In 3400 per Futuro Presente
Boom di pubblico e entusiasmo per i retroscena delle produzioni tv
ROVERETO. C'è molta voglia di scoprire i meccanismi e i retroscena del suo mondo, perchè la televisione rappresenta da oltre mezzo secolo la realtà che viviamo tutti i giorni. L'occasione di sentir parlare di tv da una pletora di qualificati addetti ai lavori - dal critico Aldo Grasso alle "iene" Lucci e Duro, dal comico Cornacchione al professor Flavio Caroli - ha attirato poco meno di 3500 spettatori nei tre giorni del festival Futuro Presente. Anche ieri pomeriggio, per seguire l'incontro conclusivo del festival, con Flavio Caroli, professore di storia dell'arte moderna al Politecnico di Milano e noto volto televisivo nella divulgazione artistica (vedi le apparizioni a "Che tempo che fa"), la sala conferenze del Mart era stracolma già prima dell'ora fissata, al punto che è stata allestita una tribuna video nell'atrio, per consentire a chi era rimasto fuori dalla sala di seguire comunque l'incontro. «Ogni incontro è stato seguito con interesse e tutte le sere all'auditorium abbiamo fatto il pieno. Non è male per un festival come il nostro, che si pone l'obiettivo di indagare la contemporaneità» commenta a caldo Paolo Manfrini. «Vedere sale piene in giornate soleggiate come questa» gli fa eco Lanfranco Cis, «è una soddisfazione. Vuol dire che abbiamo centrato l'argomento, ognuno sente che la televisione in qualche modo gli appartiene e ne vuole capire di più». Le cifre ufficiose parlano di oltre 3400 presenze nei tre giorni del festival, che avrà anche beneficiato dell'effetto "divistico" per la partecipazioni di volti arcinoti come Gene Gnocchi, Piero Chiambretti, Antonio Cornacchione, le iene Enrico Lucci e Angelo Duro. «In modo assai relativo» sottolinea Manfrini. «Anzi l'aspetto che ci ha più colpito nella presenza massiccia di pubblico è la curiosità nel capire gli ingranaggi che si celano dietro la produzione televisiva. Grazie alla collaborazione di 130 tra autori, giornalisti, studiosi e registi è stato possibile approfondire quello che è a tutti gli effetti il linguaggio della contemporaneità, quello impostato dalla televisione e tutt'ora il riferimento principale, nonostante l'invasione di internet e dei social network». Gli spettatori hanno così scoperto che il paese di gran lunga maggior produttore di format televisivi non è l'America o la Gran Bretagna bensì, sorpresa, Israele. «Lì lo Stato finanzia la sperimentazione di nuove formule, dando credito a giovani autori. Una strada interessante, che qui da noi deve ancora cominciare» considera Manfrini. La crisi creativa della televisione, lo scadere della qualità dei palinsesti sono alcuni tra i temi sviscerati nel corso degli incontri. Come il tema dell'arte e la cultura in tv: matrimonio possibile? Sì, secondo Caroli, che però mette in guardia: «Bisogna farsi comprendere da tutti anche quando il tema è elevato, e non ci si può mai spingere oltre il "suggerimento". L'approfondimento, in tv, resta un mezzo tabù. (gil)
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