ITINERARI

Val di Concei, malga Guì: dove le capre toccano il cielo

Alla scoperta di una struttura molto antica, situata nella bella vallata laterale della val di Ledro, con i pascoli particolarmentre ripidi e adatti alle capre mentre mucche e altri animali restano vicino all'edificio rurale, raggiungibile in un'ora circa di cammino dal rifugio Al Faggio

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FIORENZO DEGASPERI


Dal basso è impossibile scorgerla. Imponenti faggete, coste dirupate e valloni spazzati dalle valanghe invernali impediscono di vedere malga Guì (Güì) finché non si sbuca sui pascoli sottostanti. Le alpi che circondano la valle di Ledro sono impervie, selvagge, ardue e faticose. I pascoli sono assai rari e segnano il territorio come macchie di leopardo: nel 1950 erano 196,99 ettari, sebbene l'acqua vi si ritrovi in maniera abbondante e le sorgenti nella Val de la Casina e nella Val de Fi siano perenni.

Quassù, ai piedi del Corno di Guì e del Gavardina, il pascolo è insufficiente per poter tenervi una numerosa mandria di mucche. E allora ecco le capre prendere possesso di ogni lembo prativo, inerpicarsi sugli sfasciumi, aggirarsi tra le trincee. Fanno concorrenza alle pecore che però stanno più in basso e non amano affacciarsi sui precipizi verso la valle del Chiese.

Le mucche poi si aggirano soltanto attorno alla malga, così come il cavallo e i maiali che si divertono a ruzzolare per terra, accogliendo i visitatori con i loro grugniti.

Il pastore Luciano Prandi è uno dei rari malgari che effettua ancora la transumanza.

Dalla Val Sabbia, nel vicino Bresciano, parte ogni primavera con il suo gregge e la sua mandria, risalendo di paese in paese la valle del Chiese fino a Storo. Quindi passa per la val di Ledro, la val di Concei e, finalmente, arriva a malga Guì.

Quest'ultima parte non la compie lungo la strada ma per lo più lungo sentieri impervi sulla cresta dei monti. Viaggio non facile, irto di difficoltà ma anche l'unico modo per evitare il fondovalle, i campi coltivati, le possibili liti con gli agricoltori o con le restrittive regole comunali sulla transumanza.

Il malgaro trascorre l'estate in malga per poi ripercorrere al contrario la strada fino alle stalle dei paesi della Val Sabbia.

Assieme al suo gregge cura e gestisce i capi di bestiame che gli sono affidati dagli allevatori che usufruiscono del secolare diritto di pascolo. Infatti quasi tutte le malghe della valle di Ledro hanno gli alpeggi gravati dall'uso civico, quindi i conduttori hanno l'obbligo di accogliere i capi di bestiame degli allevatori che ne hanno diritto.

La malga è molto antica, ha una storia lunga alle sue spalle sebbene nessuno ricordi l'origine e il significato del toponimo. Inizialmente le malghe erano due, da quanto si desume da un documento inerente gli introiti della Vicinia di Enguiso del 1809; poi divenne una ma non ne sappiamo la motivazione, né se siano state accorpate oppure se una sia andata distrutta.

Comunque la troviamo citata nel 1605 (il campo day Gui, pertinenze del Concilio di Lenzumo, Enguiso e Locca), testimoniata nel 1809 e nel 1861 (...coll'atto d'asta 22 corrente veniva posta all'asta le opere da eseguire nella malga Guì per la iattazione della casina, baiti del latte, appianamento del parco e costruzione del baito dalle vacche...), e utilizzata durante la I guerra mondiale come rifugio.

La data 1924 scolpita su una pietra della casera risale ad uno dei tanti interventi di restauro. Fino al 1970 qui si teneva l'alpeggio delle vacche da latte dei contadini dei paesi sottostanti. In questa malga, e in quella vicina di Trat, si evitava comunque la monticazione dei giovani vitelli dell'anno, per via delle difficoltà che presentava l'alpeggio e per il pericolo di qualche incidente. Le giovenche rimanevano vicine al fondovalle, al Bait dele vele, in località Pià da l'As.

Negli anni di maggior fioritura dell'allevamento (dai primi anni Trenta ai primi anni Quaranta) tutta la zona a nord della Val Concei veniva preclusa al pascolo primaverile, proprio per rendere possibile il pascolo estivo del giovane bestiame numericamente sempre consistente (superiore anche ai 60 capi).

Il numero dei capi potrebbe sembrare riduttivo in confronto alla monticazione nelle malghe delle valli vicine, ma per la val di Concei si trattava di un numero comunque notevole.

Alle mucche si sono avvicendate le pecore, quindi la malga è stata abbandonata per diversi anni, di pari passo con la forte riduzione della zootecnia della nostra provincia, fino al 1992. Da allora se ne è ripreso l'utilizzo, dapprima solo come pascolo saltuario e ora, da alcuni anni, viene caricata con capre e pecore, qualche vacca e anche alcuni cavalli.

Trovandosi su pascoli molto ripidi è funzionale ai piccoli ruminanti come le capre, animali molto versatili che sanno adattarsi anche a situazioni particolarmente difficili.

La località Guì è ricordata inoltre per un detto di Lenzumo: "l'acqua de Guì no la passa 'l pont de Vedravì", e significa che la pioggia che viene dalla parte di Guì, quindi da nord, non arriva fino al paese.

ITINERARIO

Accesso stradale

La val di Ledro è raggiungibile da Riva del Garda seguendo le indicazioni "Val di Ledro-Storo" oppure dalla valle del Chiese con diramazione a Storo per "Lago di Garda-Riva del Garda".

Punto di partenza/arrivo

Rifugio Al Faggio (m 963). Lo si raggiunge con deviazione tra Pieve di Ledro e Bezzecca. Si prende la strada con indicazioni "Val di Concei" e la si segue oltrepassando i paesi di Locca, Enguiso, Lenzumo.

Percorso

Dal parcheggio si risale lungo il torrente Assàt per strada forestale (segnavia n. 414), la quale ricalca il vecchio tracciato costruito durante la I guerra mondiale. Si supera il Ponte Glera e quindi ripidamente, per mulattiera, alla selvaggia Malga Guì (m 1444), oltrepassando i ripidi valloni Pasorìa e Maggiorvalle, fortemente segnati dalle valanghe.

Rientro: dalla stessa, oppure consigliamo di proseguire a sinistra fino alla Sella de Lomar (m 1598), quindi scendere per il sentiero n. 414B per la valle de Lomar fino al punto di partenza. Quest'ultimo sentiero è il più antico. Prima dell'apertura della strada per la valle dei Guì (attorno alla metà del 1800), l'alpeggio si effettuava via Lomar e la raccolta del fieno magro, prodotto dalla zona, costringeva ad erculee fatiche di trasporto a spalla.

Tempi

Ore 1 circa la salita, altrettanto per la discesa. Per la variante della Sella de Lomar si calcoli un'ora in più.

Dislivello

m 480, per la variante m 630 circa.

[Questo testo è tratto dal secondo volume di Fiorenzo Degasperi "Andar per malghe in Trentino", edizioni Curcu&Genovese, 2015]













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