ALPINISMO

"100 Solleder Lettenbauer", quando sul Civetta nacque il VI grado

Proiettato anche alla Rassegna dei film e dei protagonisti della montagna di Udine il bel documentario uscito l'anno scorso nel centenario dell'apertura nel 1925 della storica via sulla cima delle Dolomiti Bellunesi. L'opera è diretta da Emanuele Confortin e prodotta insieme ad Alessandro Baù e al trentino Alessandro Beber, con la partecipazione economica del Cai

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Se n'è parlato parecchio nel 2025, in occasione del centenario, ma il mese scorso è stato proiettato di nuovo in Friuli, nell'ambito della 41ª rassegna dei film e dei protagonisti della montagna, alla presenza del regista Emanuele Confortin, il bel documentario “100 Solleder Lettenbauer”,  prodotto in collaborazione con il Club alpino italiano centrale e dedicato alla storica via sul monte Civetta (Dolomiti Bellunesi) aperta nel 1925.

Si trattò di un’impresa che ha segnato una svolta nell’arrampicata su roccia, diventando simbolo della nascita del VI grado e punto di riferimento per generazioni di alpinisti.

Attraverso immagini, testimonianze e approfondimenti, il documentario restituisce il contesto storico, l’audacia dei protagonisti e l’evoluzione tecnica che quell’ascensione ha contribuito a innescare, segnando una pietra miliare dell’alpinismo dolomitico.

"Il 7 agosto 1925, Emil Solleder e Gustav Lettenbauer - ricorda il Cai nel proprio sito Web presentando l'opera - aprirono la storica via, che porta il loro cognome, sul monte Civetta. I due alpinisti tedeschi salirono per la prima volta l’enorme parete posta a sinistra del Cristallo, il ghiacciaio pensile situato al centro della nord-ovest del Civetta, uscendo con una linea diretta in vetta".

 

Il film è stato proiettato per la prima volta lo scorso 27 settembre ad Alleghe, in provincia di Belluno, cittadina che si trova appunto ai piedi del Civetta. 

Lo scopo del lavoro, prodotto dai veneti Alessandro Baù e Emanuele Confortin e dal trentino Alessandro Beber, con la partecipazione economica del Cai, è di ripercorrere, nel tempo, la celebre ascensione inserendola nel contesto della parete nord-ovest del Civetta, su cui sono state scritte alcune delle pagine più entusiasmanti dell’alpinismo dolomitico.

Si tratta - ricorda il Cai - di un exploit senza precedenti, caratterizzato dallo sviluppo di più di 1100 metri, dalla costante verticalità della roccia, dall’esposizione a nord e dal superamento delle difficoltà tecniche. Il tutto fu risolto in giornata, con una “corsa” dall’attacco alla cima senza ricorrere al bivacco, soluzione inevitabile per molti dei successivi ripetitori.

Centrale nell’opera è la narrazione visiva della ripetizione dell’itinerario, realizzata 'cercando di essere il più lenti possibile', per riuscire a documentare al meglio la via e ad assaporarne i tratti salienti. Il film integra  anche filmati storici, come quelli del 1963 di Radaelli, per contestualizzare l'impresa del 1925.

“Nel nostro lavoro, abbiamo cercato di intrecciare documenti storici e immagini di archivio alle voci di alcuni dei maggiori conoscitori della parete, il tutto sullo sfondo delle riprese realizzate ad agosto 2024, durante la nostra ripetizione della via. Quando Valter Bellenzier, Alessandro Baù e Alessandro Beber mi hanno proposto di curare la regia del lavoro ho accettato senza esitazioni. Da frequentatore delle montagne dell’est, sono sempre stato affascinato dalla nord-ovest e poterne raccontare la storia, almeno in parte, è stato un onore, ma anche una responsabilità”, ha affermato Emanuele Confortin.

La ricostruzione storica della scalata si avvale delle competenze di Alessandro Baù, Alessandro Beber e Manrico Dell’Agnola, profondi conoscitori della nord-ovest. La realizzazione del documentario è stata possibile anche grazie ai contributi di Montura, Club Alpino Accademico Italiano e Cai Sezione di Agordo.

Confortin, un giornalista e documentarista specializzato in alpinismo e Dolomiti, ha realizzato fra l'altro opere come "Diga" e collabora anche con la fondazione Dolomiti Unesco.

L'idea originale del docufilm sul Civetta fu di Valter Bellenzier, gestore del rifugio Vazzoler (situato sul versante sud del celebre monte), che ha ispirato il racconto della storica via.













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