Blitz durante la messa contro il prete-cacciatore

È successo ieri in una chiesa di Pergine durante la cerimonia di don Dario Sittoni Gli animalisti hanno sventolato un lenzuolo con la scritta: “Cacciatori assassini”


di Fausto Da Deppo


PERGINE. Un grande lenzuolo spiegato all'improvviso durante l'omelia per far leggere una scritta a caratteri cubitali, in spray nero: “Quinto comandamento: Non Uccidere. Cacciatori assassini”. La protesta anticaccia ha sconvolto ieri la messa domenicale del mattino nella chiesa di Canezza di Pergine, seminando fra la quarantina di fedeli presenti prima sorpresa, poi sbigottimento e infine una certa irritazione, tanto più che la protesta aveva come bersaglio il parroco, don Dario Sittoni, appassionato cacciatore.

A predica iniziata, sono entrate in chiesa quattro persone. Nulla di strano, a prima vista. Mentre don Dario commentava il Vangelo, in due si sono incamminati lungo il lato destro dell'unica navata con in mano un telefonino a testa. Gli altri due hanno imboccato il corridoio centrale della chiesa, dritti in direzione del pulpito e del sacerdote, verso il quale hanno aperto e sbandierato il lenzuolo. Tra la gente, sguardi fra l'incredulo e lo stralunato. La maggioranza dei presenti ha stentato a capire che succedeva, mentre don Dario ha letto a voce alta lo striscione e ha abbozzato una replica, citando la parabola del figliol prodigo e ricordando il vitello grasso sacrificato dal padre per festeggiare il ricongiungimento familiare. Il tutto sotto lo “sguardo” dei telefonini con cui i primi due attivisti anticaccia hanno ripreso la scena.

Uno scambio confuso di battute fra parroco e “dimostranti” ha dato tempo alla gente di riprendersi dalla sorpresa e organizzare una sorta di reazione all'imprevisto. Reazione che si è concretizzata in un intervento a sostegno di don Dario: qualcuno si è alzato e ha cercato di convincere di persona gli animalisti ad uscire, altri dal loro posto si sono fatti sentire per invitare i quattro ad andarsene. E i quattro se ne sono andati, ripiegando il lenzuolo e riponendo i telefonini – telecamera. Anzi, inveendo contro il parroco e i presenti hanno accelerato l'uscita, pressati da alcuni fedeli che nel frattempo avevano fatto maturare in rabbia lo sconcerto del fuori programma. E' partita anche una telefonata ai carabinieri di Pergine, per segnalare l'accaduto e la fuga del “commando” animalista verso la Valsugana.

Quanto a don Dario, ha chiuso l'episodio con una battuta indirizzata ai contestatori (“Speriamo che stasera mangino solo verdure”) e ha archiviato l'omelia intonando il Credo. Inutile dire che la liturgia, da allora in poi, è stata accompagnata da ampi commenti fra i banchi, commenti prolungatisi sul sagrato nel dopo cerimonia, quando tutti hanno concordato sulla provenienza “foresta” dei dimostranti e si è pure vociferato di un precedente, altrettanto clamoroso “blitz” anti doppiette in valle.

In sagrestia, riponendo i paramenti, don Dario è apparso comunque sereno: «Già mi era successo di essere apostrofato come “assassino”», ma lui la passione della caccia non la lascia. A dicembre, alla festa del patrono S.Uberto, i cacciatori mocheni lo hanno ringraziato e premiato per l'impegno nel mondo venatorio e lui, con il fucile del cacciatore, non pensa proprio di trasgredire al quinto comandamento. «Tra l'altro, perché non se la prendono pure con i pescatori?» chiede, un po’ a replicare agli attivisti anti caccia e un po’, forse, a richiamare altri riferimenti evangelici.

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