«Ogre. Il Settemila impossibile», storia di un'impresa drammatica
Nuova edizione per l'appassionante volume nel quale Doug Scott racconta i momenti che visse nel 1977 con il compagno di cordata Chris Bonington, dopo la prima assoluta sull'ostica cima del Karakorum. Le cadute di entrambi, con fratture a gambe e costole, trasformarono la discesa in una lotta per tornare a casa: se non sani, almeno salvi
Le ascese premiate con le "piccozze d’oro": tutte tra i sei e i settemila metri
Nuova edizione per l'appassionante volume «Ogre. Il Settemila impossibile» di Doug Scott, pubblicatto in Italia da Corbaccio (pagine 240, 19 euro), vincitore a Trento del premio Itas 2020 per il libro di montagna.
Una pietra miliare delle storie alpinistiche, il testo ci porta al 1977 e alla vicenda che vide protagonisti l'autore stesso, Doug Scott, e il suo compagno di cordata Chris Bonington.
Due, alpinisti esperti e affiatati, che per primi raggiungono la vetta dell'Ogre (o Baintha Brakk), una delle montagne più difficili al mondo, nel Karakorum, in Pakistan.
Il monte, estremamente ripido e roccioso, è parte della catena del Panmah Muztagh, nella regione del Gilgit-Baltistan, raggiunge i 7.285 metri e sovrasta il ghiacciaio Biafo, uno dei maggiori del Karakorum centrale.
La sua parete è talmente verticale che ghiaccio e neve fanno fatica a depositarsi, lasciando vaste aree di nudo granito.
Forse proprio all'aspetto severo e imponente è legato il soprannome "Ogre" (orco), che fu scelto dall'esploratore William Martin Conway.
Solo 24 anni dopo la prima ascensione di Scott e Bonington nel 1977, qualcun altro riuscì a ripetere l'impresa, era il 2001.
La parete nord rappresenta ancora oggi uno degli ultimi grandi problemi aperti dell'alpinismo in Karakorum.
Nell'impresa del 1977, però, la discesa dei due alpinisti si trasformò rapidamente in un incubo: durante la notte Doug Scott cade e riporta la frattura di entrambe le gambe. Nel tentativo di soccorrerlo, anche Chris Bonington cade e si frattura alcune costole.
Da quel momento inizia un'epica e disperata odissea per tornare a casa, con i due alpinisti gravemente feriti che con la forza dell'amicizia e della determinazione da montanari devono affrontare condizioni estreme.
Si legge nella presentazione del libro: «Dopo mesi di preparativi e settimane di permanenza sulla montagna con il resto del team, il pomeriggio del 13 luglio 1977 Doug Scott e Chris Bonington raggiungono la cima dell’Ogre, sono i primi alpinisti in assoluto a conquistare quella vetta tra le più difficili al mondo.
Un breve attimo di sosta per riprendere fiato, assaporare il successo e contemplare lo spettacolare panorama, e poi iniziano a muovere i primi passi per rientrare al campo prima che sia troppo tardi.
Sono esperti, i migliori esponenti di una nuova generazione di alpinisti britannici che sta conquistando il mondo, sono affiatati compagni di cordata. Ma Doug è anche stanco, il sole è appena tramontato, è buio. La giornata è stata calda, ma adesso cala il gelo, il vento ghiaccia tutto. Anche un rivolo di acqua di cui, durante la salita, non si era nemmeno accorto.
Appoggia il piede, scivola, vola. E dopo un terrificante pendolo si arresta di schianto contro la roccia, entrambe le gambe rotte. Gli altri, Tut, Nick e Mo, li hanno visti e stanno arrivando, ma per aiutare il compagno anche Chris cade, fratturandosi le costole.
Inizia così l’odissea della discesa, una delle epopee alpinistiche più straordinarie di sempre. Bisogna tornare a casa. Se non sani, almeno salvi. Bisogna farcela.
E ce la faranno, perché sono disperati, perché anche nel momento più buio riescono a non prendere troppo sul serio la loro situazione, perché sono amici. Perché sono uomini umili, gente modesta del nord dell’Inghilterra, con un'unica passione: la montagna».