MEMORIA

Ettore Castiglioni, grande alpinista e Giusto tra le Nazioni

Nato nel 1908 a Ruffré da genitori milanesi, fu protagonista di molte imprese dolomitiche con Bruno Detassis. Autore di volumi di montagna fondamentali, fu sottotenente degli alpini e dopo l'8 settembre abbracciò la Resistenza con un gruppo al confine svizzero, dove aiutò a mettersi in salvo ebrei e dissidenti politici, ma vi trovò la morte, nel marzo 1944

LIBRO Alpinismo e Resistenza: storie partigiane d'alta quota
PARTIGIANA Ancilla Marighetto assassinata dai nazisti al Brocon
MEMORIA “Canto dei deportati”, Cisco propone la "Bella ciao" tedesca


FABRIZIO TORCHIO


«Nelle Pale con Camillo Battisti, che mi ha rinnovato l’impressione di tre anni fa: anima grande e generosa. In Brenta con Bruno Detassis: la sua onestà e rettitudine morale, pare in certi momenti un mito di un eroe antico: certo al giorno d’oggi fa stupore.

Con questi due compagni io camminavo fra il candore della neve e la luce abbagliante del sole: e anch’io mi sentivo spogliato di tutta l’ipocrisia della vita, mi sentivo libero dalle vischiose catene della vita sociale, e dimentico di tutto e di tutti, mi sentivo ravvicinato alla loro purezza».

Ettore Castiglioni ha scritto queste parole nel marzo del 1934 affidandole al suo diario, in parte pubblicato da Vivalda nel 1993, per la cura di Marco Ferrari, con il titolo «Il giorno delle Mesules. Diario di un alpinista antifascista».

Nato nel 1908 al passo della Mendola, dove i genitori milanesi si trovavano in vacanza, Castiglioni viene ricordato oggi come un alpinista di grande talento, autore di guide alpinistiche e sciistiche fondamentali delle Dolomiti, ma anche e soprattutto come un «Giusto tra le Nazioni», riconoscimento postumo attribuitogli per aver salvato ebrei e antifascisti - fra essi il futuro presidente della Repubblica Luigi Einaudi - a varcare il confine con la Svizzera.

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale era stato chiamato alle armi come istruttore Alpino ad Aosta, ma dopo l’8 settembre del 1943 si era unito alla Resistenza.

È morto nel marzo 1944 al passo del Forno, durante un tentativo di fuga dalla Confederazione elvetica, dove era stato arrestato dalle guardie frontaliere.

Per aiutare i perseguitati a fuggire oltre confine era stato imprigionato dai gendarmi. Rilasciato dopo settimane, aveva ripreso a guidare sulle montagne della Valpelline persone in fuga verso la libertà.

Arrestato nuovamente, chiuso in un albergo e questa volta privato degli sci, degli abiti e delle scarpe, era riuscito a fuggire ed era salito, scalzo e vestito di un lenzuolo, fino ai quasi 2.800 metri del passo del Forno, dove una tormenta lo aveva sorpreso. È morto lassù, assiderato, a poche ore di cammino dalla salvezza.

Quella fra Castiglioni e il grande alpinista trentino Bruno Detassis è stata un’amicizia sincera: quando nel ’34 ne scrive sul diario, “Nino” Castiglioni è un giovane intellettuale di famiglia borghese affascinato dall’arte, dalla musica (suona il pianoforte), dalla letteratura e dalle montagne. Tre anni prima si è laureato in legge, ma l’alpinismo è la sua vocazione.

I libri di Castiglioni conservati alla Biblioteca della Montagna-Sat (foto di Riccardo Decarli]

Ha salito vie e vette importanti con i fratelli Bruno e Manlio, sul Bernina e sul Disgrazia con Vitale Bramani - alpinista milanese che inventerà la suola per scarponi Vibram -, ha condiviso la gioia dei monti con Silvio Agostini e con Celso Gilberti, l’amico carissimo che l’11 giugno 1933 è precipitato dalla Paganella insieme ad Eriberto Pedrini.

In quella occasione, Bruno Detassis ha preso parte all’operazione di recupero delle salme.

Rientrato da Londra, dove era stato inviato per lavoro, e dopo aver viaggiato per la Germania, in Detassis, Castiglioni ritrova l’amico «che ha guidato i primi passi incerti verso la conquista, e il compagno di cordata ideale di tutte le vittorie più belle».

Nel ’33 la cordata Castiglioni-Detassis apre nuove vie nelle Dolomiti di Brenta: parete nord del Dos di Dalun, sud-ovest di Cima Tosa, parete ovest del Crozzon, Torre Gilberti (in ricordo di Celso)… «Soprattutto mi ha fatto bene durante tutto questo periodo - scrive - l’affratellamento con Bruno Detassis, la sua forza morale, la sua sicurezza, la sua rude e schietta sincerità, il suo affetto e la sua sensibilità, inespressi, ma sempre percepibili».

Nel 1934 gli viene commissionata la realizzazione della guida delle Pale di San Martino, e l’estate è un susseguirsi di ascensioni: con Detassis, Castiglioni arrampica sulle pareti più difficili, aprono insieme molte eleganti vie. «Pale di S. Martino. Gruppo dei Feruc Alpi Feltrine», volume di quasi 500 pagine, esce nel 1935 nella prestigiosa collana di Cai e Tci «Guida dei monti d’Italia»: è una guida completa, frutto di uno studio e di una esplorazione accurati e minuziosi del gruppo dolomitico, un modello di scrittura e di compilazione.

Non rimane l’unico, perché negli anni successivi Castiglioni si dedicherà alle Odle, al Sella e alla Marmolada, alle Dolomiti di Brenta e alle Alpi Carniche, realizzando altri volumi importanti.

Morto a soli 35 anni, Ettore Castiglioni ha fatto in tempo a salire quasi duecento nuove vie alpinistiche, in gran parte sulle Dolomiti. Sono tutt’oggi esempi di eleganza, frutti di una ricerca estetica che è stata una parte importante del suo alpinismo, così come della sua passione per la musica e la scrittura.

Solcano ancora le pareti quasi come pietre miliari di un cammino verticale, un viaggio interiore verso qualcosa di trascendente: «Ecco il vero significato dell’alpinismo - ha annotato nel diario -: ascendere verso la luce, verso l’amore!».

La figura di Castiglioni, il legame con Bruno Detassis e le loro scalate sono stati ricostruiti, fra l'altro, in un incontro svoltosi un paio d'anni fa nella sede della Sosat a Trento, con relatori quali Luciano Ferrari, Mauro Leveghi, Paolo Vita, Riccardo Decarli, Sergio Martini, Jalla e Claudio Detassis, Michele Leonardi, Franco Nicolini.













Ambiente&Percorsi

EMERGENZE

Val di Ledro, boscaiolo si ferisce con la motosega

L'uomo, 82 anni, è stato recuperato in zona Cavasapia dal personale del Soccorso alpino e trasportato in elicottero all'ospedale Santa Chiara di Trento. Lungo il sentiero verso il passo Nota, infortunio per un cacciatore ruzzolato lungo un canale ripido

TRENTO

"Quest'inverno portalo a casa": campagna per dare una famiglia ai cani

L'iniziativa è di LNDC Animal Protection e ha lo scopo di offrire una nuova vita agli animali ospiti nel canile comunale, grazie alle adozioni consapevoli riguardanti, in particolare, quei cani che hanno maggiori difficoltà a essere scelti e che sono attualmente gestiti dai volontari

Primo piano