INTERVISTA

Daidola: «Il vero scialpinismo corrisponde all’avventura in montagna»

Il noto professore, maestro di sci, specialista del telemark ed esperto di versanti ripidi, esamina l'evoluzione e le prospettive di uno sport (dai Giochi 2026 anche olimpico) che negli ultimi anni ha richiamato nuovi praticanti: «Ma è diventato un po’ come il jogging, atletico, da palestra, fatto con attrezzi leggeri e con la discesa sulla pista...»

IL LIBRO Giorgio Daidola e lo sci ripido dove è vietato cadere
SCIALPINISMO Ecco il manuale aggiornato del Club alpino


FABRIZIO TORCHIO


Gare ormai celebri come Pierra Menta, Patrouille des Glaciers, Trofeo Mezzalama, Adamello Skiraid e altri trofei hanno contribuito a rendere popolare lo scialpinismo.

Tuttavia, questo sport non è nato come disciplina agonistica ma come modo di frequentare la montagna innevata. I pionieri sono stati soprattutto alpinisti interessati a salire montagne nella stagione bianca.

Approfittando dell’incontro con il professor Giorgio Daidola sullo sci ripido, gli abbiamo chiesto di parlarci dello scialpinismo - fenomeno esploso negli ultimi tempi - di ieri e di oggi.

Giornalista, alpinista e scialpinista, specialista del telemark, maestro di sci, Daidola ha risposto a queste nostre domande.

Quando è diventato maestro di sci?

«Durante il periodo militare ero stato nel plotone atleti della Scuola militare alpina di Aosta e nel 1971 sono diventato maestro: erano gli anni della crisi petrolifera, quando non si poteva andare in macchina dal venerdì al lunedì: un buon motivo per starmene a Sauze d’Oulx (in Val di Susa) e insegnare a sciare con grande piacere».

Ma lo sci è nato fuori pista.

«Sì. Lo sci sulle Alpi è arrivato con la traversata della Groenlandia di Fridtjof Nansen del 1888: il suo libro ha dato impulso allo sci sulle Alpi e il Nansen delle Alpi è stato il tedesco William Paulcke, che ha sempre sciato a telemark. Lo scialpinismo è nato a Telemark».

Fino agli anni Settanta è stato tuttavia un fenomeno limitato, per numero di praticanti.

«Lo scialpinismo inizialmente è stato praticato soprattutto dagli alpinisti. Grazie ad Arnold Lunn, figlio di un agente turistico inglese che viveva a Mürren, in Svizzera, è nato lo slalom.

È stato Lunn ad organizzare una gara che si svolge tuttora in gennaio, e che si chiama Inferno, senza un tracciato obbligato. Negli anni Trenta è stato inventato lo sci da discesa e questo ha fatto chiudere lo scialpinismo in una sorta di nicchia.

Negli anni ’50 del Novecento gli scialpinisti erano pochi, praticato da alpinisti prestati allo sci, spesso privi di tecnica in discesa. Questo scialpinismo d’élite è durato fino agli Settanta. Progressivamente, lo scialpinismo è passato poi a uno stadio in cui in discesa la tecnica è molto importante».

Oggi è un fenomeno in crescita.

«Dopo la pandemia, quando gli impianti erano fermi, c’è stato un boom di vendite di attrezzature per lo scialpinismo, ma direi che non è stato un vero e proprio sviluppo. Molti sono tornati alle piste».

E molti salgono con le pelli di foca a fianco delle piste, dove è consentito farlo.

«È diventato un po’ come il jogging, ma chiaramente non è il vero scialpinismo che corrisponde all’avventura in montagna. È uno scialpinismo atletico, da palestra, fatto con gli sci stretti e leggeri e con la discesa sulla pista».

Il telemark è cresciuto?

«Quando il telemark è rinato negli anni Settanta negli Stati Uniti - in Norvegia non è mai morto - è rinato come modo di sciare in discesa, con gli impianti, e tale è rimasto. Dagli Usa è arrivato da noi negli anni Ottanta con lo stesso spirito, per cui siamo stati in pochi a fare scialpinismo a telemark. Io ho scoperto il telemark nel 1982 ed è stata un’illuminazione perché è uno sci spontaneo. Se hai il coraggio di mettere il ginocchio scarico avanti, il ginocchio gira. È il passo in curva, lo sci naturale».

Come si sta evolvendo lo sci?

«Secondo me ha perso quella centralità che aveva per vivere la montagna d’inverno, perché ha avuto uno sviluppo artificiale, dovuto anche al fatto che nevica di meno. Questo ha influenzato anche lo scialpinismo e il telemark.

Abbiamo visto poi negli ultimi anni l’esplosione delle ciaspole e la diffusione dei sentieri battuti, anche lunghi, nelle stazioni sciistiche. Anche vere traversate da una stazione all’altra. Trovo difficile pensare ad una evoluzione dello sci verso un modo di vivere la montagna invernale legato al piacere dell’escursione.

Io sognerei uno sviluppo dello sci come sci di traversata, che secondo me è quello che ti dà di più, ma credo che siano sempre meno gli sciatori maturi per questo tipo di sci».













Ambiente&Percorsi

IL TEMA

Città ai raggi X: ecco la mappa del sottosuolo per ridurre i rischi di disastri

Ispra ha reso disponibile online la «carta d’identità geologica» delle aree urbane: un valore unico internazionale per misurare la fragilità derivante dall'analisi di vari fattori, compresi clima e attività umane. Nella lista dei capoluoghi regionali italiani, Trento risulta il meno a rischio, con 94 punti, nella zona bassa anche Bolzano (144), al vertice opposto Napoli a quota 359 e Genova (304)

Primo piano

ITINERARI

Parco nazionale degli Alti Tauri: la foresta «primordiale» e altre meraviglie

L'area protetta austriaca ospiti sul versante nord, nella regione di Salisburgo, anche la Rauriser Urwald, una zona per centinaia d’anni non alterata da interventi umani. Solo le dinamiche della natura regolano la crescita delle specie: vita e morte rappresentano la continuità, le piante andate diventano la «casa» di altri organismi

Dalla preistoria al '900, il fascino dei percorsi sul monte Zugna
Al rifugio Sette Selle per un assaggio del selvaggio Lagorai


FABRIZIO TORCHIO
PROPOSTE

«DiVin Ottobre», altro weekend fra i sapori d’autunno

Prosegue venerdì 16 e sabato 17, in varie località del Trentino, il calendario di iniziative a cura della Strada del vino e dei sapori: in valle dei Laghi torna «Reboro, territorio & passione», che celebra il passito attraverso degustazioni, masterclass, cene “slow”, trekking ed escursioni in e-bike