Il Cai vuole rifare il bivacco, il sindaco teme l'effetto "social"
Si tratta del ricovero alpinistico "Piero Cosi", in Cadore, a quota 3.100, che nel 2014 fu distrutto da una frana: la sezione di Padova intende ricostruirlo bellissimo, ma dal Comune Luca Fanton chiede un progetto più spartano, ricordando la deprecabile moda di usare queste strutture per "turismo" veicolato dagli influencer, con i conseguenti rischi anche per la sicurezza
CAI No all'uso improprio dei bivacchi "mitizzati" sui social come mete
ALLARME Alta quota, i rischi delle difficili mete "wow" veicolate sui social
«Se questa è la moda, da anziano iscritto al Cai invito a bloccarla». Con queste parole, riportate dal quotidiano bellunese Corriere delle Alpi, il sindaco di Calalzo di Cadore, Luca Fanton, spiega le sue riserve sulla volontà della sezione padovana del Club alpino di ristrutturare un bivacco alpinistico, il "Cosi" sull'Antelao, posizionato nel 1956 ma che nel 2014 fu distrutto da un crollo sulla celebre vetta dolomitica.
Il sindaco non si oppone alla realizzazione nell'area di una nuova struttura di emergenza, ma sottolinea appunto che tale dovrebbe essere, mentre a quanto è dato sapere, il progetto prevede un'opera architettonicamente di elevato valore, come negli ultimi anni se ne sono viste sorgere parecchie sulle Dolomiti e altrove.
«Talmente bella, accogliente e compatibile con il contesto della cima dell'Antelao, che diventerebbe una metà turistica, con tutte le conseguenze di sicurezza che ne deriverebbero», osserva il sindaco che spiega al giornale di aver potuto visionare il progetto.
Da qui la richiesta, che interpreta anche il pensiero di altri soggetti locali, come Soccorso alpino e guide, di una revisione che renda il futuro bivacco meno appariscente e più spartano.
Il primo cittadino pensa a un ricovero minimalista coerente con la natura dei bivacchi alpinistici d'alta quota. Si tratta, infatti, di punti d'appoggio per chi deve affrontare vie in parete o lunghe traversate con concatenamenti in ambiente comunque alpinistico.
Malgrado troppo creatori di contenuti social veicolino un'idea diversa, non si tratta di mete per le gite del weekend, non vanno interpretati come luoghi gratuiti per pernottare a tremila metri, facendo su e giù da un sentiero o da una ferrata per farsi accogliere da un'atmosfera speciale con effetto wow.
Il timore manifestato dal sindaco è molto diffuso fra i frequentatori esperti della montagna e viene alimentato dal fenomeno evidente di interpretazione in chiave turistica di percorsi difficili per arrivare a mete descritte sui social con video di ogni genere, comprese le riprese dal drone.
Spesso queste mete sono appunto bivacchi recentemente ristrutturati, costruiti con forme avveniristiche, gioiellini architettonici magari con vetrate sul panorama più accattivante.
La riflessione, dunque, è sulla necessità di evitare simili progetti, restituendo ai bivacchi la loro intrinseca essenzialità che da sola basta a evitare di diventare attrazioni anche per visitatori non preparati a muoversi in ambienti di alta quota, con il conseguente rischio di finire in situazioni critiche o proprio di emergenza.
Lo stesso sindaco ha menzionato come esempio di bivacchi ricostruiti che sono diventati attrattori di escursionisti, il Fanton (foto qui sotto), situato a Forcella Marmarole e di proprietà della sezione Cai di Auronzo di Cadore.
Si tratta di una struttura bellissima, ricostruita cinque anni fa in stile futuristico, in un punto che offre un panorama fantastico godibile anche dall'interno grazie a una vetrata che dà sulla valle.
Era il 14 novembre 2024, quando il Soccorso alpino, in un comunicato e post Fb, riferiva di un nuovo recupero da parte dell’elisoccorso appunto al bivacco Fanton, dove due escursionisti erano rimasti bloccati dalla nevicata della notte.
«Senza puntare il dito - scriveva il Soccorso alpino - su questo specifico caso, sono ormai poco meno di dieci, solo a partire dall’estate, gli interventi per riportare a valle dalla zona del Fanton persone in difficoltà, a qualsiasi ora del giorno e della notte, con squadre a piedi o con l’elicottero».
«Il bivacco Fanton - spiegava ancora il Soccorso alpino bellunese - si raggiunge da tre vie d’accesso, tutte con caratteristiche d’alta montagna che, anche in piena estate e condizioni ottimali, richiedono esperienza, preparazione, allenamento, attrezzatura adeguata e la capacità di rispondere a imprevisti legati al meteo in quota, temporali, ghiaccio, nevicate.
Questa è la base di partenza, si va oltre quando le condizioni stagionali accentuano le difficoltà e l’impegno richiesto.
Tutte e tre vie di accesso caratterizzate da tanto dislivello e faticose, sentieri da esperti, anche con tratti attrezzati, che necessitano di seria capacità.
Prima dell’installazione della nuova struttura, gli interventi erano sporadici, da quando il bivacco è diventato un’attrazione social, si susseguono numerose le missioni di recupero, molte volte per riportare a valle persone non in grado di muoversi in quell’ambiente, che non hanno attrezzatura adeguata, impaurite, bloccate dal ghiaccio e dalla neve, senza illuminazione.
Da una parte youtuber, influencer, creator digitali a renderlo una meta da instagrammare a tutti i costi, dall’altra moltissimi che vogliono assolutamente andarci.
Ricordando che i bivacchi nascono come punti d’appoggio per le vie alpinistiche e per affrontare eventuali emergenze, invitiamo a valutare sinceramente le proprie capacità ed esperienza prima di intraprendere qualsiasi itinerario.
A maggior ragione quelli più impegnativi, specie in questa stagione dell’anno quando il ghiaccio ricopre pareti, sentieri e ghiaioni.
Vi suggeriamo inoltre di non lasciarvi abbagliare dalle immagini on line, ma di approfondire la conoscenza e le difficoltà collegate a ciascun percorso. Grazie e buone camminate», concludeva il post del Soccorso alpino veneto, sicuramente un utile contributo al dibattito su questo tema sempre più rilevante», concludeva nel proprio post il Soccorso alpino.
Pare fra l'altro che proprio lassù, nei pressi del Fanton, in una occasione sia rimasto bloccato dal maltempo e abbia dovuto chiamare i soccorsi anche un creatore di contenuti social...