Un rione ostaggio delle mura medievali

Piedicastello, il maxi-cantiere paralizzato dagli archeologi. Ieri l’ultimo sopralluogo, con nuove prescrizioni


di Andrea Selva


TRENTO. Tanti dubbi e una certezza: quando gli studi archeologici termineranno, mura, reperti e testimonianze saranno ricoperti dall'asfalto. Ecco perché a Piedicastello è difficile portare pazienza per un lavoro che doveva durare due mesi e invece - ormai dal luglio scorso- sta sacrificando il rione nel nome di alcune mura riemerse proprio dove - udite, udite - per trent’anni è passata, imperturbabile, la tangenziale.

Ieri l'ultimo atto, cioè il sopralluogo del sotto-comitato ai beni culturali per valutare la possibilità di riprendere i lavori di spostamento del Rio Scala. Alla fine gli esperti hanno dato il benestare alla prosecuzione del cantiere ma con una serie di prescrizioni che rischiano di rovinare il sonno ai residenti di Piedicastello: difficile calcolare quando potranno finire i lavori e quanto verranno a costare i sondaggi. Sembra di essere tornati ai tempi delle messe celebrate nel tendone durante i lavori (interminabili) alla chiesa di Sant'Apollinare.

Non poteva andare diversamente. Perché come è inutile chiedere al macellaio di farsi vegetariano, così non si può pretendere che gli archeologi mettano in secondo piano le mura medievali (testimonianza del borgo antico) per venire incontro alle esigenze di chi abita nel borgo contemporaneo, come l'autore del presente articolo (giusto per chiarezza nei confronti del lettore) che ogni mattina partecipa (in buona compagnia) al percorso a ostacoli indispensabile per accompagnare i bambini alla scuola materna, facendo il giro tra gli scavi.

Nel frattempo il Rio Scala, in attesa della nuova condotta, continua a scorrere sotterraneo lungo il vecchio percorso (realizzato prima dello spostamento dell'Adige e quindi antico anch'esso) e durante le giornate di piena, nell'impossibilità di confluire nel fiume, si infila in un imbuto stretto e pericolante, dove i tecnici del Consorzio trentino di bonifica sono già intervenuti con vari puntelli per scongiurare crolli che avrebbero effetti disastrosi. Ad esempio una voragine in Lung’Adige Marco Apuleio proprio dove c'è la strettoia (vi immaginate se la strada dovesse restare chiusa?) o addirittura un allagamento, come avvenne una decina di anni fa, quando in via Dos Trento si andava con il canotto. Senza contare che la chiesa parrocchiale è stata abbassata durante i restauri e quindi è aumentato il rischio che finisca sotto l'acqua.

Detto questo, alzi la mano chi vota a favore dei reperti e chi invece non vuole rischiare di finire a mollo. Anche perché di quelle mura rimarrà qualche dettagliata relazione negli archivi provinciali, ma sono comunque destinate ad essere ricoperte. E ogni giorno dedicato agli studi archeologici è un giorno di ritardo per il progetto del Comune che dovrà rilanciare il quartiere. E nell’attesa a Piedicastello è andato perso pure il giardino, per non dire delle Gallerie, che hanno in programma grandi mostre e intanto - è incredibile - sono rimaste senza parcheggi.

Difficile quantificare i costi che ci attendono, ma comunque vada pagherà la Provincia. Bisognerà capire se il conto finirà nel capitolo della cultura o in quello dei lavori idraulici. Sappiamo però quanto sono costati finora gli studi: 172 mila euro per pagare una società specializzata in studi archeologici e il noleggio delle attrezzature necessarie.













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