«Prelievi dal Fersina i limiti troppo stretti sono da evitare» 

La Coop Sant’Orsola: «Per produrre i piccoli frutti servono 300 ettolitri di acqua a ettaro ma compresa quella piovana» 


di Roberto Gerola


PERGINE. C’è una realtà che non è mai entrata nel “dibattito” sulle problematiche del torrente Fersina e sull’uso accorto dell’acqua irrigua. Si tratta della Coop Sant’Orsola Piccoli Frutti, un’azienda leader nel settore che realizzando la cittadella dei piccoli frutti al Ciré. Una Coop nata oltre 40 anni fa proprio in riva (o quasi) al Fersina. Questo tipo di coltivazioni, secondo i parametri fissati dall’Istituto di San Michele all’Adige necessita di 300 ettolitri d’acqua per ettaro. Ne parla Matteo Bortolini, direttore della Coop Sant’Orsola, il quale precisa subito alcuni aspetti. «I 300 ettolitri a ettaro sono da considerare potenziali, nel senso che è evidente che quando piove (come in questo periodo) non si utilizzano. C’è poi da aggiungere che ormai da tempo per le coltivazioni di piccoli frutti nel Perginese come per altro altrove, stiamo attuando delle politiche mirate all’uso razionale dell’acqua irrigua. Si tratta sostanzialmente di interventi dal punto di vista delle attrezzature tecniche, con centraline appositamente studiate». Come per esempio l’Agro irriguo Perginese.

Bortolini ribadisce quindi un concetto: «L’acqua irrigua viene utilizzata, quando occorre, nel periodo da aprile a fine ottobre. E’ anche nel nostro interesse evitare sprechi». E lo sarà ancora di più fra qualche tempo quando la “cittadella” a Ciré sarà operativa: in pratica, con la presenza di quest’ultima, è facile ipotizzare un aumento della produzione.

Si parla tanto di trovare un punto di equilibrio tra i diversi usi dell’acqua (e parla in particolare del Fersina). «Da parte nostra - aggiunge - siamo molto attenti a utilizzare l’acqua a scopo irriguo perché da sempre cerchiamo di tenere in considerazione l’aspetto ambientale e quindi turistico legato all’agricoltura e alle coltivazioni nel nostro caso». Il discorso di Bortolini, a questo proposito è evidentemente generale. E’ chiaro che una riduzione della quantità d’acqua a scopo irriguo potrebbe rappresentare un pericolo per le coltivazioni e di conseguenza un mancato introito per i produttori; un aspetto questo già evidenziato in qualche occasione in questi anni, perché ne risentirebbe l’economia locale legata appunto alle coltivazioni.

Ancora una considerazione da parte di Bortolini: “Noi, con le nostre coltivazioni, non siamo contro quanti gestiscono i corsi d’acqua e il Fersina in particolare; semplicemente, anche se con competenze differenti, lavoriamo con lo stesso obiettivo perché il Fersina, come le coltivazioni, fa parte dell’ambiente: i pescatori da un lato, i coltivatori dall’altro, hanno cura del territorio. Ed sempre con questo obiettivo che collaboriamo con i Cmf della zona in maniera molto stretta”.













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