Panizza: «Patt antidoto all’antipolitica»

Il segretario: «Noi parliamo con chi ci chiede di risolvere problemi. Brugnara, Mucchi e Stanchina la nuova classe dirigente»


di Chiara Bert


TRENTO. Alle comunali il Patt è cresciuto, anche se a Trento non ha sfondato. Il segretario Franco Panizza guarda ai nuovi sindaci autonomisti, Brugnara a Lavis, Mucchi a Cles, e dice: «Siamo diventati centrali nella vita politica della Provincia, decisivi per la vittoria del centrosinistra. Ora costruiamo la nuova classe dirigente». Il traguardo è «un grande partito territoriale», modello Svp in salsa trentina, seconda gamba della coalizione accanto al Pd.

Segretario Panizza, partiamo dai ballottaggi. A Mori è dovuto intervenire Rossi per bloccare l’alleanza tra il vostro candidato e la Lega?

Assolutamente no, l’apparentamento con la Lega non è mai stato in discussione. Diverso è che il nostro candidato Moiola si confronti sui programmi e punti a conquistare anche il consenso degli elettori leghisti. Vale anche per Rovereto, dove per vincere Miorandi dovrà per forza intercettare voti dell’altra parte politica.

Nessuna autocritica per i Comuni dove correte contro un altro candidato di coalizione?

Noi siamo quelli che più di tutti hanno cercato la composizione. Abbiamo detto che la coalizione veniva prima di tutto e per salvaguardarla eravamo pronti al confronto scegliendo con le primarie il candidato sindaco. Se il Pd metteva in campo i candidati più forti, li avrebbe avuti tutti lui. Invece hanno deciso che il territorio è sovrano ma spesso i territori sono prigionieri di personalismi e situazioni pregresse. A Mori avevamo chiesto un segnale di discontinuità e Moiola interpreta il rinnovamento più di Barozzi. Il Patt non ha nessuna responsabilità, anche a Storo e Folgaria siamo usciti quando la coalizione si è spaccata.

A Rovereto il centrosinistra si gioca una partita cruciale. Per Robol e Olivi, Patt e Upt hanno raccolto poco.

Il Patt si è speso moltissimo ma quando scende in campo una proposta di centro come quella di Valduga, è ovvio che pesca nel nostro mondo.

Avevano ragione Robol e Conzatti a dire che serviva un altro candidato al posto di Miorandi?

La scelta di Miorandi è stata fatta perché è un sindaco uscente e giovane.

Perché l’elettore moderato dovrebbe preferire lui a Valduga?

Perché la proposta Miorandi è più chiara, onesta, e in sintonia con il livello provinciale e nazionale, dunque con più peso politico. Quella di Valduga è confusa e rischia di essere isolata in Vallagarina, senza referenti.

A Trento avete raddoppiato i voti ma siete rimasti dietro il Cantiere civico. Quindi non è vero che ci sono solo due pilastri della coalizione?

Sì che è vero: da un lato c’è l’area autonomista presidiata dal Patt, dall’altra il campo democratico in cui c’è il Cantiere. Quale sarà l’approdo finale io non lo so, ma mi sembra evidente che il Cantiere non gravita più nell’area territoriale.

Il Patt punta a conquistare l’elettorato dell’Upt?

Il disorientamento di quell’elettorato rispetto alle due prospettive in campo, Upt e Cantiere, mi sembra evidente. Basta leggere sui giornali le dichiarazioni di Dellai e Conzatti.

Ma al congresso Upt di Vezzano il partito territoriale non doveva essere costruito con voi del Patt?

Approvarono una mozione ma di quel tavolo io non ho più saputo nulla. Nessuno mi ha mai cercato.

Qual è il progetto del Patt dopo il voto alle comunali?

A noi interessava che gli autonomisti fossero centrali nella vita della Provincia e lo abbiamo raggiunto. Ma non siamo né autosufficienti né chiusi. Abbiamo fatto un’alleanza strategica con il Pd e la manterremo se le condizioni non cambiano.

Perché sentite sempre il bisogno di ribadire che la vostra natura è blockfrei? Per dire che destra e sinistra non esistono?

Sono categorie largamente superate, il 40% di Renzi non è solo di sinistra. Fascismo e comunismo sono per fortuna ideologie condannate dalla storia.

Olivi auspica che il Patt torni a fare «il Patt ancorato all’identità». Cosa risponde?

Forse vuol farci tornare indietro perché teme la concorrenza. Il Patt non perde certo la sua identità, ma è un partito che si è aggiornato e ha una proposta territoriale di governo.

Ma qual è il ruolo, in Trentino, di un partito territoriale?

È il modo per ridurre la distanza tra i cittadini e la politica perché noi abbiamo un contatto diretto con la gente, che di fronte alla globalizzazione ha bisogno di identificarsi.

Non sconfina nella logica del piazerot agli amici?

Noi siamo un partito popolare. Non parliamo solo con le categorie, ma anche con chi ti chiede di risolvere un problema.

Vi accusano di non avere classe dirigente...

Questo in parte è vero, ma la stiamo costruendo: Stanchina a Trento, Brugnara a Lavis, Mucchi a Cles ne sono parte. Abbiamo investito sui giovani e da qui al congresso del Patt di novembre lavoreremo per rafforzare una dirigenza nuova e con tavoli programmatici con personalità esterne al partito per attivare nuove idee.

Troverete un candidato unitario alla segreteria? Ottobre scalpita...

Non so se Ottobre si candiderà. Credo che serva una persona che sia collante e abbia visione politica. Se novità dev’essere, lo sia fino in fondo: un giovane, appassionato. Lo troveremo, senza patemi.

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