ROMANZO

Storie umane e un delitto in un villaggio alpino dell'Impero austroungarico

«Ma la montagna resta immobile» della scrittrice friulana Francesca Bognolo porta il lettore nelle atmosfere di inizio Novecento, in un fazzoletto fatto di miniere nel quale si incrociano tedeschi, sloveni e italiani, tutti sudditi di Vienna



«Ma la montagna resta immobile» della friulana Francesca Bognolo è un romanzo di quasi cinquecento pagine che porta il lettore nelle atmosfere di inizio Novecento, in un villaggio delle Alpi, un fazzoletto fatto di miniere nel quale si incrociano tedeschi, sloveni e italiani, tutti sudditi dell'Impero austroungarico. 

Il libro, fresco di stampa (Sem edizioni - gruppo Feltrinelli, 480 pagine, 20 euro), abbina la narrazione storica, l'analisi sociologica e il risvolto poliziesco dato da un omicidio.

Si legge nella scheda di presentazione: «La montagna non dimentica. Assorbe il dolore degli uomini e lo seppellisce insieme ai tesori che conserva. Ma ogni frana è una ferita, ogni silenzio che avvolge la valle una verità pronta a riemergere.

Mentre la Belle Époque celebra il sogno di un futuro radioso, ai confini dell'Impero austroungarico esiste un luogo che sembra immune all'euforia di inizio Novecento.

Raibl è una piccola comunità mineraria incastonata tra le Alpi, dove italiani, sloveni e tedeschi parlano la stessa lingua: quella della fatica.

Tra loro c'è Gabriel, un giovane taciturno, dal talento fuori dal comune, incapace di piegarsi alle convenzioni, che nelle gallerie trova la sicurezza negatagli dal mondo di superficie.

Miriam, invece, è la figlia del medico condotto. È arrivata da Praga portando con sé uno sguardo nuovo.

Colta, curiosa, inquieta, è l'unica capace di avvicinarsi a Gabriel senza pretendere di cambiarlo. Tra loro nasce un legame fatto di fiducia, differenze e sottintesi, destinato a incrinarsi quando il corpo di una ragazza del paese viene ritrovato ai margini del bosco. Per tutti è colpa dei lupi.

Ma Gabriel conosce gli animali e le tracce che lasciano. E sa che i lupi non uccidono in quel modo. Mentre il sospetto si insinua, riaffiora il ricordo di un'altra ragazza scomparsa poche settimane prima.

E così da Trieste arriva l'ispettore Hans Zanier, investigatore brillante segnato da una tragedia personale che gli ha spezzato la carriera.

Le sue domande mettono in crisi il fragile equilibrio di una comunità dove tutti si conoscono ma nessuno conosce davvero chi gli sta accanto.

Francesca Bognolo intreccia la forza della grande narrazione storica alla tensione più profonda del mistero, riportando alla luce – a debita distanza dalla ribalta scintillante delle metropoli – il cuore marcio dell'Europa, laddove ha preso forma il Novecento dell'industria, della tecnica e della carneficina bellica.

In queste pagine la ricerca della verità diventa indagine sull’appartenenza, sull’accumulazione di ricchezza, sulla violenza silenziosa che opprime il diverso e sulla fragilità di ogni certezza.

Prima della Grande Guerra, tra i segreti della montagna, nasce il secolo nuovo».

Francesca Bognolo è nata a Udine, dove vive e lavora come architetto, dedicandosi anche agli allestimenti museali.

Mentre si occupava della miniera dell’attuale Cave del Predil ha trovato l’ispirazione per questa storia. Per anni ha gestito un blog, prima di passare alla scrittura di racconti per diverse riviste. 

ESTRATTO DEL ROMANZO













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