 5 minuti s’arriva al ponte su un arco di pietra sul rio S. Romedio, lo si passa, si comincia a salire, a destra, si lascia su a sinistra, sulla ripida costa, il cimiteriolo, ed in 5 minuti si è davanti al santuario sul piazzaletto adorno di fontana, e cinto di panche ed alberi».
Dai tempi della visita di Brentari poco è cambiato, se si eccettuano la percorribilità in auto della strada e l’acqua che non deborda più dall’acquedotto nella roccia.
Quest’ultimo è diventato infatti un frequentato percorso di accesso al santuario (solitamente chiuso d’inverno, utile informarsi prima) che si imbocca dal Museo Retico di Sanzeno e conduce all’interno della valle.
Scesi all’ottava stazione della Via Crucis, si sale al complesso monumentale che da un migliaio di anni custodisce la piccola grotta dell’eremita identificato in un nobile di Thaur, un possidente fermatosi in preghiera a Sanzeno al ritorno da un pellegrinaggio a Roma.
Come e più di un tempo, al santuario si può arrivare a piedi per svariati percorsi, tutti segnalati, con percorrenze e distanze diverse. Il più lungo è il Cammino di San Romedio - Romedius Pilgerweg - nato su iniziativa di due austriaci di Thaur, il parroco Martin Ferner e la guida alpina Hans Staud.
Partendo dal villaggio di Romedio, non lontano da Innsbruck, il cammino si sviluppa per 180 chilometri e presenta complessivamente 9.800 metri di dislivello da superare in una dozzina di tappe, toccando Mieders, Obernberg, la Val di Fleres e la Val Ridanna, Monteneve, Plan, Foiana, Senale e Romeno.
La descrizione dell’itinerario, anche in lingua italiana, è scaricabile dal sito internet.
Il santuario è poi una delle mete del Cammino Jacopeo d’Anaunia, realizzato dall’associazione Anaune Amici del Cammino di Santiago, consistente in un tour ad anello.
Da Sanzeno, attraverso varie tappe, seguendo i segnavia a forma di conchiglia, si possono visitare i luoghi di culto e di storia, antichi percorsi compresi, delle Valli del Noce: il santuario della Madonna di Senale, Marcena di Rumo, Terzolas e Cles, Flavon e Vigo di Ton (descrizioni e immagini).
Oltre al percorso nella roccia lungo l’acquedotto di Sanzeno, al santuario si può arrivare per un altro sentiero realizzato sul tracciato di un secondo acquedotto. È il Sentiero al Lez, che si diparte da Malgolo lungo l’antica condotta irrigua realizzata nel Settecento per alimentare Malgolo, Casez e Banco.
L’escursione, che richiede un paio d’ore, conduce in vista del santuario al quale si può arrivare dopo essere scesi nel fondovalle per un ripido sentiero.
Come già osservava Brentari, peraltro a San Romedio si può arrivare percorrendo a piedi altre vie.
Partendo dalla chiesa di San Biagio a Salter, ad esempio, per arrivare al complesso monumentale si possono seguire i segnavia Sat n. 535 (Senter de l’Ors) lungo un tracciato che si sviluppa dapprima su stradina, poi su mulattiera e infine su di un sentiero ripido. Anche Brentari lo aveva descritto, sconsigliandolo nei giorni di cattivo tempo ma sottolineando la «vista pittoresca e strana» del santuario «circondato da monti assai più alti di esso».
E sempre seguendo un segnavia bianco-rosso della Sat, questa volta è il numero 539, si può arrivare al santuario partendo da Don, altro abitato della Valle di Non, percorrendo una strada forestale e un sentiero.
Brentari consigliava questa via a chi avesse percorso prima quella del “Tou” per Salter e attingeva al cromatismo linguistico dell’epoca descrivendo l’aspetto della valletta che si attraversa: in parte «amena» e in parte «orridamente pittoresca e bella».
E davvero questo luogo straordinario è meta e crocevia di tanti percorsi, visto che al santuario si può arrivare anche da Coredo.
Dall’abitato, o dal lago omonimo, attraverso la passeggiata chiamata “Viale dei sogni”, o anche dal lago di Tavon, dapprima seguendo il segnavia della Sat n. 537 e poi imboccando la stradina contrassegnata dal n. 535 si può giungere sempre all’antico romitaggio che, dopo mille anni, non cessa di stupire chi risale i centotrenta gradini della sua scalinata finale.