LA RICERCA

Rifugi trentini, ospiti "maturi" e in cerca di un’esperienza di immersione e distacco

Presentata oggi l'indagine curata da Tsm Accademia della montagna: quasi l'80% dei frequentatori si è definito esperto e il 48% ha dormito in quota molte volte. Gli italiani in maggioranza vivono il rifugio come meta dell'escursione, gli stranieri più orientati al pernottamento all'interno di itinerari di più giorni

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Che cosa rappresentano e come sono frequentati i rifugi alpini del Trentino? Una risposta arriva dalla ricerca, presentata oggi, 19 marzo, realizzata da Tsm-Accademia della montagna sui frequentatori di rifugi: ha rivelato che i frequentatori sono "maturi" dal punto di vista anagrafico e in relazione a esperienza e modalità di frequentazioni in quota.

Quasi l'80% si è definito "esperto" e il 48% ha dormito in quota "molte volte". Il livello di istruzione è risultato alto (quasi il 58% ha una laurea): in montagna i 'rifugisti' hanno dimostrato di cercare un'esperienza di "immersione e distacco".

Gli italiani (52,4%) si sono dimostrati più "trekker" o "turisti occasionali", vivendo il rifugio come meta dell'escursione. Fra gli stranieri (47,6%), provenienti soprattutto da Germania, Paesi Bassi, Stati Uniti e Regno Unito, c'è stata una marcata presenza di "escursionisti d'alta quota" e "alpinisti": il rifugio è un punto di appoggio all'interno di itinerari di più giorni.

Più della metà del campione ha riconosciuto il gestore del rifugio come un "interlocutore esperto", riferimento per la sicurezza e la conoscenza del territorio, e non solo operatore turistico. In termini di servizi è emersa l'aspettativa di servizi igienici adeguati e la possibilità di prenotazione on-line (punteggio medio di 3.1 in scala da 0 a 4) mentre altri servizi (dall'offerta gastronomica, a internet) sono risultati secondari o meno importanti.

Il tema del sovraffollamento è apparso circoscritto: la pressione è stata generalmente percepita come contenuta e limitata a periodi specifici dell'alta stagione: il 23% ha dichiarato di aver incontrato poca gente, il 51% un flusso normale per il periodo.

"La ricerca - ha detto l'assessore provinciale al turismo Roberto Failoni - ci serve per capire se stiamo andando nella direzione giusta e per veicolare il messaggio, soprattutto fra i giovani, che la montagna non sia solo fatica, ma anche emozione ed esperienza. 

Alla presentazione ha preso la parola anche Roberta Silva, presidente dell’Associazione gestori dei rifugi del Trentino, che ha evidenziato l'importanza di avere dati così strutturati: "Dati che parlano chiaro, che permettono agli operatori di capire quali linee adottare per la gestione dei servizi in futuro e quindi per lavorare al meglio al fine di far crescere la frequentazione delle montagne in modo equilibrato e sostenibile". 

È intervenuto anche Maurizio Rossini, ceo di Trentino Marketing, che ha sottolienato l'importanza di mantenere forti i nostri valori e nel contempo di adattare le strutture e i servizi ai cambiamenti presenti nella società e rilevati nelle richieste degli ospiti. 

Francesco Barone, presidente di TSM, ha sottolineato che la ricerca rappresenta al meglio quella che è la missione di Trentino School of Management, ovvero di contribuire alla crescita e all’innovazione del territorio mettendo a disposizione del decisore pubblico idee e conoscenze utili a migliorare le politiche di intervento.

"La ricerca ci racconta - ha aggiunto Gianluca Cepollaro di TSM-Accademia della montagna - di un frequentatore maturo, non solo da un punto di vista anagrafico, ma anche in relazione all’esperienza e alla modalità di frequentazione della montagna, con un alto livello di istruzione e che consapevolmente è in cerca di un’esperienza di immersione e distacco.

Un frequentatore attento e attivo nel procurarsi le informazioni da fonti diverse sul tragitto dell’escursione, ma anche sensibile ai temi di carattere ambientale”.

La ricerca conferma che i rifugi restano per la montagna trentina un imprescindibile presidio territoriale, ma nello stesso tempo, appaiono anche come un'infrastruttura sociale e culturale, uno spazio capace di sostenere pratiche diverse, livelli di esperienza differenti e modalità plurali di relazione con l’ambiente alpino".

LA FOTOGRAFIA

Un frequentatore “maturo”, non solo da un punto di vista anagrafico, ma anche in relazione all’esperienza e alle modalità di frequentazione della montagna (quasi l’80% si definisce “esperto di montagna”, il 48% ha dormito in rifugio “molte volte”), con un alto livello di istruzione (57,78% ha una laurea), che ricerca consapevolmente un’esperienza di “immersione e distacco”.

Attivo nell’informarsi da fonti diverse sul tragitto dell’escursione (il 62,9% si informa “direttamente”) e attento ai temi ambientali, mantiene una percezione della montagna come spazio di libertà, in cui le limitazioni sono ritenute legittime soprattutto quando orientate alla tutela dell’ambiente naturale.

Le modalità di frequentazione sono differenziate. I frequentatori italiani (52,4%) si identificano più spesso come "trekker" o "turisti occasionali", pernottano per uno o due giorni e vivono il rifugio come meta dell’escursione. Gli stranieri (47,6%), in particolare provenienti da Germania, Paesi Bassi, Stati Uniti e Regno Unito, mostrano profili più tecnici, con una marcata presenza di "escursionisti d'alta quota" e "alpinisti", e utilizzano il rifugio come punto di appoggio all’interno di itinerari di più giorni. La socialità è prevalentemente di tipo "prossimale": la quasi totalità degli utenti pernotta in gruppi già formati (amici, famiglia), confermando il rifugio come "guscio collettivo" più che come spazio di interazione aperta con estranei.

Più della metà del campione riconosce il rifugista come un "interlocutore esperto", figura di riferimento per la sicurezza e la conoscenza del territorio, e non solo un operatore turistico. In termini di servizi emerge innanzitutto l’aspettativa di servizi igienici adeguati e la possibilità di prenotazione on-line (punteggio medio di 3.1 in scala da 0 a 4) mentre altri servizi (stanze riservate, flessibilità oraria, offerta gastronomica, connessione internet) risultano secondari o meno importanti.

Il rifugio trentino non è percepito come un hotel-ristorante in quota, ma come un’infrastruttura di necessità. Anche il tema del sovraffollamento appare circoscritto: la pressione è generalmente percepita come contenuta e limitata a periodi specifici dell’alta stagione (il 23% dichiara di aver incontrato poca gente, il 51% un flusso normale per il periodo).

I pernottanti mostrano livelli elevati di consapevolezza rispetto alle principali questioni ambientali (in particolar modo il problema della scarsità d’acqua, dell’energia e della gestione rifiuti fanno registrare un punteggio medio superiore al 3 in scala da 0 a 4) e tendono ad accettare limitazioni quando sono chiaramente orientate alla tutela della natura, come nel caso della gestione dei rifiuti o della protezione degli ecosistemi.

Al contrario, risulta più selettiva l’adesione alle misure che introducono controlli organizzativi sulla pratica della montagna (come l’accesso su prenotazione ai rifugi o ai parcheggi). Una frequentazione più sostenibile viene ricondotta non solo agli interventi istituzionali (45,4%), ma anche ai comportamenti dei frequentatori stessi (34%) alla ricerca di un equilibrio tra libertà di esperienza e responsabilità verso l’ambiente.

Le modalità di informazione confermano un contesto policentrico: il 31,8% delle fonti è costituito da figure individuali (influencer, atleti, divulgatori), superando nettamente associazioni e brand di settore (circa il 9% ciascuno). L’uso dei social media è contenuto e ponderato: oltre la metà dei frequentatori presenta un profilo a bassa o bassissima esposizione e la maggior parte degli account ha meno di mille follower. La montagna si configura come spazio di disconnessione, più che di esposizione digitale.

Il rifugio resta una struttura operativa della “montagna attraversata”, parte di itinerari a tappe e percorsi pianificati, ma assume sempre più una dimensione simbolica, spazio di esperienza vissuto come traguardo o come momento intenso, seppur limitato nel tempo.

In questo quadro, il rifugio, imprescindibile “presidio territoriale”, si configura sempre più come un’“infrastruttura sociale e culturale” della montagna, capace di sostenere pratiche diverse, livelli di esperienza differenti e modalità plurali di relazione con l’ambiente alpino.













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