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Alta quota da social e mete-attrazione: un fenomeno rischioso?

Dibattito sul ruolo dei network nella metamorfosi della frequentazione, anche in percorsi impegnativi, dove i meno esperti potrebbero trovarsi in difficoltà. Sulle Dolomiti cadorine il caso emblematico, segnalato dal Soccorso alpino, del bellissimo bivacco Fanton, da poco ristrutturato: «Prima interventi sporadici, da quando è diventato un’attrazione social, si susseguono le missioni di recupero, molte volte per riportare a valle persone non in grado di muoversi in quell’ambiente»


ZENONE SOVILLA


Sul Web e sulle app proliferano da anni videoracconti dettagliati di esperienze in montagna, dal semplice trekking all'arrampicata, storie accattivanti, fotografie da "wow" eccetera. Un fenomeno che alimenta anche un dibattito sul ruolo dei social network nella metamorfosi della frequentazione in montagna.

In molti casi si tratta di narrazioni istruttive, a elevato tasso scientifico e tecnico, orientate a diffondere una cultura della montagna e la conoscenza dei luoghi, senza puntare su effetti "wow" o simili.

Non di rado, però, ci si può imbattere anche in contenuti più narrativi/emozionanti che riguardano ambienti tecnicamente e morfologicamente complicati, vie ferrate, sentieri con forte esposizione, mete "da urlo" che implicano dislivelli rimarchevoli eccetera.

Insomma parliamo in questi casi di percorsi non per tutti, itinerari che richiedono conoscenza dell'ambiente montano, consapevolezza, preparazione tecnica e atletica, capacità di valutazione individuale.

In questi casi, vien fatto di interrogarsi sulla declinazione che viene data, poi, nella realtà del terreno, dai meno esperti fruitori di questi contenuti social. Cioè da persone che, attratte dalla meta, potrebbero sottovalutare le difficoltà concrete oppure anche travisare il senso della presenza in quota di strutture come i bivacchi.

Su questo filo conduttore la discussione è aperta e i pareri, ovviamente, possono essere diversi. L'importante è porsi la questione e ragionarci su.

Il Soccorso alpino veneto, per esempio, ha segnalato un caso emblematico sulle Dolomiti: il bivacco Fanton (nelle foto), a Forcella Marmarole, di proprietà della sezione Cai di Auronzo.

Si tratta di una struttura bellissima, ricostruita cinque anni fa in stile futuristico, in un punto che offre un panorama fantastico godibile anche dal'interno grazie a una vetrata che dà sulla valle.

Era il 14 novembre 2024, quando il Soccorso alpino, in un comunicato e post Fb, riferiva di un nuovo recupero da parte dell’elisoccorso appunto al bivacco Fanton, dove due escursionisti erano rimasti bloccati dalla nevicata della notte.

«Senza puntare il dito - scrive il Soccorso alpino - su questo specifico caso, sono ormai poco meno di dieci, solo a partire dall’estate, gli interventi per riportare a valle dalla zona del Fanton persone in difficoltà, a qualsiasi ora del giorno e della notte, con squadre a piedi o con l’elicottero

Il Fanton si raggiunge da tre vie d’accesso, tutte con caratteristiche d’alta montagna che, anche in piena estate e condizioni ottimali, richiedono esperienza, preparazione, allenamento, attrezzatura adeguata e la capacità di rispondere a imprevisti legati al meteo in quota, temporali, ghiaccio, nevicate.

Questa è la base di partenza, si va oltre quando le condizioni stagionali accentuano le difficoltà e l’impegno richiesto.

Al bivacco si sale da sud dal Vallon del Froppa, un sentiero puntinato impegnativo, oltre settecento metri di dislivello da quando si abbandona il 262 (che ne richiede altrettanti circa dalla partenza).

Oppure percorrendo il sentiero 280 dalla Val Da Rin, sempre un puntinato con tratto attrezzato.

Oppure scendendo un centinaio di metri di dislivello da Forcella Froppa a Forcella Marmarole, dove è posto. Ai 2.790 metri di quota di Forcella Froppa si può arrivare in due modi: dal bivacco Tiziano, risalendoci dal fondovalle con 1.700 metri di dislivello, e dall’itinerario attrezzato di Forcella Giau de la Tana.

Tutte e tre vie di accesso caratterizzate da tanto dislivello e faticose, sentieri da esperti, anche con tratti attrezzati, che necessitano di seria capacità.

Prima dell’installazione della nuova struttura, gli interventi erano sporadici, da quando il bivacco è diventato un’attrazione social, si susseguono numerose le missioni di recupero, molte volte per riportare a valle persone non in grado di muoversi in quell’ambiente, che non hanno attrezzatura adeguata, impaurite, bloccate dal ghiaccio e dalla neve, senza illuminazione.

Da una parte youtuber, influencer, creator digitali a renderlo una meta da instagrammare a tutti i costi, dall’altra moltissimi che vogliono assolutamente andarci.

Ricordando che i bivacchi nascono come punti d’appoggio per le vie alpinistiche e per affrontare eventuali emergenze, invitiamo a valutare sinceramente le proprie capacità ed esperienza prima di intraprendere qualsiasi itinerario.

A maggior ragione quelli più impegnativi, specie in questa stagione dell’anno quando il ghiaccio ricopre pareti, sentieri e ghiaioni.

Vi suggeriamo inoltre di non lasciarvi abbagliare dalle immagini on line, ma di approfondire la conoscenza e le difficoltà collegate a ciascun percorso. Grazie e buone camminate», concludeva il post del Soccorso alpino veneto, sicuramente un utile contributo al dibattito su questo tema sempre più rilevante.

[foto credits: immagine in alto, Soccorso alpino e speleologico del Veneto; immagine nel testo, sezione di Auronzo del Club alpino italiano]

IL BIVACCO FRATELLI FANTON

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