"Il lupo solitario": in Lessinia cercando lo sguardo di Slavc che incontrò Giulietta
È in libreria dal 5 novembre il volume dello scrittore britannico Adam Weymouth, che racconta il suo cammino sulle orme del predatore arrivato qui nel 2011 dalla Slovenia: segnò il ritorno della specie sulle Prealpi. L'autore ci interroga, provando a guardare il mondo con gli occhi del lupo, al passo con la natura. «Dobbiamo impedire il ritorno del grande carnivoro? Sparargli a vista? O è giusto proteggerlo e accettare che siamo parte di un ecosistema fatto di prede e predatori?»
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La presenza del lupo sulle Alpi e Prealpi orientali italiane è vista da alcuni come un anello essenziale della biodiversità e dell'equilibrio faunistico, mentre altri sono fermamente contrari, richiamandosi soprattutto alle predazioni di animali di allevamento.
Ora la nota casa editrice milanese Iperborea, specializzata in traduzioni di autori nordici, propone un libro che ripercorre proprio la storia del lupo sloveno Slavc che nel suo vagabondare incontrò in Lessinia la lupa errante Giulietta e così i due aprirono l'epoca del ritorno del predatore.
Il libro, in Italia da oggi, 5 novembre, è firmato dallo scrittore britannico Adam Weymouth e si intitola "Il lupo solitario. Un cammino tra civiltà e natura selvaggia" (traduzione di Luca Fusari, pagine 352, prezzo di copertina 20 euro).
È il 2011 - spiega l'editore presentando il volume - e il lupo Slavc lascia le montagne slovene dove è nato. Nel corso di un gelido inverno arriva in Austria, poi in Italia e si stabilisce in Lessinia, nel Veronese, dove mette su famiglia con un’altra lupa errante ribattezzata Giulietta.
Prima che partisse, in Italia del Nord non si vedevano lupi da secoli. Oggi, da lui discendono interi branchi.
Ma l’Europa non è la stessa che ha attraversato: fa sempre più caldo, c’è stata la Brexit. L’Unione difende i confini con il filo spinato e il populismo dilaga. In un continente cambiato, Adam Weymouth segue a piedi le orme di Slavc, provando a guardare il mondo con gli occhi del lupo, al passo con la natura.
Dobbiamo impedire il ritorno del grande carnivoro? Sparargli a vista? O è giusto proteggerlo e accettare che siamo parte di un ecosistema fatto di prede e predatori?
Tra un valico e l’altro, frontiera dopo frontiera, il lupo diventa un simbolo: per alcuni, del selvaggio, dell’istinto feroce, ma anche della cura per i piccoli. Per altri, dell’invasore, del clandestino.
Lo raccontano studiosi, contadini, attivisti di microcosmi dimenticati d’Europa: dal Carso, crogiolo di lingue e violenza, alla Carinzia, terreno di conquista dell’estrema destra; dal ghiacciaio della Marmolada, ferito e morente, agli altopiani veronesi spopolati.
Ultime roccaforti di una cultura in via d’estinzione che da sempre coesiste con un ambiente complesso, ma spesso anche laboratori per una politica che cavalca la rabbia.
«Con la curiosità del giornalista, lo spirito dell’avventuriero e la penna dello scrittore, Adam Weymouth si chiede cosa ne sarà del nostro continente e dei suoi grandi predatori – lo specchio in cui vorremmo rifletterci, ma anche il capro espiatorio di un futuro imprevedibile», conclude l'editore nella presentazione.
Scrive l'autore nella nota che apre il libro: «Nel 2014 attraversai la Scozia a piedi per capire cosa ne pensassero gli abitanti della possibilità, ancora teorica, di reintrodurre il lupo nelle loro terre. Nel corso di quella ricerca mi capitò sotto il naso un breve articolo pubblicato sul Guardian da Henry Nicholls. Era un’intervista al professor Hubert Potočnik dell’Università di Lubiana, parlava del lupo Slavc e del suo lungo viaggio per l’Europa.
Anni dopo, tornato dall’Alaska, dove ero stato per un altro mio libro, ho ricominciato a pensare a quel lupo. Il mio primo viaggio nel Parco regionale della Lessinia, la zona del Veneto dove Slavc si era stabilito, è stato nel 2019, ma poco dopo ho dovuto interrompere le ricerche a causa del Coronavirus.
In Slovenia, dove ho conosciuto Hubert, ci sono arrivato soltanto all’inizio del 2022, l’anno in cui ho fatto la maggior parte delle ricerche per Il lupo solitario; nel 2023 sono tornato in diversi luoghi del mio cammino quasi sempre in compagnia di un interprete, per raccogliere interviste più approfondite di quanto riuscissi con il mio italiano raffazzonato e il mio tedesco e sloveno inesistenti.
Altre interviste le ho arricchite con successive conversazioni telefoniche. Tra il 2022 e il 2023 sono tornato diverse volte in Lessinia. A differenza di Slavc, quando sono partito sulle sue tracce avevo due figli piccoli e non mi andava di stare lontano da casa per più di qualche settimana alla volta.
Il viaggio vero e proprio, quindi, l’ho fatto a tappe, tornando più volte in Inghilterra. Se qui descrivo la camminata e il mio periodo di permanenza in Lessinia come un tragitto ininterrotto, è soltanto per dare il giusto ritmo alla storia che volevo raccontare.
Le statistiche sulla popolazione e sulle predazioni relative al lupo, e la situazione politica europea, sono aggiornate al momento in cui l’edizione originale di questo libro va in stampa, alla fine del 2024.
I nomi di alcuni luoghi e persone sono stati cambiati per proteggerne l’identità».
Adam Weymouth ha vinto numerosi premi con il suo primo libro, Kings of the Yukon ed è stato incluso dal National Centre for Writing tra i dieci scrittori che daranno forma al futuro del Regno Unito e con Il lupo solitario è finalista al Baillie Gifford Prize. È anche autore del podcast Spoken Earth, in cui intervista studiosi e pensatori sul tema dell’ambiente. Suoi scritti sono apparsi su Granta, The Atlantic e The Observer.