Dellai: coalizione solida chiunque vinca

L’ex presidente sostiene Gilmozzi: «Ma se andranno a votare in pochi, si porrà un problema di scarsa legittimazione»


di Chiara Bert


TRENTO. Lorenzo Dellai è sul treno che lo riporta a Roma, ad affrontare i venti di crisi che soffiano in parlamento sul caso Mediaset, con il Pdl, di nuovo sulle barricate a difesa di Berlusconi, che ha chiesto di fermare i lavori d’aula dopo la decisione della Cassazione di calendarizzare per il 30 luglio l’udienza del processo Mediaset.

Onorevole Dellai, Scelta Civica ha votato con il Pd a favore della sospensione dei lavori parlamentari seppure per un giorno. Perchè?

Questa non è una sospensione dei lavori come sembrava all’inizio, abbiamo trovato un compromesso e accettato una rimodulazione dei lavori d’aula, un atto di buon senso che Pd e Scelta Civica hanno fatto per venire incontro all’esigenza del Pdl di riunire i propri gruppi parlamentari per discutere una situazione molto tesa. Faccio notare che oggi il presidente Letta era in aula per le question time e l’aula è convocata anche per domani.

L’opposizione, e anche una parte del Pd, vi accusa di aver accettato di bloccare le istituzioni per i problemi giudiziari di Berlusconi.

Non è così. Il Pdl avverte con grande intensità le vicende giudiziarie del suo leader, alle forze di governo compete di tenere i nervi saldi. L’Italia ha bisogno di una riforma della giustizia, ma è evidente che è difficile affrontare i nodi della giustizia se questo si intreccia con i destini personale di un leader. Dobbiamo evitare gli estremi, da un lato l’attacco senza quartiere alla magistratura, dall’altro di usare il tema della giustizia come una clava nel dibattito politico contro gli avversari.

Veniamo alle primarie in Trentino. Lei e il suo partito avete cercato di evitarle fino all’ultimo, ritenendole dannose per la coalizione. Alla fine di questa campagna elettorale, era una preoccupazione fondata?

Io non cambio opinione, sarebbe stata sicuramente preferibile un’assunzione di responsabilità da parte dei partiti. Ho preso atto che così non è stato e con grande lealtà partecipiamo a queste primarie cercando di portare il nostro contributo. La nostra preoccupazione era, e in parte è ancora, di avvicinarsi alle elezioni di ottobre con una coalizione forte e coesa, capace di trasmettere ai cittadini un messaggio di autorevolezza e fiducia nel futuro. A questo obiettivo abbiamo orientato tutte le nostre iniziative in questa campagna elettorale: recuperare il senso di un percorso fatto in questi anni e rilanciare un’idea di coalizione che non è solo un accordo tra i partiti che la compongono, ma un modo per tenere insieme le componenti sociali, economiche, territoriali, della nostra società. La coalizione deve essere un punto di riferimento di una società che rischia di essere sempre più frammentata.

Le primarie sono una sfida tra candidati, ma a mobilitarsi in questo caso sono soprattutto i partiti. Gli elettori cosa sceglieranno?

Il nostro sforzo è stato non tanto quello di rivendicare uno spazio strettamente di partito. Il compito principale che abbiamo di fronte sabato è individuare la figura che più riesce a garantire il successo alle elezioni vere di ottobre, la persona più vincente e aggregante. Noi, pur con rispetto e stima per gli altri candidati, pensiamo che Mauro Gilmozzi possa essere un candidato vincente per la sua esperienza e perché è il più baricentrico.

Anche gli altri assessori-candidati, Olivi e Rossi, rivendicano di essere figure coalizionali. Perché Gilmozzi sarebbe il più baricentrico?

Non intendo il più baricentrico della topografia politica tra Patt, Pd e Upt, ma il più baricentrico rispetto al tipo di domanda politica della società trentina e rispetto alle questioni su cui Gilmozzi si è cimentato in questi anni.

Ritiene che queste primarie abbiano messo a rischio la tenuta della coalizione?

Bisognerà lavorare dal 14 luglio in poi, facendosi carico di ricucire e soprattutto di elaborare idee. Ci sarà bisogno di grande responsabilità da parte di tutti, non sarà un passaggio banale quello dell’autunno e per questo occorre recuperare un’idea forte e unitaria della coalizione. C’è bisogno che i partiti lo facciano e noi come Upt abbiamo cominciato, nello spirito della Margherita che significa tornare ad essere un soggetto aperto, forte e plurale.

La coalizione resterà solida chiunque vinca sabato?

Mi auguro certamente di sì se da parte di tutti vi è, come credo, onestà intellettuale, senso di responsabilità e chiarezza negli obiettivi e nei metodi. Le coalizioni sono coalizioni tra forze che si riconoscono reciprocamente, il patto di solidarietà che ci lega è molto forte e quando diciamo che Gilmozzi ci pare il candidato che più garantisce questa prospettiva di coesione non intendiamo mancare di riguardo agli altri.

Teme una bassa affluenza?

Difficile dirlo, non è certamente il contesto migliore per favorire la partecipazione.

Se votassero in pochi a suo avviso si porrebbe un problema di legittimità del risultato delle primarie?

Se ci fossero pochi partecipanti non sarebbe il viatico migliore per un candidato presidente. La legittimazione che i partiti hanno deciso di delegare al popolo sarebbe a quel punto molto debole ed esporrebbe la coalizione a non pochi problemi. Ma sono considerazioni che si faranno se si presenterà una situazione di questo tipo.

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