Giorgio Daidola e lo sci ripido dove è vietato cadere
Il noto docente universitario, giornalista e scialpinista narra quello che in passato veniva chiamato sci estremo e racconta autentiche leggende come il trentino Tone Valeruz, sceso per la prima volta dalla parete nord della Marmolada nel 1969, Stefano Debenedetti , Patrick Vallençant, Jean-Marc Boivin, Dominique Potard e molti altri
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Si può parlare di un libro partendo dalla fine? Se oggi lo facciamo il motivo sta nei numeri, a partire dagli oltre 670 nomi che compaiono nell’indice di «No Fall Lines. Una storia dello sci dove è vietato cadere» - un libro di grandi dimensioni non solo per il formato (18x21 cm) - e che può subito dare l’idea di cosa racchiuda questa sorta di enciclopedia dello sci ripido.
Il libro è stato scritto da un autore poliedrico come Giorgio Daidola, docente universitario, giornalista, scialpinista, maestro di sci e velista oltre che scrittore.
Ci sono altri numeri che possono aiutare a capire come sia nata quest’opera di 352 pagine dedicata a quello che in passato veniva chiamato sci estremo e che oggi viene considerato sci ripido, nel solco di una ricerca del limite che non si è fermata e che prosegue verso nuove sfide: ad esempio, le linee di discesa raccolte nell’indice apposito occupano oltre cinque pagine e i protagonisti che le hanno ideate hanno solcato le nevi dei pendii più vertiginosi della Terra: come si evince dall’indice delle linee raggruppate per massiccio o area geografica, sono scesi dalle pareti delle Alpi e delle Ande, dalle enormi vette dell’Himalaya e dalle alte quote delle Montagne Rocciose, ma anche da molte altre importanti montagne del mondo, come quelle che si elevano in Africa, in Russia e in Oceania.
Racchiude dunque una storia densa di tante storie, questo nuovo libro di cui avevamo parlato qualche mese fa intervistando l’autore. Ora che il volume c’è, con la sua mole di biografie, immagini e racconti, basta sfogliarne le pagine per imbattersi in grandi discesisti del ripido e nelle loro realizzazioni a partire dall’epoca pioneristica, quella delle ricerche di pendii sempre più inclinati che ha preso il via - spiega l’autore - nella prima metà del Novecento.
È poi a partire dagli anni Sessanta che lo sci «al limite» si è affermato vivendo il suo periodo d’oro, quello che Giorgio Daidola definisce «il Sessantotto dello sci estremo» e che è stato reso possibile da autentiche leggende delle lamine come Tone Valeruz, Stefano Debenedetti (che firma un’originale prefazione), Patrick Vallençant, Jean-Marc Boivin, Dominique Potard e molti altri.
Un lungo momento magico inaugurato tuttavia, all’inizio degli anni Sessanta del Novecento, dalle discese portate a termine nel Tirolo da sciatori come Herbert Zakarias e Gherard Winter (il canalone Pallavicini sul Grossglockner) e successivamente da quelle realizzate dallo svizzero Sylvain Saudan, detto «lo sciatore dell’impossibile».
Non si può qui non ricordare come il fassano Tone Valeruz e il sudtirolese Heini Holzer rientrino a pieno titolo nel novero dei grandi sciatori del ripido. Classe 1951, nato ad Alba di Canazei, maestro di sci e guida alpina, Valeruz è sceso per la prima volta dalla parete nord della Marmolada nel 1969 e per oltre quarant’anni ha praticato lo sci estremo con superbe realizzazioni.
Fra quelle ricordate nel libro spiccano la parete est del Cervino, la nord del Lyskamm, la nord-est dell’Eiger, la nord-ovest dell’Ortles, la discesa sul Monte Bianco fra la via Major e la Sentinella Rossa, la sud del Cerro Don Bosco in Patagonia, l’Alpamajo in Bolivia, il Makalu in Nepal e lo Siula Chico in Perù.
Heini Holzer, spazzacamino di professione, scese dalla parete nord della Marmolada nel 1970 e in sette anni realizzò qualcosa come un centinaio di discese estreme, misurando le pendenze in salita. Trovò la morte scendendo dal Piz Roseg.
Intervistati dall’autore, raccontati nelle loro imprese, i protagonisti del libro non si sottraggono alle domande sul tema del rischio e le risposte riflettono esperienze, età, punti di vista, sensibilità e passioni.
Come quella - fra tutte - di Yves Anselmet, montanaro di Bonneval-Sur-Arc nell’Alta Maurienne, maestro di sci e guida alpina, che rispondendo a Daidola aggiunge un consiglio: «A tutti questi grandi novelli signori del ripido dico solo una cosa: l’importante è rimanere vivi, non c’è pendio che merita di rischiare la vita». Vietato cadere, appunto.
Giorgio Daidola, «No Fall Lines. Una storia dello sci dove è vietato cadere», Mulatero editore, 352 pagine, 39 euro.