Vidotto racconta l'abete e la betulla: storia di amore e di alberi
Nuovo volume del noto narratore di montagna, che vive sulle Dolomiti: sembra un fiaba ma questo racconto attinge a recenti studi sull'intelligenza delle piante e sulla rete sotterranea che mette in comunicazione tra loro gli abitanti del bosco
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«Questo libro non è un romanzo e non è una poesia. È invece una storia che vorrebbe raccontare l’amore così come, nel mio piccolo, riesco a intuirlo. Per farlo mi sono affidato agli alberi». Così si apre la presentazione del nuovo volume del noto scrittore di montagna Francesco Vidotto, custode letterario delle Dolomiti Bellunesi con base in Cadore.
Il libro si intitola L'abete e la betulla. Storia di amore e di alberi ed è stato dato alle stampe da Bompiani (112 pagine, 15,90 euro).
Vidotto scrive un racconto delicato e potente che sembra una fiaba ma attinge a recenti studi sull'intelligenza delle piante: gli scienziati stanno davvero studiando il “Wood Wide Web”, una rete sotterranea che mette in comunicazione tra loro le piante del bosco. Queste pagine sommesse eppure piene di poesia ci parlano di noi, del senso della vita, e ci esortano alla semplicità e alla meraviglia, a lasciar rifiorire la gioia di fare foresta insieme.
Abete è forte e saldo, le sue radici affondano nella terra e i suoi rami più alti dominano la foresta, fronteggiando la maestà delle montagne. Abete vive un tempo fatto di pazienza, dove le giornate sono istanti e gli anni minuti. Nei suoi aghi sempreverdi e nei cerchi di legno del suo grande cuore conserva la memoria del bosco.
Un giorno, però, accade una cosa capace di sorprenderlo: il vento porta ai suoi piedi un fragile seme di betulla, quel seme sopravvive sotto la neve e, al disgelo, protende un germoglio proprio verso le sue radici...
Tra il grande abete sempreverde e la betulla dalle foglie decidue nasce così un legame indissolubile. Sono vicini, ma possono solo sfiorarsi; lui ricorda tutto, lei invece ogni inverno si addormenta e dimentica le gioie dell'estate: è un amore difficile, il loro, e come tutti gli amori difficili è anche dolcissimo e inimitabile.
Francesco Vidotto (1976) è cresciuto tra le Dolomiti e ha lavorato per vent’anni come manager di grandi aziende, fino a che non ha capito una cosa che nemmeno alla facoltà di Economia gli avevano insegnato: «L’orologio più prezioso è quello che puoi permetterti di non portare», la ricchezza più grande che ciascuno di noi ha è il tempo. Così è tornato tra le sue montagne, a Tai di Cadore (Belluno), dove si dedica alla natura e alla scrittura, che da sempre è sua compagna di vita. Tra i suoi racconti e romanzi il fortunato Oceano, pubblicato da Minerva edizioni, e il recento Onesto, edito da Bompiani.